27 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 27 Ottobre 2021 alle 13:56:00

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Elena Lucrezia Corner, prima donna laureata del nostro Paese

foto di Elena Lucrezia Corner
Elena Lucrezia Corner

Prendo lo spunto da un articolo apparso nei giorni scorsi sul giornale e dalla proposta dell’avv. Gina Lupo di aggiornare al femminile la toponomastica cittadina per soffermarmi su una figura di elette virtù intellettuali, la veneziana Elena Lucrezia Corner (spesso riportata come Elena Cornaro), che ha dato lustro al nostro Paese. Aprendo una parentesi, mi permetto di rammentare che anche nella nostra città l’attenzione verso il mondo culturale femminile è ormai alta, se l’anno scorso la Collana di Saggi di cultura jonica, diretta da De Stefano e Pierri (Scorpione editrice), ha ospitato un volume sulle poetesse novecentesche di Taranto, da me curato, rappresentando una novità nel panorama editoriale locale.

Anna Fougez, Anna Tancorra, Rosetta Baffi Silvestri e via via quelle più vicine a noi nel tempo hanno trovato un giusto spazio e rilievo. Ebbene, un personaggio sul quale desidero richiamare l’attenzione dei lettori è quello di Elena Lucrezia Corner, la prima donna laureata del nostro Paese. Nata a Venezia nel 1646 e morta a Padova nel 1684, ad appena 38 anni, mostrò sin dalla prima età una spiccata intelligenza e un grande interesse per gli studi, intesi in senso lato, sia in campo umanistico che scientifico. Fu il padre Giovanbattista ad accorgersi della sua intelligenza quando la figlia aveva soltanto sei anni e a favorirne l’educazione. Elena Lucrezia fu affidata già a sette anni a un tutore che la istruì in tutte le materie, per poi indirizzarla in quelle in cui risultò più brillante: filosofia, teologia e le lingue classiche e moderne. L’intento era quello di restituire lustro ai Corner, dal ’500 esclusi dai ruoli di potere della Repubblica di Venezia. Infatti, la famiglia Corner, che aveva annoverato dalla metà del Duecento in poi personaggi pubblici di alto livello, fra i quali due dogi di Venezia, Marco e Francesco, e molti cardinali e uomini d’arme, aveva perso sempre più terreno e continuava a declinare nella considerazione pubblica.

Nel 1665 Elena si fece oblata benedettina, una scelta che le permetterà di dedicarsi agli studi con docenti di altissimo livello. Imparò il greco, il latino, il francese, l’inglese, lo spagnolo, la matematica, l’astronomia e la filosofia. Quest’ultima disciplina, insieme alla teologia, erano le discipline preferite. Sapeva anche suonare il clavicembalo, il clavicordo (uno strumento musicale a corde, dotato di tastiera molto diffuso fino al XVII secolo), l’arpa e il violino. Il padre chiese a quel punto all’Università di Padova di assegnare alla figlia (ormai ben nota a tutti gli studiosi italiani) la laurea in teologia. Si oppose però il vescovo di Padova, nonché cancelliere dell’Ateneo, Gregorio Barbarigo (Venezia 1625 – Padova 1697) figura autorevole di prelato e fon datore di un seminario, che fu reputato tra i migliori d’Europa. Questi, secondo la cultura del tempo, riteneva “uno sproposito dottorar una donna” equivalente a “renderci ridicoli a tutto il mondo”. Alla fine si trovò un compromesso: Elena si laureò in filosofia il 25 giugno 1678, a 32 anni, ma non le fu mai concesso, essendo donna, di esercitare l’insegnamento. Il suo relatore si chiamava Carlo Rinaldini ed Elena discusse – in latino – la sua tesi sulla logica e la fisica di Aristotele, intitolata Magistra et Doctrix Philosophiae, davanti a una commissione di 64 membri.

Il giorno della discussione della tesi, vista la sua notorietà, si radunò un nutrito pubblico di professori, studenti e letterati provenienti dalle altre università italiane e la prova venne spostata dall’università di Padova alla cattedrale per accogliere il folto pubblico. Elena – come d’uso al tempo – discusse brillantemente la sua lectura (ovvero la lezione dottorale) in latino, commentando brani tratti dalle opere di Aristotele scelti a caso dalla Commissione che, invece di riunirsi in privato per decidere i voti della prova, decise di dare la sua approvazione viva voce. Se non le fu consentito di insegnare, venne però nominata membro di varie accademie scientifiche in Italia, Francia e Germania, continuando a studiare e pregare e dedicandosi a opere caritatevoli. La notizia della sua laurea rimbalzò in tutta Europa, Luigi XIV impose a un cardinale che stava andando a Roma di fare una deviazione al viaggio per incontrare personalmente questa donna di cui parlavano tutti. Non tutti gli storici però sono d’accordo nel considerare Elena Corner la prima donna a laurearsi: pare che già nel 1236, a Bologna, Bitisia Gozzadini si sia laureata in diritto canonico. Nel ‘500 in Spagna, Isabella Losa de Cordova (1491 – 1564) si sarebbe laureata in medicina e teologia. Anche lei aveva preso i voti e aveva fondato un orfanotrofio in Piemonte, dove si era trasferita dopo gli studi all’università di Cordova. Di costituzione debole e fiaccata dallo studio e dalle prove ascetiche a cui si sottoponeva, Elena Corner si ammalava frequentemente e morì a Padova a soli 38 anni, il 26 luglio 1684. La sua laurea non fu che una piccola apertura solitaria ai diritti delle donne. Prima che un’altra donna potesse entrare in un’università italiana si dovranno attendere più di 50 anni e precisamente il 1732 quando si laureò Laura Bassi.

Alberto Altamura

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