13 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 12 Maggio 2021 alle 17:00:38

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Alberto Dati: «Oggi la musica è spesso imbarazzante»

foto di Alberto Dati
Alberto Dati

Attraverso le mie esperienze personali ho imparato che, spesso, proprio dietro a personaggi che poco amano i riflettori accesi su se stessi, si celano i veri e grandi artisti ed proprio questi che cerco di scovare e incontrare. Resto nella mia città per aver scoperto che uno di questi risiede a pochi passi da casa mia. Scopriamolo: è Alberto Dati, classe, 1975, musicista, saggista e produttore discografico italiano, noto per alcuni suoi brani inseriti in colonne sonore di film di successo, tra cui “L’amore ritorna” di Sergio Rubini, “Ho voglia di te” di Luis Prieto e “Mio cognato”, di Sergio Rubini. Studioso di filosofia contemporanea e storia moderna, Alberto è anche saggista: le sue pubblicazioni interessano il teatro sperimentale inglese del Novecento e l’epopea napoleonica.

A lui chiedo un’opinione sulla musica che circola in Italia e all’estero: «La musica che passa in Italia nei locali e in radio è, spesso, imbarazzante – mi dice – Questo è vero in piena epoca digitale ed era vero anche vent’anni fa. La colpa è essenzialmente di una pletora di dj che hanno passato la peggior musica possibile (nei club come in radio), venendo incontro al gusto incolto della massa, senza proporre nulla di nuovo. Esistono per fortuna realtà – in Italia come all’estero – che riescono a discostarsi dalla massificazione da ipermercato. Ma gli spazi sono sempre più risicati, combattuti, erosi. Il dj per me invece è sempre stato una fonte di conoscenze nuove, di nuovi percorsi musicali, di una selezione sapientemente accumulata e proposta al pubblico con coraggio, correndo continuamente il rischio di essere fuori luogo. Purtroppo nella digital era siamo anche dominati dalle playlist compilate dalle major, dai suggerimenti di YouTube e dagli algoritmi. Il nostro gusto è pesantemente influenzato da tutto ciò. Come diceva recentemente Valerio Aprea in un suo bel monologo, siamo condannati dall’algoritmo a rimanere uguali a noi stessi, a non modificare mai i nostri gusti, a non uscire mai dalla sfera del noto che, in quanto tale, non è conosciuto (come diceva qualcun altro). Questa è la condanna peggiore che il mercato potesse infliggerci: uscire dall’algoritmo, pensare a formarsi un gusto personale e una cultura dell’ascolto è lungi dall’essere funzionale al mercato moderno. Ma è per noi l’unico modo per crearci una strada che sia nostra, personale e vissuta».

Ecco dieci tracce tra quelle preferite da Dati, accompagnate da un suo giudizio: 01) Flowdan– “Welcome to London” – Un emcee londinese racconta la metropoli con uno sguardo cinico e un flow freddissimo e super smooth, 02) Eva808 – “Prrr” – Lei è una produttrice nordeuropea che ultimamente mi ha stregato con i suoi richiami al garage/dubstep inglese, interpretato con gran classe; 03) Yu – Ghostemane – “Anti-icon” – gran bell’album del rapper e produttore americano: un incrocio tostissimo tra metal, doom e trap. Imperdibile e rabbioso; 04) African head charge– “Drumming is a language” – sulla storica label On-U Sound, questo disco è un mirabile incrocio tra dub, musica africana, punk, free jazz e rumorismo. Eccezionale, 05) “Colossal Head” – brano tratto dal disco omonimo, mixato dal mitico Tchad Blake, a mio parere il migliore dei Los Lobos per suoni e atmosfere; 06) Midnite – “Pagan Pay Gone” – reggae band delle Isole Vergini. Il disco da cui è tratta la canzone è stato registrato tutto dal vivo nel 1999, senza effetti e processori di segnale. Bellissimo suono e band dal groove eccezionale; 07) Sophie – “Faceshopping” – Sophie è stato un fulmine velocissimo e geniale passato nel cielo dell’elettronica contemporanea. Morta nel 2021 a soli 35 anni, la sua musica è la sintesi perfetta del delirio del tempo in cui viviamo; 08) The caretaker – “Everywhere at the End of Time”– Un’opera ambientale enorme, la lontananza e l’assenza, la descrizione sonora dell’alzheimer e il ricordo evocato da una melodia, in un lavoro nel quale il nastro magnetico e i vecchi vinili a 78 giri si consumano al ritmo della vita., 09) Paul McCartney – “Temporary Secretary”– Tratta da McCartney II, è un brano che come sempre per Sir Paul rasenta il genio: un sequencer, qualche chitarra acustica, un basso e un’idea strepitosa; 10) Rokia Traore – “Dounia” – Cantante e compositrice del Mali, adoro la sua voce e l’atmosfera desertica di questo brano (e di tutto l’album), che mi riporta sempre a un viaggio in Marocco fatto tanto tempo fa. Una delle grandi voci africane del nostro tempo.

Vito Lalinga

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