30 Novembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 29 Novembre 2021 alle 06:51:54

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I giovani e i social, una realtà incontrollata

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I social

Sono tra i maggiori utenti dei social. Ma perché li usano e quali sono le loro piattaforme preferite? Lo abbiamo chiesto direttamente a loro, ai ragazzi. In particolare agli studenti della V F del Liceo Aristosseno, nell’ambito del progetto di alternanza scuola-lavoro realizzato tra lo stesso liceo del dirigente Salvatore Marzo e TarantoBuonasera.

Gli studenti sono stati guidati dalla professoressa Rosa Oliva, tutor interno del progetto. I social network sono ormai parte integrante della nostra vita quotidiana, questo è un dato di fatto indiscutibile. Hanno cambiato le nostre abitudini e, se da una parte ci migliorano le giornate con il loro intrattenimento, dall’altra, se usati spropositatamente e inconsapevolmente, ci condizionano fino a gravare la nostra stessa salute, causando spiacevoli conseguenze sia a livello personale che generale. Se ci facciamo caso, nemmeno radio e televisione si sono imposti come mezzi di comunicazione così tanto rapidamente nelle nostre vite.

Nuovi demiurghi dell’età contemporanea, sostituendosi a radio e televisione hanno nientemeno introdotto nuove espressioni linguistiche, la maggior parte in lingua inglese, e creato originali figure professionali come gli influencer la cui unica stellina sul curriculum è caratterizzata dai followers, nonché dai seguaci. I social sono talvolta mezzi comodi e vantaggiosi, accessibili da chiunque ed in pochi secondi. Grazie ai social network possiamo curare i nostri rapporti interpersonali, non solo restando in contatto con chi già conosciamo ma anche facendo nuove amicizie e conoscenze. Ciò, però, si è spesso rivelato controproducente e pericoloso; infatti, già negli anni in cui Facebook fece la sua comparsa, erano tanti i casi denunciati per pedofilia e pedopornografia.

I bambini e le bambine di tutte le età venivano spesso attirati dalle provocazioni e dalla malizia di giovani adulti e maturi. Niente da togliere a quei casi in cui gli adolescenti venivano esortati a tagliarsi – con tanto di video – per diverse challenge, fenomeno delicato che tanto conosciamo con il nome di “autolesionismo”. C’era chi lo faceva per sete di visualizzazioni, chi per obbligo, chi perché era semplicemente la moda del momento, sfociando nel puro esibizionismo. Oggi, rispetto a 10 anni fa, non è cambiato assolutamente nulla: continua ad esserci il bullismo e cyberbullismo, permane lo show mediatico alla ricerca di un riconoscimento sociale, soldi e sesso muovono il deep web e le challenge continuano a fare leva sulla curiosità adolescenziale.

L’app più utilizzata dagli adolescenti è Tik Tok, nota come “Douyin” in Cina. Si tratta di un social network cinese nato nel 2016, inizialmente con il nome di “musical.ly”. In poco tempo è diventata l’app più scaricata dalla generazione Z, poiché consente di dare sfogo alla propria creatività in maniera originale e divertente. Gli utenti registrati possono creare dei video di pochi secondi (dai 15 ai 60), nei quali possono esprimersi attraverso balletti, imitazioni, interpretazioni di film e serie TV e challenge ed è possibile creare anche dei nuovi contenuti. Inoltre, anche gli utenti non ancora registrati possono pubblicare dei contenuti a differenza degli altri social. Oltre alla pubblicazione dei video, l’app consente di avere visibilità e, di conseguenza, di collaborare con altri tik toker e di crearsi un vero e proprio guadagno. Le challenge su Tik Tok sono delle sfide lanciate tramite suoni e che diventano virali grazie agli hashtag, che nella maggior parte dei casi nascondono insidie mortali, data l’immaturità degli utenti, visto che oltre il 40% di essi hanno meno di 14 anni.

Ad esempio, nell’ultimo periodo è stata lanciata la “Blackout challenge”, una folle prova di resistenza, ed una bambina siciliana di 10 anni che desiderava diventare una star di Tik Tok ha perso la vita dopo essersi legata al collo la cintura dell’accappatoio ed essere rimasta per un bel po’ di tempo senza respirare fino alla morte. Un altro caso è la diffusione della “planking challenge”, in cui un gruppetto di ragazzini salentini di 10 anni sfidano altri utenti a lanciarsi all’improvviso davanti alle auto in corsa. Dopo questi avvenimenti, Tik Tok ha chiesto a tutti gli utenti iscritti di riconfermare la propria data di nascita prefissando come età minima 13 anni. Il continuo utilizzo dei social da parte di bambini o ragazzini (10-15 anni) è dannoso da un punto di vista psicologico.

