15 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 14 Maggio 2021 alle 19:15:24

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Giubileo, in Cattedrale si apre la Porta Santa

Cattedrale di San Cataldo a Taranto
Cattedrale di San Cataldo a Taranto

Partono questo pomeriggio le celebrazioni per i 950 anni della Basilica Cattedrale e del ritrovamento del corpo di San Cataldo.

IL PROGRAMMA.
Alle 18.30 l’arcivescovo con il Capitolo Metropolitano uscirà dall’episcopio pregando l’inno del Veni creator. Dinanzi alla porta della basilica il cancelliere darà lettura della Bolla di Indizione del Giubileo Straordinario per i 950 anni della riedificazione della Basilica Cattedrale e della Inventio Corporis di san Cataldo: Si procederà quindi all’apertura della Porta Santa: l’Arcivescovo, con il pastorale, bussa per tre volte alla Porta, che viene aperta. La Grande orchestra dei Fiati Santa Cecilia diretta dal maestro Giuseppe Gregucci suonerà l’inno “Soave 950” appositamente composto per annunciare il Giubileo. Al termine l’Arcivescovo, in silenzio, si inginocchierà nel mezzo dell’ingresso e sosta alquanto in preghiera. L’Arcivescovo, seguito dal Capitolo e dai ministri, si recherà al Battistero, luogo del ritrovamento del corpo di san Cataldo per rinnovare le promesse Battesimali e aspergere l’assemblea. Il coro diocesano intonerà le litanie dei santi e seguirà la Liturgia della Parola. Dopo l’omelia, si procederà con l’Intronizzazione della statua di San Cataldo, le intercessioni, il Padre nostro, l’orazione finale, la consegna delle reliquie alle parrocchie, la benedizione finale. L’evento sarà trasmesso in streaming a cura del Media Center della Symbolum ets e del servizio informatico diocesano. I commenti saranno a cura di Domenico Palmiotti e di Augusto Ressa. Sarà visibile sulla pagina Facebook della Basilica Cattedrale sul Canale YouTube Arcidiocesi di Taranto. La celebrazione sarà mandata in onda dalle emittenti Studio100 TV e Canale 85 che ringraziamo per il prezioso servizio di divulgazione.

L’INDULGENZA PLENARIA.
«La Penitenzieria apostolica, per speciale mandato del Santissimo Padre Francesco, al fine di mostrare volentieri la Sua Paterna Benevolenza, concede l’Anno Giubilare con l’annessa Indulgenza Plenaria, alle solite condizioni (confessione sacramentale, comunione eucaristica, preghiera secondo le intenzioni del Sommo Pontefice), a tutti i fedeli cristiani che – si legge in una nota del cardinale Mauro Piacenza, Penitenziere Maggiore – sinceramente pentiti e spinti da sincera carità, prenderanno parte con devozione alle sacre celebrazioni, concludendo con la Preghiera del Signore, la Professione di fede e alcune invocazioni alla Beata Vergine Maria: una volta al giorno a tutti coloro che prenderanno parte alla solenne Celebrazione dell’Eucaristia o per un congruo spazio di tempo all’Adorazione Eucaristica o assista a qualche celebrazione liturgica nella Basilica Cattedrale; nei giorni, cosi come indicati nella Lettera di supplica, a quanti prendano parte con devozione alle iniziative spirituali e agli atti di culto compiuti secondo le tradizioni da loro ricevute.

Gli anziani, i malati, e tutti coloro che per grave causa sono impossibilitati ad uscire di casa, ugualmente potranno ricevere l’Indulgenza Plenaria, se, con sincero rifiuto di ogni peccato e con l’intenzione di adempiere quanta prima le tre solite condizioni, si uniscono spiritualmente alle celebrazioni e processioni, offrendo preghiere e la propria sofferenza a Dio Misericordioso attraverso Maria Santissima ed il Santo Patrono. Tutti i fedeli inoltre potranno ricevere l’Indulgenza Parziale ogni volta che, con cuore contrito, piamente compiano opere di misericordia o di penitenza o di evangelizzazione proposte dall’Eccellentissimo Metropolita di Taranto. Al fine di rendere più facile l’accesso alla Divina Misericordia, attraverso le chiavi della Chiesa, questa Penitenzieria chiede che il Parroco ed altri Sacerdoti, muniti di speciali facoltà di confessare, vogliano con animo generoso e pronto prestarsi nell’ascolto delle Confessioni e di amministrare spesso il sacramento della Santa Comunione agli ammalati. Le disposizioni qui contenute valgono per lo spazio dell’intero anno giubilare. Nonostante qualsiasi cosa in contrario».

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Di Emanuele Ferro (parroco della Basilica Cattedrale di San Cataldo e Presidente del Comitato per i Festeggiamenti del Patrono per il Giubileo dei 950 anni)  

Il tempo favorevole, il tempo della grazia, irrompe come sempre nel momento in cui siamo convinti di essere oppressi da preoccupazioni urgenti e più importanti. Il 2021 è l’anno delle incertezze, delle ripartenze annunciate ma lontane. La pandemia è un terremoto mondiale e anche la Chiesa vive una sorta di riassestamento, di ri- orientamento cercando di reggere i colpi di un irrefrenabile e continua risistemazione. A Taranto ricordiamo 950 anni del ritrovamento di san Cataldo e della ricostruzione della Basilica Cattedrale. Plasticamente l’edificio di culto più importante della città è metafora di ciò che siamo stati e di ciò che possiamo essere. Nella terra dei due mari, spesso scoraggiata e priva di una visione lungimirante e fiduciosa, si fa fatica a realizzare che i brandelli di quel mosaico, che quelle colonne, quel tiburio così elegante abbiano 1000 anni di storia. Oggi noi ci approcciamo alle chiese come fossero monumenti d’arte, musei, ma esse esprimono la cifra identitaria di un popolo, valore ancora capace di parlare a noi e di indicarci una via.

All’inizio del secondo millennio Taranto era rasa al suolo, a opera dei saraceni il capoluogo ionico era distrutto, desolato, spacciato e i suoi abitanti esiliati, deportati, fuggitivi. Furono le macerie e i resti degli altri edifici a dare corpo alla basilica, il tesoro della civiltà ardeva ancora sotto le ceneri della distruzione. Ancora oggi entrando in cattedrale cogliamo con inimitabile sobrietà l’eleganza della compagine architettonica nonostante ogni capitello, ogni fusto di colonna differisca dall’altro. Queste colonne nella loro diversità sostengono l’unico edificio caratterizzandolo oltremodo per bellezza. La capacità dei tarantini di ricostruire e di resistere è davanti ai nostri occhi. Nel ritrovamento del corpo di san Cataldo nel medesimo cantiere della cattedrale vi è il significato profondo del tesoro nascosto nel campo della chiesa tarantina.

Vi è un bene che insito in questo popolo, in questa terra, che non ci viene da fuori ma dobbiamo disseppellirlo seguendo la traccia del buon profumo di Cristo. Prima ancora che la crocetta aurea che fu la testimonianza visiva della ricognizione delle spoglie del santo, la pia tradizione fa precedere il ritrovamento da un’insolita traccia olfattiva. Infatti da una sepoltura si sprigionava un profumo soave e intenso. La santità ci sorprende e non viene a noi per vie banali e scontate. Sono passati 950 anni e l’occasione è feconda perché Taranto si riconcili con le sue radici, che non celebri solo il passato glorioso ma che riacquisisca il metodo per ricostruire ed essere ambiziosa e visionaria. Di guerre, di pestilenze, di carestie il nostro Duomo ne ha viste e subite. Rimaneggiata e anche messa da parte per ragioni di comodità e modernità, la cattedrale ha ancora un valore rivelativo per questo popolo. La tradizione vuole anche che il battistero sorga sul luogo del ritrovamento di San Cataldo, il grembo della madre di tutte le chiese di Taranto ha il suo fulcro sulla tomba vuota, immagine meravigliosa del sepolcro disabitato di Cristo dal quale promana vita e non morte. In questa pandemia vorremmo ricevere tutti indicazioni su una via d’uscita.

Questa cattedrale non sarebbe la stessa senza il tuo tessuto urbano e soprattutto umano. Sorge qui in mezzo a tanta bellezza e decadenza, in mezzo a tanta bella umanità ma anche degrado. La città ha bisogno della cattedrale ma la cattedrale ha anche bisogno di Taranto. Non ci riavremo mai fin quando non la smetteremo di cercare soluzioni altrove. I ponti la raccordano e al contempo la isolano. Desideriamo una rinascita di questa città che, come tutte le costruzioni che vogliamo durino, dovrà partire dalla cura delle fondamenta. Taranto vecchia è paradigma e fondamento della ricostruzione: non c’è muro o facciata di questi vicoli che per il suo restauro possa prescindere dalla cura dei ragazzi, delle famiglie, dei fragili. La Cattedrale ora è oggetto degli interessi che la qualificano come “attrattore”, parlando in termini turistici, ma essa non cesserà mai di essere propulsore, casa di sacramenti ovvero dell’incontro di concreto di Dio con gli uomini, casa di famiglie, comunità, luogo vivo, dove il vescovo esercita il suo ministero di evangelizzazione e carità. La Porta Santa che si spalanca in questo giubileo sia segno di una ritrovata fiducia, di entrata nel futuro che è già in atto in tante belle esperienze di buona volontà . Le mani dell’arcivescovo che spingerà i pesanti stipiti settecenteschi con le loro stelle scolpite, segno della porta del cielo, augurino a Taranto l’allontanamento della notte e l’inizio del giorno nuovo.

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