15 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 14 Maggio 2021 alle 19:15:24

Cronaca News

Molti errori, ora serve distensione. Il caso Cristello

foto di Il sit-in a Roma sul caso Cristello
Il sit-in a Roma sul caso Cristello

Il caso dell’impiegato licenziato da Arcelor Mittal è indicativo della persistente conflittualità del rapporto tra città (o almeno una parte di essa) e fabbrica. Forse è per questo vizio d’origine che la vicenda non è stata ancora chiusa con quello che probabilmente è l’unico strumento per risolvere controversie di questo tipo: il buon senso.

Il licenziamento di quel dipendente si è rivelato per l’azienda un boomerang, dato il clamore mediatico che ha suscitato a livello nazionale, peraltro con il coinvolgimento di personaggi popolari che hanno presa sull’opinione pubblica. Tuttavia non possono essere neppure sottaciute alcune anomalie dall’altra parte della barricata. A monte vi è senz’altro un uso spregiudicato dei social. C’è una superficialità di approccio a questi strumenti che talvolta fa dimenticare che facebook e simili non sono praterie dove tutto è concesso, al di fuori di codice penale e normale correttezza di rapporti, anche di lavoro. Ci sono poi aspetti che attengono alla coerenza: è coerente pubblicare un post dove l’azienda nella quale si lavora viene di fatto definita “assassina”? E se davvero si ritiene che lo sia, è coerente poi accettarne lo stipendio? Ed è coerente pretendere di tornare alle dipendenze di una “assassina” dopo esserne stati licenziati? Di solito dagli “assassini” si prendono le distanze, non si fanno manifestazioni per tornarne alle dipendenze.

Dubbi e interrogativi, questi, che vanno al di là del caso specifico e che in verità ci trasciniamo da anni perché è da anni che assistiamo a comportamenti che si prestano a suscitare queste perplessità. Riccardo Cristello sicuramente non intendeva sollevare questo polverone né tantomeno perdere il proprio posto di lavoro. È stato vittima della sua stessa superficialità e forse oggi, stordito dal clamore, non si è accorto di essere scivolato in una partita più grande di lui nella quale non è da escludere che stiano giocando un ruolo anche tensioni politiche relative ai nuovi assetti societari e aziendali, ad attese di rendite andate deluse e a prospettive elettorali, il tutto condito da chiassose pulsioni populistiche. Per fare un esempio del frullatore nel quale è finita questa storia, basti citare il tentativo di indignazione di chi è organico al partito di maggioranza (il M5S) che per ben due governi ha gestito direttamente la vertenza Ilva e che continua ad essere maggioranza anche nel terzo governo in ordine di tempo. Non si può essere al governo e allo stesso tempo far finta di essere all’opposizione.

Come uscirne? Ilva e Arcelor Mittal sono ormai nomi che possiamo declinare al passato. In questi giorni, con il ritorno dello Stato, debutta Acciaierie d’Italia: riassumere quel lavoratore sarebbe un gesto distensivo, un segnale che la novità non si esaurisce solo nel cambio di denominazione sociale e di assetti proprietari. Occorre un gesto che indichi una precisa volontà di costruire un rapporto diverso con la città, al di là delle scelte tecnologiche e produttive che si andranno a fare per provare ad abbattere l’impatto ambientale. C’è una conflittualità da superare, superando anche le strumentalizzazioni del momento: questa può essere l’occasione di un nuovo autentico inizio.

Enzo Ferrari
Direttore responsabile

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