Se pur indirettamente, i social influenzano anche negativamente l’educazio ne dei bambini, a causa dei contenuti impropri che vengono pubblicati. Senza dubbio le nuove generazioni hanno una predisposizione più marcata nell’utilizzo della tecnologia ma questo non significa che a loro sia tutto concesso. Ci devono essere delle regole, imposte non solo dalle norme di ogni singolo social ma anche dai genitori. Quando noi eravamo più piccoli, 6-7 anni fa, non facevamo un uso così eccessivo del telefono anche perchè molti addirittura neanche lo avevano. Al giorno d’oggi invece il bambino non può fare a meno del telefono. Questo può essere giustificato, in parte, perché siamo nel 2021 e sicuramente, anche per un bambino, un corretto utilizzo del telefono può contribuire ad una buona educazione.

Tuttavia, i genitori devono mantenere la propria autorità sui bambini, che spesso se ne approfittano. Gli orari di utilizzo, i giochi o le applicazioni scaricate devono sempre passare sotto il controllo dei genitori perché, per quanto difficile sia, i bambini sono sotto la loro responsabilità fino ai 18 anni. Ovviamente, man mano che ci si avvicina ai 18 è ovvio che il controllo debba diminuire: si tratta solo di un processo graduale per educare i bambini ad un corretto uso del telefono e dei social. I ragazzi devono essere educati anche da questo punto di vista proprio perché non potranno essere sempre controllati e dovranno quindi disporre di una maturità e responsabilità tali da non doverne fare un cattivo uso di ciò che ci circonda e non solo dei social.

Oltre a questo però, ci dovrebbe essere un maggiore controllo anche da parte dei creatori di tali social sui contenuti impropri che vengono pubblicati. Dovrebbero intensificare le norme ed evitare di tutelare solo i propri interessi economici. Sarebbe opportuno permettere l’accesso solo a chi ha più di 13-14 anni e stabilire un orario di accesso per tutti i minorenni affinché non possano più accedere al social dopo una determinata fascia oraria. In attesa però di eventuali cambiamenti dettati dall’alto, bisognerebbe rimboccarsi le maniche e seguire nel percorso di crescita i propri figli, informandoli dei pericoli in cui possono incorrere nell’utilizzo dei social. Recentemente, un periodo particolarmente delicato è stato quello della pandemia che ha costretto i giovani a vedere nei social un punto di riferimento. Le giornate sembravano essere vuote, tutte uguali. L’unica distrazione e l’unico modo per restare in contatto con il resto del mondo erano i social.

Moltissimi giovani hanno sostituito il mondo reale con quello virtuale, trovandolo come unica via per sopperire alla noia dovendo restare chiusi in casa per tanti mesi. L’isolamento forzato legato alla pandemia ha rafforzato l’utilizzo dei social, garantendo di fatto, di relazionarsi con il mondo esterno anche quando era vietato. Infatti, durante il lockdown dovuto all’emergenza Covid-19 per molti il cellulare è diventato l’unico mezzo di comunicazione con il mondo esterno perché capace di semplificare la vita, abbattere i confini, creare aggregazione sociale, ovviamente se usati in modo consapevole. Molti ragazzi sono diventati talmente “dipendenti” dal proprio cellulare che addirittura lo usano da quando si svegliano a quando si addormentano. In un certo senso si è diventati schiavi di tutto quello che succede online, dalla paura di perdere una storia su Instagram o un contenuto su Tik Tok.

Tuttavia, vi sono però ragazzi che la pensano diversamente. Infatti, mentre la maggior parte di noi ha trovato conforto nei social, altri hanno preferito allontanarsi dal telefono e riscoprire alcune attività a cui non avevano mai dedicato del tempo: per esempio imparare a cucinare, a suonare uno strumento musicale, fare sport, dedicarsi al giardinaggio. Soprattutto, si sono riscoperti quei valori che per lungo tempo erano stati dimenticati, come il senso della famiglia. Non è vero quando si generalizza sui ragazzi e si dice che tutti siano estremamente dipendenti dai social perché buona parte di noi, approfittando di dover passare molto tempo in casa, hanno preferito cambiare le proprie abitudini. I social costituiscono parte della nostra normalità che però in quel periodo non esisteva più. Questa enorme mancanza non poteva essere colmata da niente e da nessuno, l’unico modo per sentirsi meno soli e malinconici, era trovare conforto in qualcosa di più concreto. Infatti, ne è la dimostrazione il fatto che molti ragazzi si sono avvicinati ai propri genitori, riscoprendo l’importanza di avere dei punti fermi nella vita di cui potersi fidare ciecamente.

Questo è un elemento da non sottovalutare perché la gioventù vede nella figura materna o paterna un nemico. Aver visto fermarsi il mondo, ci ha messo nelle condizioni di doverci dare forza e quindi il dialogo, il confronto e il passare del tempo insieme ha costituito una importante risorsa.

Beatrice Fedele
Desirè Mero
Rebecca Rondinelli

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