02 Dicembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 02 Dicembre 2021 alle 20:22:00

Cronaca News

Variante indiana, sono cinque i casi scoperti sinora in Puglia

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Emergenza coronavirus

Il laboratorio del Policlinico di Bari ha individuato altri tre casi di variante indiana in provincia di Lecce e un caso di variante simile a quella nigeriana nel Barese, la prima in Puglia. In tutto, quindi, sono cinque i casi di variante indiana in Puglia, conteggiando anche i due confermati martedì che appartengono, però, ad un focolaio diverso. I campioni erano stati inviati al laboratorio di riferimento regionale dal Dipartimento di prevenzione di Lecce la settimana scorsa. È stata, inoltre, individuata una nuova variante “similnigeriana”, perché appartenente alla stessa “famiglia” di quella nigeriana ma con più mutazioni nella proteina spike e in altre porzioni del virus. Il ragazzo con infezione da questa variante, di nazionalità straniera, era stato ricoverato con polmonite bilaterale in un ospedale della provincia di Bari e dimesso la settimana scorsa. “Tale riscontro è rilevante in termini di sanità pubblica ed evidenzia come sia fondamentale l’attività di sequenziamento implementata dall’Aouc Policlinico al fine di supportare le attività di controllo dell’epidemia sul territorio regionale e il contact tracing”, commenta la responsabile del Laboratorio Covid del Policlinico di Bari, la professoressa Maria Chironna. Capitolo vaccini: tra la prima e la seconda dose di vaccini Pfizer e Moderna si raccomanda in Italia un intervallo di 42 giorni. La nuova indicazione del Comitato tecnico scientifico per l’emergenza coronavirus è contenuta nel parere allegato a una circolare del ministero della Salute. Oggetto del documento, firmato dal direttore generale Prevenzione, Giovanni Rezza: ‘Trasmissione parere del Cts in merito alla estensione dell’intervallo tra le due dosi dei vaccini a mRna e alla seconda dose del vaccino Vaxzevria’. Il ‘bugiardino’ dei due vaccini prevede intervalli di 3 e 4 settimane tra le somministrazioni. Le nuove indicazioni servono per garantire la protezione del vaccino, con la prima dose, a soggetti a rischio che sono ancora privi di ‘schermo’.

“In relazione all’evoluzione nella conduzione della campagna vaccinale contro SarsCoV-2 – si legge in un estratto del verbale del Comitato, datato 30 aprile – il Cts rimarca che rimane una quota significativa di soggetti non vaccinati che, in ragione di connotazioni anagrafiche o per patologie concomitanti, sono a elevato rischio di sviluppare forme di Covid-19 marcatamente gravi o addirittura fatali. Sulla scorta di questa considerazione, pur a fronte di studi registrativi che indicano come l’intervallo tra la prima e la seconda dose dei vaccini a Rna (Pfizer/BioNtech e Moderna) sia di 21 e 28 giorni rispettivamente, è raccomandabile un prolungamento nella somministrazione della seconda dose nella sesta settimana dalla prima dose”. Allungare l’intervallo tra la prima e la seconda dose non avrebbe controindicazioni: “Questa considerazione – motivano gli esperti – trova il suo razionale nelle seguenti osservazioni: la somministrazione della seconda dose entro i 42 giorni dalla prima non inficia l’efficacia della risposta immunitaria; la prima somministrazione di entrambi i vaccini a Rna conferisce già efficace protezione rispetto allo sviluppo di patologia Covid-19 grave in un’elevata percentuale di casi (maggiore dell’80%); in uno scenario in cui vi è ancora necessità nel Paese di coprire un elevato numero di soggetti a rischio di sviluppare forme gravi o addirittura fatali di Covid-19, si configurano condizioni in cui è opportuno dare priorità a strategie di sanità pubblica che consentano di coprire dal rischio il maggior numero possibile di soggetti nel minor tempo possibile”.

“Il parere – precisa il Cts – potrà in futuro essere supportato da ulteriore approfondimento epidemiologico su: letalità per fascia d’età, infetti per fascia l’età (dati correnti delle nuove infezioni), stima degli infetti modellizzata anche rispetto ai dati dello studio di prevalenza”. Il Veneto è ancora, con 91 punti su 100, la Regione più avanti nell’indice regionale dei vaccini elaborato settimanalmente da YouTrend, secondo i dati aggiornati al 3 maggio. Seguono, tra 85 e 90 punti, la Provincia autonoma di Trento e la Lombardia, mentre continua a essere ultima la Sicilia (56 punti su 100). A essere cresciute di più rispetto a una settimana fa sono Puglia e Abruzzo, entrambe di 10 punti. Altra questione molto sentita, quella del coprifuoco: “Le Regioni hanno proposto di ampliare alle 23 il coprifuoco così da permettere di lavorare la sera. Dobbiamo guardare anche a quelle attività che sono ancora chiuse per andare verso un processo di riaperture in sicurezza. Penso a palestre, settore wedding…”: lo ha scritto ieri mattina su Twitter il governatore del Friuli Venezia Giulia e presidente della Conferenza delle Regioni Massimiliano Fedriga. “E’ da un mese intero che va avanti questa opera positiva di messa in sicurezza e di ritorno alla normalità. Se i dati continueranno ad essere positivi, accanirsi con chiusure, divieti, multe e coprifuoco non avrebbe una ragione concreta ma solo una ragione ideologica”, ha ribadito Matteo Salvini, leader della Lega, a ‘Reteveneta’. Sul punto si è espresso con maggiore cautela Nicola Zingaretti del Pd, ospite ieri mattina di ‘Agorà’ su Rai 3, ricordando che “il tasso di contagio sta scendendo e i morti calano anche perché c’è il coprifuoco, anche perché abbiamo capito che bisogna legare la rimozione di alcune misure al calo dei contagi’’. “Siamo tutti d’accordo che il coprifuoco debba essere superato e stiamo lavorando per superarlo il prima possibile”, si è limitato a dire il ministro degli Esteri Luigi Di Maio da Londra, dove si trova per il G7.

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