23 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 23 Giugno 2021 alle 11:00:13

Cultura News

Toponomastica, biglietto da visita di una città

foto di Toponomastica, biglietto da visita di una città
Toponomastica, biglietto da visita di una città

La toponomastica – voce dotta che ha prodotto una serie di comiche interpretazioni studentesche – è, insieme, il complesso dei toponimi, ovvero dei nomi di entità geografiche di vario tipo, e lo studio dei toponimi stessi, della loro derivazione linguistica e storica. Non si può ridurre solo allo “stradario”, ovvero all’elenco del nome delle strade (e di piazze, viali, vicoli eccetera) di una determinata città; ma è sicuramente questo l’aspetto più noto, mutevole e controverso. Perché la toponomastica intesa come stradario, oltre ad assolvere ad una funzione utilitaria (rendere facilmente identificabili gli indirizzi, pubblici e privati), è, contemporaneamente, il biglietto da visita di una città, l’autorappresentazione storica e culturale di sé stessa, il proprio pantheon.

E siccome l’autorappresentazione di una comunità muta col tempo, anche la toponomastica stradale diventa mutevole: se con estrema rarità cambiano nome le città, i monti, i laghi (in casi estremi, gli Stati), le vie vengono ribattezzate con una certa frequenza. Spesso per rivolgimenti politici o istituzionali, sovente per motivazioni ideologiche. Producendo spesso disorientamento, o creando mostruosità. Come a Taranto. Dove il furore ideologico, l’ignoranza, il pressappochismo hanno creato uno stradario talora ridicolo, talaltra stravagante, caratterizzato da vistose lacune. E il problema non è quello di dargli una riverniciatina rosa, con qualche magari meritoria intitolazione femminile estranea alla nostra storia. Facciamo qualche esempio, di assenze e di mostruosità. Da tempo, Taranto Buonasera chiede che a Gio Ponti, uno dei maestri dell’architettura e del design del Novecento, sia intitolato il piazzale antistante la sua concattedrale: una intitolazione che, tra l’altro, non insistendo su quel piazzale nessuna abitazione, e nessun numero civico, non comporterebbe nemmeno necessità di cambiamenti nei documenti anagrafici. E invece niente: Gio Ponti deve accontentarsi una stradina nella borgata di Talsano.

Per restare fra i contemporanei, ad Alessandro Leogrande è stata meritoriamente intitolata, con tempestività, una passeggiata sul lungomare della Città Nuova. Per Enzo Lippolis, scomparso quasi contemporaneamente, invece niente strade. Sì, c’è il Parco archeologico, ma non è la stessa cosa. Se poi procediamo sul piano storico, l’affare si ingarbuglia ancora di più. Taranto, città greca (anche se un villaggio japigio preesisteva all’arrivo dei coloni da Sparta, e se lo stesso nome di Taras è pre-greco), dovrebbe avere nel suo stradario parecchie intitolazioni elleniche. E invece… sì, c’è via Pitagora. C’è via Socrate (una stradina). C’è via Aristosseno, e c’è via Leonida. E al sommo Archita è intitolato il ritaglio d’una piazza (aveva anche una strada, nell’immediato dopoguerra intitolata a Giacomo Matteotti). Ma, per esempio manca Platone, uno dei più grandi pensatori di ogni tempo, che con Taranto ebbe rapporti intensi (se non proprio discepolo, Platone fu amico di Archita, presso il quale fu ospite a Taranto, e che gli salvò la vita e ne riscattò la libertà quando Dionisio di Siracusa lo imprigionò). Una via Platone bensì esisteva, quando Statte era ancora una borgata di Taranto: ma qualche incommensurabile imbecille la epurò, per darle il nome di una masseria.

Sicché, oggi che Statte è Comune autonomo, Platone non ha intitolazioni né lì né a Taranto. Per par condicio, segnaliamo che neanche l’altro faro della civiltà occidentale, Aristotele, il maestro di color che sanno, è stato giudicato dai membri delle varie commissioni toponomastiche meritevole di una intitolazione, mentre lo scemo del villaggio, l’ubriacone Filonide, quello che urinò sulle toghe degli ambasciatori romani e fu concausa della guerra che abbattè la potenza (e l’indipendenza) tarantina, una strada ce l’ha. Ma c’è di peggio. Che Taranto sia stata “fondata” da coloni provenienti da Sparta è, bene o male, nozione ormai generalmente nota. Nello stradario tarantino abbondano i nomi di città, distribuiti a casaccio. Via Sparta non c’è. Per par condicio, manca pure Atene, che con la greca Taras ebbe rapporti piuttosto intensi. Ma se nella toponomastica è assente la città madre, perché meravigliarsi? A proposito: Taras non è soltanto il nome della pòlis greca: è anche quello del suo mitico fondatore, figlio di Poseidone e della ninfa Satyria. Una strada ce l’aveva; ma fu epurato pure lui. E ovviamente niente intitolazioni per suo padre (presente nello stradario tarantino solo nella versione dei Romani, Nettuno) e per sua madre. Vabbe’, obietterà qualcuno, le strade sono poche… vero solo fino ad un certo punto, se si pensa all’esondazione di strade con nomi di laghi, di pesci e di fiori: anche inventati, perché nel nostro stradario abbiamo anche via Cauri (che è il nome dialettale dei granchi) e persino via Fior di Ficus e via Fior di Cactus… Ma i nomi idioti, le ridenominazioni stupide ed arbitrarie (piazza Mario Costa cassata e ritornata piazza Messapia, inutile duplicazione visto che c’è già via Messapia…), le omissioni non si fermano qui. Ce ne occuperemo ancora.

Giuseppe Mazzarino

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche