15 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 15 Maggio 2021 alle 14:20:20

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I partiti politici e il futuro di una democrazia

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Il Parlamento

Caro direttore, da ogni rivoluzione, ci dice la Storia, può nascere una dittatura, come avvenne dopo la Rivoluzione francese o quella comunista o quella fascista e nazista o può sorgere una democrazia, quale avvenne per noi con la “Costituzione” del 1947-48. Ma una democrazia va mantenuta e migliorata, altrimenti può dar vita ad una oligarchia e ben si sa cosa essa è e dove conduce.

Una democrazia non può che essere “governo di un popolo tramite i suoi rappresentanti in Parlamento”, ma quei rappresentanti altro non sono che l’espressione di partiti che, appunto, hanno la loro nascita, la loro evoluzione e il loro mantenimento nonché la loro affermazione, non tanto per quello che ideologicamente vengono a “distribuire” fra il popolo, quanto per chi quell’ideologia sappia rappresentarla e viverla. Hanno il loro futuro già nel presente. I partiti sono un fatto eminentemente “teorico”, ma chi nel partito agisce e come agisce e come eticamente si comporta, non è più un fatto pratico, ma essenzialmente “politico”, meglio etico-politico. Certamente i partiti nascono tra unioni di persone che avvertono di avere tendenze ideali e politiche simili; e non solo i partiti, ma tutto ciò che si definisce “Associazione”, “sindacato” e quindi “partito politico”.

Ma, come tutte le cose della vita, i partiti o quanto ad essi è di simile, fanno i conti col tempo e con quel concetto foscoliano che in tutte le cose della vita c’è una alterna onnipotenza delle umane forze. Il che vuol significare che nulla dura per sempre, ma tutto quanto appartiene all’uomo e, per tal via, ogni forza umana nasce, vive, vige e decade. In questo la storia è vichianamente maestra della vita. Pur fra uomini e situazioni diverse. Quanti, tornando alla politica, partiti sono apparsi, hanno trionfato ed oggi sono scomparsi? Certamente una democrazia, ripetiamo, vive di partiti, di unioni democratiche fra uomini e uomini, vive di associazionismo e di altro del genere. Ogni partito poi si augura di avere nelle sue file, per il pubblico interesse, uomini preparati, onesti e ben pensanti; insomma di avere delle personalità che facciano primeggiare quel partito sugli altri o che ne accolgano le adesioni eventuali anche dagli altri. E qui torna il principio che il vigore di certe personalità rende più, nell’attualità, forte il messaggio di un partito; messaggio ideologico e sociale, tale da convincere chi vota o voterà a seguire quel messaggio e in quelle personalità si raccoglie e si esprime il vigore di un ideale.

Dunque i partiti sono fondamentalmente quel che sono gli individui che li compongono e li impersonano. E come c’è una disciplina di partito che altro non è che il mezzo onde personalità politiche riescono a tenere compatte le loro forze popolari che lo compongono, così ogni partito sviluppa una ideologia o teoria (a volte una pseudo teoria) che serve ad avere come fondamento e la verità, la ragione, l’ordine sociale, il sentimento della fede, della vita, compreso quello della religione o della fede. Anche i programmi hanno una parte vera e una fittizia, quest’ultima e di uso strategico punto e la parte, a volte delle promesse che si sa di non poterle mantenere, ma servono a guadagnare consensi e ragguardevoli attese. E la parte fittizia del programma, fa parte di quello che si chiama “sofisma” della stessa ideologia e ne rende con gran voce la passionalità utile a far vibrare le mani al popolo che ascolta. Ma per molti i programmi partitici sono fittizi, a volte strumentali, a volte pirotecnici; poi la realtà dei fatti e dell’operare fa in modo da scoprirne la stessa strumentalizzazione.

E c’è il decadimento e il crollo del partito. Perché i partiti passano come le persone; ove sono taluni partiti di ieri e del non lontano nostro presente? Finiti, scomparsi; eppure qualche partito del passato si era proclamato addirittura “Stato” e altro non era che un governo. È la storia il vero campo in cui si differenziano i partiti, vale a dire partiti rappresentati da uomini e personalità che hanno trascinato le masse; possono essere stati anche grandi uomini ad anche agitatori popolari ovvero dei masanielli. E partiti prendono anche “nomi”; “monarchico”, “socialista”, liberale, democratico, repubblicano, democristiano e via di seguito. Tali partiti hanno avuto anche grandi uomini politici, desiderosi del ben fare; eppure quei partiti sono scomparsi, storicamente taluni, del tutto. I partiti fanno una democrazia sempre che essi abbiano programmi seri e socialmente autorevoli al fare; ma ciò che cambia in essi è la forza della Storia che determina, con gli eventi favorevoli o meno, la loro nascita, la loro vita ed anche la loro scomparsa. E con i partiti passano gli uomini e le cose. Non è che una triste verità, ma verità. Oggi abbiamo da custodire una democrazia. Dice bene Draghi: non pensiamo alle sciocche opinioni e ai vuoti ragionamenti, ma all’unità del popolo per la rinascita.

Paolo De Stefano

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