23 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 22 Ottobre 2021 alle 22:39:00

Cronaca News

Ambientalisti, ultima spiaggia la Corte di Giustizia

L'ex Ilva
L'ex Ilva

Peacelink e Giorgio Forever chiedono alla Commissione europea di portare l’Italia davanti alla Corte Europea di Giustizia. A Bruxelles, nel 2013 è stata avviata la procedura di infrazione europea, ancora aperta e il 2014 la Commissione ha inviato all’Italia il parere motivato richiamandola al rispetto della direttiva sull’Autorizzazione Integrata Ambientale. “L’Italia ha ignorato gli adempimenti richiesti dalla Commissione Europea.

E si prepara – scrive Alessandro Marescotti presidente di Peacelink -a fare ancor peggio con la nuova società Acciaierie d’Italia proseguendo nella strada senza fine delle proroghe, venendo meno a ogni certezza delle scadenze prefissate e togliendo ogni credibilità all’Aia. Oggi non è l’Ilva che si uniforma all’Ama è l’Aia che si conforma sull’Ilva. Il parere motivato della Commissione Europea è diventato ininfluente agli occhi dei governi italiani in assenza del passaggio successivo: la Corte di Giustizia dell’Unione Europea”. “Ci rivolgiamo alla Commissione Europea perché – prosegue Marescotti – riteniamo che sull’Ilva, dopo il parere motivato della Commissione Europea, i governi italiani abbiano pervicacemente agito nel totale disconoscimento di quanto richiesto dalla Commissione Europea. Di fronte a questo evidente atteggiamento dilatorio è necessario avviare la procedura di deferimento dell’Italia alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea per la violazione della Direttiva 75/2010/EU”. Inoltre, secondo Peacelink, “non esiste alcun cronoprogramma per la decarbonizzazione dell’ILVA e che i tempi stimati per tale processo sembrano ancora più lunghi di quelli della messa a norma degli impianti a carbone, tanto più che non sono state scelte neppure le tecnologie per attuare tale transizione per Taranto”. Invoca la Corte di Giustizia Europea anche l’Associazione GiorgioForever.

In una nota Carla Luccarelli e Angelo Di Ponzio spiegano che chiederanno alla Commissione Europea di agire davanti alla Corte di Giustizia europea: “Se è giusto attribuire colpe e responsabilità al Governo italiano in merito alle mancate risposte e al non rispetto della direttiva 75/2010 inerente le emissioni industriali non possiamo che attribuire responsabilità anche alla Commissione europea che dopo ben sette anni dal parere motivato non ha portato l’Italia in Corte di Giustizia europea nonostante il mancato rispetto dei piani ambientali susseguiti sino ad oggi”.

Luccarelli e Di Ponzio preannunciano che GiorgioForever fornirà “materiale inedito alla Commissione europea inerente la gestione degli impianti da parte dei Commissari di Governo, ArcelorMittal ed oggi Acciaierie d’Italia, dal 2018 sino ai giorni recenti”. Fra i documenti, l’associazione ha spiegato che produrrà anche l’ultima sentenza del Tar di Lecce, del 13 febbraio scorso (il 13 maggio si esprimerà il Consiglio di Stato), sullo spegnimento degli impianti inquinanti. Documenti ritenuti importanti per convincere la Commissione europea a “concludere la procedura di infrazione in Corte di Giustizia”.

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