30 Novembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 29 Novembre 2021 alle 06:51:54


L'ex Ilva di Taranto

In una comunicazione spedita ad ArcelorMittal, ex Ilva, le rsu di fabbrica Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm definiscono “del tutto inaccettabile l’atteggiamento aziendale” che, a seguito di problemi di sicurezza emersi alla colata continua 2 dell’acciaieria 2, ha deciso di “collocare i lavoratori in cassa integrazione senza una prospettiva di rientro”. Il riferimento dei sindacati è all’incendio scoppiato nei giorni scorsi (senza conseguenze per gli operai) alla colata continua e al successivo intervento ispettivo dello Spesal, il servizio Asl che si occupa di sicurezza sui luoghi di lavoro.

Lo Spesal, dicono i sindacati, ha emanato delle prescrizioni per l’impianto e questo ne ha determinato la fermata. Le sigle metalmeccaniche chiedono all’ex Ilva un incontro “per conoscere i tempi della fermata e della ripartenza dell’impianto”. In merito si registra anche una nota di Usb: Non ha prodotto buone notizie per Arcelor Mittal la verifica dello Spesal scaturita dalla segnalazione dell’Unione Sindacale di Base di Taranto, in seguito all’incendio avvenuto nel reparto Colata Continua, in Acciaieria 2, nel giorno di Pasquetta. Lo Spesal ha infatti scoperto che Arcelor Mittal aveva, senza seguire l’iter previsto in questi casi, sostituito la lingottiera (macchina all’interno della quale l’acciaio liquido viene trasformato in bramme). In merito a questo intervento, l’azienda, che pochi giorni dopo il fatto ha sospeso un dipendente, non ha fornito alcuna documentazione. Da qui la decisione dello Spesal di non dare parere favorevole per il prosieguo dell’attività dell’impianto.

Viene così a cadere l’accusa formulata da parte di Arcelor Mittal nei confronti del lavoratore , additato come presunto responsabile dell’incendio. A questo punto, Arcelor Mittal invece di ammettere l’accaduto e comportarsi di conseguenza, ha pensato bene di fermare l’impianto e mettere tutti i dipendenti del reparto in cassa integrazione. Dunque non solo Arcelor Mittal non garantisce gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria per la sicurezza dei lavoratori e per contenere gli effetti nocivi sull’ambiente, ma arriva a fare modifiche importanti sugli impianti, non preoccupandosi minimamente di interpellare la casa costruttrice per sincerarsi del fatto che le modifiche possano determinare conseguenze. I lavoratori dunque in quella circostanza, come è accaduto in tante altre occasioni, hanno rischiano la vita, e come se non bastasse adesso vengono messi in cassa integrazione per motivazioni legate a scelte aziendali. Si tratta del consueto atteggiamento di chi vigliaccamente scarica sull’anello debole della catena ogni responsabilità, lontano dall’ipotesi di rispondere delle scelte fatte. L’Usb continua instancabilmente a chiedere discontinuità rispetto alla gestione portata avanti finora, quindi un accordo di programma, partendo dalla piattaforma da noi presentata, che metta in sicurezza lavoratori e cittadini, e che permetta di ragionare di una concreta riconversione economica di tutto il territorio per costruire finalmente una prospettiva diversa”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche