27 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 27 Ottobre 2021 alle 18:58:00

Cronaca News

Nella tragedia, segnali di speranza. La storia

foto di La famiglia dello sfortunato Ninni Cannella
La famiglia dello sfortunato Ninni Cannella

Anche in una vicenda terribile, come quella accaduta al collega Ninni Cannella, deceduto a causa del Covid 19, lontano da ogni affetto familiare, è possibile ritrovare spazi di bontà che squarciano il buio di questo periodo terribile e che ci aiutano a sperare in un futuro migliore. Ne dà testimonianza la vedova, Patrizia Ingenito, anche lei colpita del terribile virus ma in fase di guarigione, come le figlie Giorgia (20 anni, primo anno di fisioterapia nonché portiere del Real Statte, squadra di calcio a 5) e Simona (27 anni). E’ solo da un paio di giorni che la donna, stremata dalla malattia, riesce a parlare.

“In pochi giorni – dice – ci siamo trovati in una situazione che avrebbe potuto travolgerci, ma abbiamo avuto la forza di reagire, consapevoli che Ninni, dal Cielo, stava intercedendo per noi”. Il tutto ha inizio la Domenica delle Palme, quando il collega è a pranzo con la famiglia, dopo un tampone rapido a San Severo (della cui squadra di calcio, com’è noto, era direttore generale) con esito negativo. Ma non del tutto, come poi si sarebbe constatato. “Fra le risate generali– continua Patrizia – Simona aveva ‘rubato’ al papà una fetta di torta proprio mentre lo stava accostando alle labbra, con inevitabile commistione di mucose. Venerdì Santo, dopo la ripartenza del padre, la ragazza manifesta tosse insistente, cui faccio fronte con l’antibiotico”.

L’indomani, Ninni telefona che, a causa della febbre, aveva ripetuto il test, questa volta positivo e che perciò non sarebbe tornato a Taranto. “In breve la situazione precipita – continua Patrizia – Il Lunedì di Pasquetta mio marito mi informa che l’ossigenazione era precipitata e che lo stavano ricoverando all’ospedale di San Giovanni Rotondo. Visto l’aggravamento, viene avvisato che lo avrebbero messo in coma farmacologico per farlo respirare col casco ma era uno stratagemma per non farlo impressionare, in quanto lo dovevano intubare. Nella serata di venerdì 16 aprile purtroppo i polmoni cedono e sopraggiunge la morte!”. Nel frattempo, venerdì 9, la madre e Giorgia presentano decimi di febbre. Il tampone conferma il covid. Le prime cure non hanno effetto.

“Sabato, chiedo al gruppo facebook “#terapiadomiciliarecovid19” che in tutt’Italia segue a domicilio gli ammalati di Covid. Si rende disponibile telefonicamente la dottoressa Roberta Cipriano del Policlinico di Bari che vuol conoscere di ciascuno di noi sintomi e patologie pregresse e chiede l’invio per mail di ogni documentazione medica. Restiamo ininterrottamente a colloquio dalle ore 21.30 fino all’una di notte. Quindi ci spedisce, per whatsapp, distinte terapie per me e le ragazze. Mio fratello Angelo e sua moglie Adriana si attivano immediatamente per le medicine”. Nei giorni appresso Patrizia resta in contatto continuo con la dottoressa Cipriano. “Non ci ha mollato per un attimo – commenta – incoraggiandoci e confortandoci, specie dopo la notizia della morte di Ninni, e cambiando le terapie col mutare dei sintomi. Da Bari è venuta anche a casa per visitarci e non ha voluto il rimborso per la benzina, sostenendo che non era deontologico”. In aiuto alla famiglia Cannella si attivano per il reperimento immediato dei medicinali e delle bombole di ossigeno la dottoressa Raffaella Quaranta (assieme alla collaboratrice Marcella Leopardo, capo scout di Giorgia al Taranto 18) e la dottoressa Paola Grimaldi, titolari delle omonime farmacie, mentre i servizi sociali del Comune mettono a disposizione, per le incombenze domestiche, personale di una cooperativa incaricata appositamente.

Attualmente la situazione è in netto miglioramento, anche se ci vorrà ancor del tempo per uscirne fuori. Con la dottoressa Cipriano continua il frequente contatto quotidiano. “Appena sarà tutto finito, c’incontreremo per abbracciarci e festeggiare – conclude Patrizia – Ma soprattutto voglio ringraziare questo splendido gruppo facebook che sostiene la terapia domiciliare personalizzata, evitando così ricoveri inutili. Io e le mie figlie siamo l’esempio che questo può accadere”. Angelo Diofano

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