14 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 14 Maggio 2021 alle 08:15:36

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Il ritrovamento del corpo di San Cataldo

foto di San Cataldo
San Cataldo

Antonio Fornaro, ideatore e curatore di questa rubrica, questa settimana incentra il suo intervento sia sulla festività della Madonna della Scala, alla quale è interessata Massafra, ma nel passato lo era stato anche il capoluogo ionico, sia sulla vita di San Cataldo relativamente ad alcuni aspetti. Questa settimana la Chiesa cattolica festeggia San Pellegrino Laziosi che viene invocato contro i tumori maligni, le malattie degli arti inferiori e anche dalle donne gravide.

Il secondo santo è San Atanasio del quale ricorderemo che fu patriarca e dottore della Chiesa e divulgò in Occidente l’ideale monastico. Si festeggia anche San Filippo Apostolo: per questo motivo facciamo gli auguri al nostro arcivescovo mons. Filippo Santoro. San Filippo apostolo fu tra i primi apostoli che seguirono Gesù e fu testimone di molti suoi miracoli.San Floriano viene invocato come patrono dell’Austria, della Polonia, dei pompieri e degli spazzacamini. Questa settimana la Chiesa festeggia la Madonna sotto i titoli di Madonna Riparatrice, Madonna degli Emarginati, Madonna della Scala, Madonna del Sostegno, Madonna Stella del Mare e Madonna delle Grazie. Questi i proverbi della settimana: “Vecchi e forestieri si vantano volentieri”, “Il piede di gallina non uccide il pulcino”, “L’amore a prima vista, certe volte è solo una svista”, “Maggio asciutto, grano per tutti”, “Dove c’è gusto non c’è perdenza”, “Anche la regina ha bisogno del vicino”. Giuseppe Cravero ci ricorda due effemeridi: la prima si riferisce al 4 maggio 1875 quando il miracoloso Crocifisso, presente nell’ex Convento di Sant’Antonio, fu portato nella Chiesa di San Giovanni di Dio.

Era una bella giornata ma, nel momento in cui uscì la processione, ci fu una fortissima pioggia che costrinse lo stesso simulacro a ritrovare riparo nelle vicinanze. Il 2 maggio 1937 si svolse per nove giorni consecutivi il primo Congresso Eucaristico Ionico. Fu allestito un grande palco sulla Rotonda del Lungomare e Pio XI inviò a Taranto in sua rappresentanza il Cardinale Ascalesi. Queste invece le effemeridi di Fornaro. Il 7 maggio 1869 moriva nel convento carmelitano il padre priore Fra’ Domenico Nasisi che aveva chiesto a Mons. Sarria l’erezione della confraternita del Sacco di Nostra Signora del Monte Carmelo.

Il 2 maggio 1487 il principe Federico di Aragona rinunzia al Principato di Taranto in favore del Duca Calabria. Il 4 maggio 1420 la Regina Giovanna II dona il Principato di Taranto a Giovanni Antonio del Balzo, figlio di Raimondello e Maria D’Enghien. Il 3 maggio 1866 Vittorio Emanuele II con regio decreto stabilisce che Taranto è Base Navale Militare. Il 4 maggio 1404 Re Ladislao istituisce le fiere di maggio e di agosto a Taranto libere dalle tasse. Il 5 maggio 1334 l’Imperatrice Caterina rende nulle le donazioni illegittime ai chierici. Il 7 maggio 1892 viene esposta solennemente per la prima volta in san Cataldo la nuova statua del Catello. Il 6 maggio 1382 Giovanna I è condannata a morte per aver rifiutato il matrimonio con Carlo di Durazzo.

Prima della pandemia a Massafra ogni anno si festeggiava dal 25 aprile al 5 maggio la Madonna della Scala. Il simulacro veniva trasportato dalla Chiesa di San Benedetto al santuario della Madonna della Scala. Nel passato erano i muratori e i cavamonti a portare a spalla il simulacro della Vergine. Il 13 ottobre 1776 il vescovo di Mottola proclamò la Madonna della Scala patrona principale di Massafra. Anche a Taranto c’era, nel passato, la chiesetta della Madonna della Scala in via Duomo. Oggi, questa ormai ex chiesa, è stata restaurata nel 2002 da Pasquale Chiochia ed è diventata la sede di una omonima associazione culturale. Nel passato la Chiesa fu intitolata ai Santi Simone e Giuda. Nella stessa fu fondata la confraternita della Madonna della Scala. Oggi, all’interno della stessa, campeggia un bel dipinto della Vergine, opera dell’artista Lina Mannara. Fornaro ricorda che quest’anno la Chiesa tarantina ha istituito il Giubileo per il novecentocinquantesimo anniversario dal ritrovamento del corpo di San Cataldo; pertanto la Chiesa tarantina ha assunto come data storica di questo evento il 1071, anche se alcuni storici farebbero risalire la stessa al 1050 o al 1051.

Il De Vincentiis ricorda che la Chiesa di San Cataldo fu riedificata nell’ XI secolo dall’Arcivescovo Drogone, ma lo stesso fu arcivescovo dal 1050 fino al 1071, anno in cui morì, e fu sostituito nel 1072 da Mons. Alberto, arcivescovo di Taranto. Anche la cronotassi dell’avvicendarsi degli arcivescovi, nella guida della diocesi tarantina, è diversa da storico a storico. Per esempio, per il De Vincentiis, Drogone fu il quindicesimo arcivescovo e il sedicesimo fu Alberto. Conosciamo tutti l’evento storico riferito all’episodio del ritrovamento in un’arca di marmo di un corpo di un vescovo che emanava un profumo soavissimo. De Vincentiis aggiunge che era stato lo stesso San Cataldo a volere essere sepolto dove fu trovato e cioè nel punto in cui oggi nella Cattedrale di San Cataldo si trova il Battistero. Fu trovato che indossava una croce d’oro con le parole “Cataldus famulus Christi tristi” e un libro ricoperto da una tavoletta con una lastra d’argento recante l’incisione dell’immagine del Salvatore tra gli Apostoli. Il De Vincentiis riferisce sempre nello stesso capitolo che fu trovato un documento in pergamena del 1085 scritto in lingua greca con il quale un tale Cataldo, figlio di Eugenio, donava alla Chiesa di Taranto la porzione del feudo di Castigno, in quel di Maruggio.

L’età di nascita del donatore, è sempre il De Vincentiis a scriverlo, ricade tra il 1050 e il 1060 perché lo stesso non poteva essere tale se non aveva la maggiore età; inoltre, prima di quella data, nessuno aveva mai assunto il nome di Cataldo. Questa la motivazione di base che dovrebbe far pensare, e credere, che il Giubileo dovrebbe fare riferimento al 1050 o 1051. Del resto lo stesso Drogone, che volle assolutamente ricostruire la Cattedrale di Taranto, tutto questo non lo avrebbe potuto fare nei pochi mesi di vita che lo videro al servizio della Chiesa di Taranto, appunto nel 1071, anno della sua morte.Fornaro conclude dicendo che anche la tomba di San Cataldo racchiusa nel sarcofago dietro l’altare del Cappellone presenta punti scuri perchè sulla tomba c’è una lastra marmorea che riporta queste parole: “Sarcofago di San Cataldo rinvenuto nell’attuale battistero e qui traslato dopo il 1598”. Queste le ultime considerazioni di Fornaro che si chiede perché mai manchi la data precisa visto che la lastra marmorea parla di una posteriore al 1598. Ma non è il solo dubbio che aleggia intorno alla vita del nostro Santo Patrono Cataldo.

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