13 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 13 Maggio 2021 alle 18:30:05

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Le feste di maggio dall’antichità ad oggi

foto di Floralia era per i Romani una delle feste con cui si celebrava la primavera e il risveglio della natura
Floralia era per i Romani una delle feste con cui si celebrava la primavera e il risveglio della natura

Nel prosieguo del nostro itinerario

folcloristico, siamo ormai giunti

alla primavera, la stagione che dura

dal 20 marzo al 21 giugno e che era

considerata dai Romani

la prima stagione (“ver, veris”).

Nel cuore di questa stagione molto

importanti sono le tradizioni legate

al mese di maggio.

Si tratta del quinto mese del calendario romano e di quello Giuliano. Il nome maggio (“Majus”) deriva dall’aggettivo “magnus” che indica, nel pieno della primavera, il crescere delle messi ai nuovi e più caldi soli. Un’altra interpretazione potrebbe essere quella dell’attribuzione di tale il nome da parte di Romolo per onorare i “Maiores “ di Roma, cioè i senatori e l’aristocrazia. Da “Majus” (o “Majos”) derivò “Maja”, una divinità agricola in onore della quale i latini celebravano la festa della fertilità. In tutti i paesi europei e da epoche antichissime l’inizio del mese, coincidendo con il trionfo della primavera e della natura, e celebrato con grandi feste, che si svolgono prevalentemente il primo sabato o la prima domenica ovvero ancora in corrispondenza di feste ecclesiastiche, come la Pentecoste. Sempre a Roma, fra le cerimonie primaverili più importanti e più antiche, c’erano le “Lemuralia”, per eliminare i pericoli delle vendette delle Lemurie (le ombre dei morti); le “Floralia”, dedicate alla dea Flora, che avevano una carattere protreptico – fecondativo, con ludi scenici ed altri riti estremamente licenziosi.

A metà del mese le Vestali, alla presenza dei pontefici e del pretore, gettavano nel Tevere dal ponte Silicio 27 simulacri umani fatti di vimini, che avevano il nome di “argli”. Nello stesso giorno si svolgeva la festa di Mercurio, nei pressi della fonte dedicata al dio, dove i commercianti di bagnavano le loro merci supplicando il dio di perdonare le loro “bugie” commerciali. Nel periodo medievale le feste di maggio erano di ispirazione Longobarda e con caratteri guerreschi, tanto che il primo giorno del mese ed era la festa dell’esercito. Da un punto di vista folcloristico e certamente più importante la festa del primo maggio, oggi destinata a celebrare la festa internazionale dei lavoratori. Fu istituita nel 1889 dal congresso di fondazione della Seconda Internazionale come giornata di lotta, sull’esempio della decisione presa tre anni prima dalle Trade Unions americane. Sino alla fine del secolo XIX, però, la festa era indicata con il nome di “Calendimaggio”, la cui origine risale a riti di carattere propiziatorio per il raccolto favorevole: la mattina del 1 maggio cortei di giovani, chiamati “maggiaioli”, si recavano nei boschi e tagliavano un ramo fiorito, che veniva detto “maggio2, o “majo”, che veniva poi ricoperto di fiori e fiocchi, portato in giro per le case e piantato dinanzi alla porta delle ragazze amate, il tutto al suono di allegre canzoni popolari, dette “maggiolate”. Oltre che rami, si tagliavano anche interi alberi, scegliendo quelli di alloro o di quercia, oppure olmi o ancora tigli, a causa dell’origine sacra di tutti questi alberi.

L’albero in questione era la mèta di una corsa a cavallo, gara con la quale era eletto il “Re”, che doveva fare coppia con la “Sposa del Maggio”. Invece che una corsa a cavallo, si poteva ricorrere anche alla scalata dell’albero stesso: da questa usanza sarebbe poi derivato il cosiddetto albero della cuccagna. Intorno alla “nobile coppia” si rappresentavano i “maggi”, brevi composizioni drammatiche, di argomento sacro o epicocavalleresco. In alcune nazioni l’albero di maggio era addirittura personificato nello spirito della vegetazione, per mezzo di un uomo ricoperto di foglie verdi, fiori e nastri policromi: in Francia era denominato “le feuillu”, in Gran Bretagna “Jack in the green”. L’elemento essenziale delle feste di maggio è dunque il canto, segnatamente quello corale, che celebra il ritorno della primavera ed è di augurio per i raccolti agricoli, confermando il carattere tipicamente propiziatorio di tali riti. Altri temi dei “maggi” sono sempre specifici e obbligati: dalle gesta dei paladini, ai tre moschettieri, alla morte di Luigi XIV, alle imprese di Garibaldi, a storie di contrasti fra Estate e Inverno, Cristiani e Saraceni, Bene e Male.

IL CALENDIMAGGIO
Il Calendimaggio è una tradizione viva ancor oggi in molte regioni d’Italia come allegoria del ritorno alla vita e della rinascita: fra queste il Piemonte, la Liguria, la Lombardia, il Veneto, l’Emilia-Romagna (ad esempio si celebra nella zona delle Quattro Province, ovvero Piacenza, Pavia, Alessandria e Genova), la Toscana (Montagna pistoiese), l’Umbria, le Marche, l’Abruzzo e il Molise. La funzione magico-propiziatoria di questo rito è spesso svolta durante una questua durante la quale, in cambio di doni (tradizionalmente uova, vino, cibo o dolci), i maggianti (o maggerini) cantano strofe benauguranti agli abitanti delle case che visitano. Simbolo della rinascita primaverile sono gli alberi (ontano, maggiociondolo) che accompagnano i maggerini e i fiori (viole, rose), citati nelle strofe dei canti, e con i quali i partecipanti si ornano. In particolare la pianta dell’ontano, che cresce lungo i corsi d’acqua, è considerata il simbolo della vita ed è per questo che è spesso presente nel rituale. Si tratta di una celebrazione che risale a popoli dell’antichità molto integrati con i ritmi della natura, quali celti (festeggiavano Beltane), etruschi e liguri, presso i quali l’arrivo della bella stagione rivestiva una grande importanza. In alcune località essa è associata al culto di San Michele, del quale è festeggiata l’8 maggio la sua apparizione nel santuario di Monte San Michele sul Gargano. La Festa di Calendimaggio dura tre giorni. Per alcuni decenni la data è stata sempre la stessa: dal 29 aprile al primo maggio, così come la tradizione del Calendimaggio medievale imponeva.

Poi, da ormai diversi anni, si è deciso di celebrare la Festa in una data fluttuante, per evitare la coincidenza con altre celebrazioni laiche. Per cui il Calendimaggio si svolge nei primi mercoledì, giovedì, venerdì e sabato di magg Nel pomeriggio, prima di incontrarsi nella piazza del Comune, le due parti partecipano alla “Benedizione dei Vessilli”, che per la Parte de Sotto ha luogo nella Basilica di San Francesco, mentre per la Parte de Sopra nella Cattedrale di San Rufino. Si tratta di cerimonie religiose molto brevi ma sentite, alle quali non partecipa sempre una gran quantità di costumanti, ma di fatto è l’ultimo momento intimo che le parti vivono prima di cominciare la sfida. Per questo è avvertibile un’atmosfera di tensione e di commozione insieme. Inoltre, la “Benedizione dei vessilli” è l’unico momento religioso di una Festa assolutamente profana. Dopodiché si va in Piazza del Comune per “La Consegna delle Chiavi”. Un atto simbolico con il quale il Sindaco della città offre al Maestro de Campo la potestà giudiziaria per il periodo della manifestazione. È il primo atto di una tenzone che si protrae per quattro intense giornate La lettura dei “bandi di sfida”, alla fine dei cortei, è l’occasione per colpire verbalmente l’avversaria con le armi dell’ironia, del sarcasmo.

L’ELEZIONE DI MADONNA PRIMAVERA
L’elezione di Madonna Primavera avviene, dopo le sfilate dei cortei delle Parti, a seguito di tre gare di forza ed abilità fra rappresentanti di Parte de Sopra e Parte de Sotto. Si tratta del tiro della fune, la corsa con le tregge, il tiro con la balestra. La Parte che avrà vinto almeno due delle tre competizioni, potrà eleggere fra le sue cinque Madonne, la regina della Primavera. Ogni Madonna viene abbinata, a sorte, ad un balestriere. Sarà eletta colei abbinata al balestriere che avrà totalizzato il punteggio più alto. La Parte che elegge Madonna Primavera acquisisce la possibilità di rappresentare per prima le scene nell’edizione successiva. Le Parti si sfidano di nuovo in Piazza del Comune attraverso cortei caratterizzati da fuochi e dolci atmosfere che recano con sé la sottile mestizia per la fine del sogno. Dopo i cortei della notte, la sfida canora. I cori delle due Parti si alternano nella conchiglia appositamente montata per garantire una migliore diffusione acustica ed eseguono tre brani a testa. Il primo brano detto “di sfida” è comune delle due Parti. Gli altri due vengono liberamente scelti da ciascuno dei cori. La piazza gremita, ascolta in silenzio sacrale. Conclusa la sfida canora i partaioli frementi aspettano in Piazza il responso dei giurati, riuniti presso gli uffici del Comune nel palazzo del Capitano del Popolo. Il Maestro de Campo declama la fatidica frase: “Popolo de Ascesi noi Maestro de Campo, avvalendoci dei pieni poteri conferitici, udito lo parere dell’eletto collegio dei giudici ai quali abbiamo demandato lo compito di indicarci quale delle due parti abbia raggiunto maggior lode nella cavalleresca contesa per lo saluto alla nascente Primavera, mentre esprimiamo alle Parti la nostra incondizionata riconoscenza per l’alta prova morale e civica espressa in questa contesa, degna delle più nobili tradizioni della nostra città, assegnamo lo Palio de Calendimaggio alla parte de…”

Stefano Milda
Vice presidente società Dante Alighieri – Comitato di Taranto

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