07 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 06 Maggio 2021 alle 15:58:04

foto di Irma Pierpaoli
Irma Pierpaoli

“Ho studiato le piante del mare per amore delle cose belle che il mare racchiude, per portare fra i giovani della scuola questa bellezza e far mia l’armonia delle luci, dei colori, delle forme, che mi si presentavano nuove, meravigliose, ogni volta che andavo a pescare o che guardavo al microscopio. Ho studiato le alghe come la musica, per passione; non curandomi troppo dei giudizi umani, gustando la gioia della ricerca, della scoperta delle verità, dell’armonia tra le cose create” così scriveva Irma Pierpaoli al prof. Pietro Parenzan nell’ottobre del 1959.

Oggi ci concediamo una digressione dalla trattazione delle varie forme d’inquinamento poiché lo scorso 19 aprile ricorreva l’anniversario della nascita di Irma Pierpaoli. Ma chi era costei? Irma Pierpaoli nacque a Roma il 19 aprile 1891, dove si laureò a pieni voti in Scienze Naturali discutendo una tesi in Botanica. Dal 1915 al 1920 fu assistente presso l’lstituto Botanico dell’Università di Roma dove condusse ricerche sulle piante. Nell’ottobre del 1920 si trasferì a Taranto avendo vinto il concorso per la cattedra di Scienze Naturali all’Istituto Tecnico “Pitagora”, dove insegnò fino al settembre del 1925. Da quell’anno fino al 1948 insegnò a Senigallia. Qui, paese nativo dei suoi genitori, Irma Pierpaoli morì il 30 gennaio 1967. Irma Pierpaoli è stata un’antesignana nell’insegnamento e nella ricerca scientifica. Aveva due anime, che seppe fondere molto bene: quella di ricercatrice e quella di insegnante. Giunta a Taranto, infatti, la Pierpaoli ricercatrice fu indirizzata allo studio delle macroalghe marine dal professore Attilio Cerruti, direttore del Laboratorio Demaniale di Biologia Marina, oggi appartenente al CNR come Istituto per la Ricerca Sulle Acque (IRSA), sede di Taranto, Talassografico, dove lavora come ricercatrice la sottoscritta. A lei si devono i primi studi sulle macroalghe dei mari di Taranto. Irma Pierpaoli raccoglieva le alghe lungo le coste dei mari di Taranto “prima delle lezioni, prima delle 8 del mattino”.

Poi portava gli esemplari raccolti nel suddetto istituto, dove li osservava al microscopio per identificarli e dove Attilio Cerruti li fotografava; di tali microfotografie ci sono giunte moltissime lastre fotografiche. Gli esemplari da lei raccolti e conservati essiccati su fogli di cartoncino costituiscono un importante erbario che porta il suo nome. L’erbario, comprendendo esemplari raccolti quasi cento anni fa, si è rivelato di grande utilità nella ricerca scientifica. Nel 1942, quando già si era trasferita nelle Marche, Irma Pierpaoli tornò a campionare a Taranto, in virtù di una borsa di studio conferitale l Comitato Talassografico Italiano del CNR. Tuttavia, a causa della guerra in corso, dopo un mese fu costretta a sospendere le ricerche. Non riuscì più a tornare a Taranto per problemi di famiglia. La Pierpaoli ricercatrice, l’unica donna ad occuparsi di algologia in Italia fino agli inizi del ‘900, possedeva già, innato, il moderno concetto di biodiversità (varietà: “…delle luci, dei colori, delle forme”) che è alla base dell’equilibrio di ogni ecosistema (“…armonia tra le cose create”).

La Pierpaoli insegnante era seria e scrupolosa, consapevole che insegnare vuol dire non solo trasmettere il sapere ma suscitare curiosità e desiderio di sapere. Pertanto, coinvolgeva nella sua attività di ricerca anche i suoi studenti che portava con sé “in campo” a raccogliere le alghe e in laboratorio per il loro riconoscimento. Un esempio di “alternanza scuola-lavoro” ante litteram! Per tenere viva la loro attenzione, durante le lezioni, faceva continui riferimenti al Mar Piccolo, al Mar Grande, al Galeso, a S. Vito e citava specie raccolte in questi luoghi. Aveva una visione dell’insegnamento tanto moderna da tenere lezioni non previste dal programma scolastico, come quella di Botanica Economica dal titolo “Le alghe nell’alimentazione, nell’agricoltura e nell’industria”. La Pierpaoli fa sull’uso delle alghe nei paesi europei ma, soprattutto, in quelli dell’Estremo Oriente, un excursus completo ed esauriente, suffragato da dati numerici. Non sarà stato certamente facile trovare tali dati ai primi del secolo scorso, senza l’ausilio del web! Irma Pierpaoli aveva già intuito il concetto di sostenibilità delle risorse. Infatti, a proposito delle alghe e delle fanerogame spiaggiate, scrive: “Perche non si utilizza a Taranto tutto quel materiale che giace ammassato presso tanti punti della costa, come io ho avuto occasione tante volte di vedere… sulla spiaggia di S. Vito, e presso la face del Galeso? suggerendone l’uso in agricoltura come fertilizzanti.

Ma c’è di più! Richiama l’attenzione dei suoi studenti sulle fanerogame marine (vere e proprie piante adattate alla vita in mare): “…ripeto, benché siano note comunemente col nome di alghe appartengono invece a piante più elevate nella scala fitologica,; esse non hanno in comune colle alghe che il mezzo, in cui vivono … “. Quanto è necessario “ripetere”, cara professoressa! Ancora oggi, nonostante la televisione proponga continuamente documentari sull’importanza delle praterie di fanerogame nell’ambiente marino, per la maggior parte delle persone esse sono “alghe” e per di più fastidiose. Era una donna anticonformista, Irma Pierpaoli; affiancava alla sensibilità quasi romantica per le bellezze della natura, determinazione e volitività. Si provi a immaginare di quante critiche (“…non curandomi troppo dei giudizi umani”) deve essere stata oggetto una donna che, al principio del secolo scorso, al mattino presto, se ne andava da sola lungo le rive del mare a raccogliere alghe! Irma Pierpaoli è molto nota nella comunità scientifica nazionale ma, ahimè, è sconosciuta alla maggior parte dei tarantini. Ritengo che per i suoi meriti la città di Taranto dovrebbe doverosamente ricordarla intestandole una strada o una piazza!

Ester Cecere
Ricercatore CNR Talassografico Taranto

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche