11 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 11 Maggio 2021 alle 21:25:15

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Il “Carme di Ildebrando” e le tracce linguistiche nei nostri dialetti

foto di I fratelli Wilhelm e Jacob Grimm
I fratelli Wilhelm e Jacob Grimm

Vorrei indicare alcuni vocaboli che ho incontrato nella lettura del ‘Carme di Ildebrando’che trovano riscontro nei nostri dialetti. Il ‘Carme di Ildebrando’ (Hildebrandslied) è l’unico esempio di canzone epica germanica nella letteratura tedesca antica. Fu trascritto nel IX secolo, verso l’830, a Fulda. Fu stampato per la prima volta nel 1729 e i fratelli Grimm ne pubblicarono nel 1812 la prima edizione critica. Il testo di soli 68 versi e incompleto fu scritto sulla prima e sull’ultima pagina di un manoscritto contenente riflessioni e argomenti teologici.

Alla fine della seconda guerra mondiale scomparve. Nel 1947 fu ritrovato a New York uno dei due fogli e successivamente, dopo varie peripezie, nel 1972 fu ritrovato – sempre negli Stati Uniti, a Filadelfia – il secondo foglio e consegnato alla Germania. Il ministro della finanze tedesco Helmut Schmidt, futuro cancelliere, e il dr. Dieter Hennig, direttore della Biblioteca di Kassel, lo riportarono, con un volo speciale, nella sua sede di provenienza. È opinione degli studiosi (Baesecke, Krogmann, Rühr…) dopo un attento esame interno, che il ‘Carme’, che tratta di un duello tra padre e figlio, un tema presente anche in letterature di altre epoche, e che termina con la morte del figlio, come apprendiamo da una fonte posteriore, sia sorto su suolo italiano in periodo gotico al tempo della lotta tra Teodorico e Odoacre (sec.V) e che sia stato fatto proprio e rielaborato dai Longobardi. Infatti i nomi dei protagonisti, la presentazione dell’ambiente, alcuni atti rituali prima e dopo il duello, ci riportano principalmente al mondo longobardo.

Poi il ‘Carme’ passò in Baviera per essere trascritto a Fulda, dati i rapporti stabiliti al tempo del matrimonio di Autari (584 – 590) con Teodolinda, figlia del duca di Baviera e cattolica di religione. Il ‘Carme’, sorto su suolo italiano, non ci è stato tramandato in lingua longobarda – non abbiamo alcun documento in lingua longobarda – ma in un impasto linguistico complesso che ci rimanda ai dialetti della Germania centro-meridionale (antico alto tedesco = aat, vicino al longobardo). Dal momento che il ‘Carme di Ildebrando’ rivela tanta ‘longobardicità’, è da presumere che gli oggetti in esso menzionati fossero noti ai Longobardi nella loro lingua e che li abbiano usati tramandandocene il ricordo e lasciando qualche traccia linguistica nei dialetti che, come è noto, hanno un carattere conservativo; non si tratta di una derivazione diretta dal ‘Carme’, ma indiretta, dall’ambiente di lingua e tradizioni longobarde.

La mia attenzione nella lettura dei 68 versi si è fermata sulle seguenti voci: asckim (verso 63), bauga (v.33), ringa (v.6), hrustim (v.46)/ hrusti (v56). ‘Asckim’ (sostantivo maschile,dativo plurale) ‘lancia’ < germ.’*aski-z’ ’frassino’,da cui derivano ted.Esche, ingl. ash, a.sass. dan., ol., sv., ask, got.*ask-s. , tutti col significato di ’frassino’. Col legno di frassino si producevano ‘lance’, quindi il nome dell’albero è passato a indicare l’oggetto che con esso si fabbricava. Carlo Battisti annovera il termi ne tra i nomi longobardi delle armi sopravvissuti nei dialetti italiani. Il termine ha dato esiti anche nei dialetti di Taranto,Brindisi e Lecce; sulla scorta di G.Rohlfs, si segnalano: ašca (Ostuni, Carovigno, Avetrana), asca (Nardò, Taranto), áschia (Francavilla Fontana, Gallipoli), ašch(e) (Martina Franca), àšch(e) (Taranto), tutti col significato di ‘grosso pezzo di legno spaccato,scheggia lunga di legna’. *aski-z ha prodotto anche toponimi e antroponimi. Il più antico toponimo è quello menzionato da Tacito ‘Asciburgium’ (< *aski ‘frassino + *burg ‘fortezza’) (Germ III; Historiae, IV, 33).

Tra i nomi segnaliamo Asfrid (Lucca a.761), Asfredus (Rieti a.746). Bauga (sostantivo maschile,accusativo plurale) ‘armilla, bracciale’. Il termine non ha corrispondenze precise negli altri dialetti germanici: aat baug ‘anello’, a.sass. bog; la voce è da ricondurre alla famiglia di ted.beugen,biegen ‘piegare, curvare’, ingl. to bow. Esiti nei dialetti salentini: bauggh(e) (Martina Franca, Taranto), bouggh(e) ‘carniera dei cacciatori, cartella degli scolari’. Nel ‘Carme di Ildebrando’ ‘bauga’ è il braccialetto, al quale sono legate e appese le monete d’oro di Ildebrando, cosi come alla carniera dei cacciatori sono legati e appesi gli animali catturati. Ringa (sostantivo maschile,accusativo plurale) ‘anello’, ‘cerchio’, ‘riunione’.Ampie le attestazioni nelle lingue germaniche: ted. Ring, ingl. ring, sv. ring, tutti col significato di ‘anello, cerchio’ dal germ.*hrenga ‘anello’. Con quessto termine si sono formati antroponimi come: Rincone (a.774 Lucca), Ringulus (a, 730, Siena; a..747,Spoleto). C’è un toponimo a Martina Franca, il ‘ring(e), che segnava il confine tra il territorio di Taranto e quello di Monopoli.

Potrebbe essere la ‘Strada Lombardese’ di cui parla Isidoro Chirulli, dove -secondo lo storico – abitavano i Longobardi. Esiti nei dialetti salentini: a rringu (Lecce) ‘in giro, in disordine’; cogghiere a ringu’, (Lecce) ‘raccogliere in giro, in disordine gli avanzi delle olive’. hrusti (sostantivo femminile,accusativo plurale) ‘armatura’. hrustim,(sost femm, dativo plurale) ‘armatura’. Attestazioni nelle lingue germaniche: antico tedesco (aat) e antico sassone rost, ted. Rost Il termine, secondo Kluge-Seebold, ha il significato di ‘recinto, steccato, recinzione’ ma anche di ’grata, inferriata, griglia di protezione’. Il Gamillscheg ha registrato diverse forme al nord e al centro dell’Italia, tutte rientrano nell’ambito semantico di ‘difesa, protezione’. Anche i termini segnalati da Merlo (rosta – ‘zappatura intorno a un albero per ripararlo dalle stoppie incendiate’) e da Sabatini ( rosta, rostina…= pruno con cui si rafforzano le siepi’) indicano qualcosa per ‘difendere, proteggere, che è quello che deve fare l’armatura, ‘rust’, per proteggere il guerriero che l’indossa. I termini dialettali salentini, presenti nella provincia di Taranto, Brindisi e Lecce : restùccia (Le), ristòccia (Br,Ta), r(e)stoccia (Br) col significato di ‘stoppie’ non sembrano rientrare nell’ambito semantico indicato. Ma se si tiene conto che con ‘stoppie’ si indicano gli steli del grano che restano nel campo dopo la mietitura, allora potrebbero rientrare, perché guardando il campo di stoppie, si ha l’idea di una griglia, di una inferriata.

Romano Colizzi

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