13 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 13 Maggio 2021 alle 18:30:05

Cronaca News

Monsignor Zappimbulso, dalla Democrazia Cristiana a mons. Motolese

foto di Mons. Zappimbulso accanto a Motolese in udienza da papa Giovanni XXIII
Mons. Zappimbulso accanto a Motolese in udienza da papa Giovanni XXIII

Lorem Nel ricordo di mons. Giovanni Zappimbulso, a lungo vicario generale con l’arcivescovo Motolese “Facevo fatica a stargli dietro, essendo lui dotato di un dinamismo incredibile, sempre sensibile alle questioni sociali”. Il racconto degli anni turbolenti ma pieni di entusiasmo della ricostruzione Se fosse stato ancora fra noi, in questi giorni avrebbe spento la centesima candelina. Si tratta di mons. Giovanni Zappimbulso, nato il 23 aprile del 1921, fra le figure più significative della storia ella Chiesa tarantina, a lungo al fianco dell’arcivescovo Guglielmo Motolese come vicario generale.

L’ordinazione gli fu conferita in cattedrale il 28 maggio del ‘44, solennità di Pentecoste. “Con me divennero sacerdoti don Antonio Semeraro, poi parroco a San Paolo, e don Michele Fumarola, a lungo alla guida del Carmine a Martina Franca, illustre uomo d’arte – raccontava – Si rinnovò, al termine, l’usanza della pioggia di petali di rose dal soffitto del Duomo, in ricordo delle lingue di fuoco che si posarono sul capo degli Apostoli e della Madonna”. Suo primo incarico fu di vice rettore al seminario diocesano, trasferito per motivi di sicurezza a Martina Franca, nella villa del Sacro Cuore. “Non c’era tempo per festeggiare, si pensava solo a pregare per coloro che non sarebbero più tornati. Avevamo ancora davanti agli occhi il terribile spettacolo delle navi bombardate a Mar Grande, con la “Vittorio Veneto” spaccata in due e la “Doria” arenata sulla scogliera. Sulla città incombeva una cappa di dolore e sembrava non dovessimo più uscirne – raccontava – Le bombe sganciate dagli aerei continuavano a mietere vittime anche molto tempo dopo il lancio. Alla Dogana, in piazza Fontana, per poco non ne rimasi vittima”. Momenti di confusione accompagnarono la fine del conflitto. “Era vietato costituirsi in associazioni politiche e partitiche ma bisognava essere pronti al ritorno alla normalità – ricordava – Così assieme a mons. Michelangelo Ridola, al dott. Michele Pierri (primario all’ospedale civile) e al dott. Francesco D’Elia (segretario generale al Comune) c’incontravamo nella mia abitazione in via Mazzini 119 per porre le basi di quella che sarebbe stata la Democrazia Cristiana. Qualcosa trapelò e una notte fui costretto a dormire fuori casa per timore dell’arresto”.

Poi, pian piano, si riprese la vita normale e don Giovanni, abbandonata l‘esperienza politica, pensò soltanto ad arricchire il bagaglio pastorale. “Mons. Ridola una volta m’incaricò di tenere il mese mariano in Città vecchia – raccontava – Ogni giorno in un vicolo diverso mi facevano trovare un tavolo sul quale dovevo salire e parlare alla gente. Taranto era meravigliosa in quegli anni e meravigliosi erano i suoi abitanti”. Nel ’52, divenuto vescovo ausiliare di mons. Bernardi, mons. Guglielmo Motolese lo volle come segretario particolare. E da lì iniziò il lungo sodalizio. “Facevo fatica a stargli dietro – ricordava – essendo lui dotato di un dinamismo incredibile, sempre sensibile alle questioni sociali”. Erano gli anni della ricostruzione e sem brava non ci fosse modo per arginare il dramma della disoccupazione. “Preoccupavano molto le vicende dei Cantieri Navali – raccontava – Una volta una folla di operai venne a manifestare davanti all’Arcivescovado. Mons. Motolese ne incontrò una delegazione capeggiata dall’on. Candelli. Subito dopo egli prese il primo aereo per la Capitale e s’interessò concretamente per risolvere il problema”.

Divenuto arcivescovo mons. Motolese nel ‘62, don Giovanni fu da lui nominato vicario generale.. Purtroppo incominciarono ad avvertirsi i campanelli di allarme per dei problemi che turbavano la vita cittadina. “A causa della politica – diceva – cambiavano i metodi di confronto. Tutte le energie venivano profuse per battaglie personali. Ci si combatteva senza rispetto delle regole, senza ritegno, a qualunque partito si appartenesse. Si ponevano le basi per le terribili violenze cui avremmo assistito successivamente”. L’impegno del nuovo vicario generale su accentuò nella cura dei nuovi preti: “Li seguivo come meglio potevo, interessandomi per ogni loro esigenza. Partecipavo anche alle vicende delle nuove parrocchie. Fui molto vicino a quella di Santa Maria del Galeso, al Paolo VI, che operava in condizioni estremamente difficili, soprattutto per motivi ideologici. Più volte mi recavo dagli Oblati incaricati della cura della parrocchia, per incoraggiarli e spronarli”.

Una volta libero da impegni pastorali, così commentò la nuova vita da “pensionato”: “Posso leggere, aggiornarmi di più, pregare di più e soprattutto posso ringraziare Dio per avermi concesso tanto”. Monsignor Zappimbulso condivise con il suo amatissimo arcivescovo mons. Motolese anche gran parte del periodo della quiescenza alloggiando insieme con lui nel seminario di Poggio Galeso. Nel giugno del 2005, alla sua morte, don Giovanni volle ritirarsi dai familiari, nell’attesa della chiamata del Signore, che lo raggiunse il 9 febbraio del 2012. I funerali furono celebrati l’indomani in concattedrale con grande concorso di popolo.

Angelo Diofano

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