17 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 17 Giugno 2021 alle 19:23:30

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Investire sull’archeologia per la rinascita della città

foto di Il prof. Giorgio Rocco
Il prof. Giorgio Rocco

La questione archeologica a Taranto è un dibattito avvertito come essenziale per dare una svolta anche economica e turistica alla città, focalizzata sul tema Anfiteatro Romano. Ne abbiamo avuto conferma nella recente dichiarazione di Giorgio Rocco, ordinario di Storia dell’Architettura Antica e direttore della DICAR, la Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio del Politecnico di Bari.

Il suo intervento nel recente primo incontro webinar “Dialoghi di archeologia” organizzato dall’associazione “La città che vogliamo” col gruppo whatsapp “Città e cultura”, presieduti da Gianni Liviano ha messo, come dir si suole, il… dito sulla piaga di una città che, pur essendo millenaria per la sua antica storia magnogreca, ancora non riesce a rendere visibile e fruibile il suo glorioso passato. Con delle domande che i cittadini più sensibili alla memoria archeologica tarantina si vanno ponendo, scandiremo la dichiarazione, riportata integralmente e fedelmente, da Giorgio Rocco. Facciamo buon uso dei suoi suggerimenti e teniamo viva la discussione senza mai dimenticare che Taranto, nel suo DNA, ha l’archeologia, un passato da ben valorizzare e su cui investire per la sua rinascita.

LA QUESTIONE ARCHEOLOGICA TARANTINA
«Ho ascoltato con molto interesse – ha detto il prof. Rocco – l’intervento del prof. D’Andria che solleva un punto non secondario ed affronta il tema Anfiteatro come approccio iniziale, forse, per aprire su Taranto una questione archeologica che a mio avviso ha tutti gli elementi per avere una rilevanza centrale particolarmente significativa non solo per i trascorsi della città, ma anche per il momento particolare che Taranto sta vivendo: ovvero, il fallimento del progetto di industrializzazione che non può lasciare il vuoto, naturalmente. La cosa che appare comunemente più ovvia, ma che troppo spesso non è percepita, è riconoscere quali sono le tipicità dei luoghi e cercare di dare, a quelle tipicità, lo spazio e i modi di una loro rappresentazione e concretizzazione anche sotto l’aspetto, diciamo, della realtà culturale ma anche produttiva economica di un centro, proprio avvalendosi di queste sue specificità. E Taranto la specificità archeologica ce l’ha, evidentemente.

COME AFFRONTARE UNO SCAVO ARCHEOLOGICO NELL’EX MERCATO COPERTO PER LIBERARE L’ANFITEATRO ROMANO
«Il tema sollevato dal prof. D’Andria verte sull’idea che uno scavo archeologico che liberi una parte consistente dell’Anfiteatro non possa, poi, essere coperto – continua Giorgio Rocco – Su questo voglio essere anch’io abbastanza chiaro. Si parla di “realtà aumentata”, si parla di tante cose; ma guardate: la realtà quella che veramente incide sul tessuto di un centro, è la realtà oggettiva; poter vedere il monumento e non vedere ipotetiche ricostruzioni! Più o meno credibili, più o meno pittoresche e avere la materia dell’archeologia presente. Condivido pienamente questa ipotesi; posso capire le difficoltà e mi pare di averle intuite dagli interventi del Soprintendente e in parte forse anche dell’assessore; ma io credo che invece la sua centralità sia questa: lasciare i resti archeologici dopo lo scavo nei modi e nelle forme che così chiaramente ha descritto il prof. D’Andria, sia una necessità per restituire alla città dei frammenti di un passato che appaiano nella loro consistenza materiale».

ABBATTIMENTO DELLA STRUTTURA
Il Mercato Coperto – ha dichiarato nel webinar su citato Rocco – è una struttura fine Ottocento primi Novecento non di grandissimo valore archeologico né monumentale, per essere sinceri, e forse sarebbe pensabile liberare l’intera insula. Capisco che è una cosa molto estrema, ma almeno la corte centrale, come ha avanzato nel recente intervento il prof. D’Andria, mi pare più che praticabile. Sinceramente – continua – il problema del parcheggio delle autovetture mi pare molto marginale né penso che tale problema possa essere poi risolto con coperture metalliche. No, scusate, se si fa lo scavo e si porta alla luce una realtà archeologica quella realtà archeologica deve essere sotto gli occhi di tutti, deve essere uno degli elementi caratterizzanti quel quartiere e quindi deve essere un polo di attrattività oggettiva; non dev’essere l’occasione di esercitazioni più o meno pittoresche di architettura tecnologica applicata. Chiaramente posso capire che questo possa provocare alcune difficoltà, ma a mio avviso le conseguenze di un atto così significativo avrebbero una ricaduta tutt’altro che secondaria anche sotto l’aspetto dell’impatto psicologico sulla cittadinanza ».

RICADUTE SULLA CITTÀ DELLO SCAVO ARCHEOLOGICO NEL SITO DI PIAZZA COPERTA
«Riscoprire realmente e fisicamente i resti di una città di cui purtroppo assai poco sopravvive alla vista – sottolinea Rocco – sarebbe un elemento fondamentale e naturalmente innescherebbe allora un processo che poi potrebbe allargarsi; l’intervento del prof. Greco sul Parco del Mar Piccolo è altrettanto interessante. È chiaro che lì potremmo proseguire magari con ulteriori operazioni archeologiche, verificare se sia possibile portare alla luce altri frammenti di questo contesto archeologicamente importantissimo di Taranto».

ALTRI CONTESTI ARCHEOLOGICI DA VALORIZZARE
Nella Città Vecchia il complesso di Piazza Castello ma anche del tempio, è vero conosciuto e in parte conservato al di sotto di San Domenico ma, diciamo la verità, rimasto inedito sotto l’aspetto degli studi sino ad oggi – rimarca il prof. Rocco – Ho avuto modo di occuparmene io stesso in tempi recenti e magari vorrei tornare ad occuparmene. Anche lì: è possibile che una realtà del genere venga sostanzialmente trascurata?»

ANFITEATRO ROMANO ED UNIVERSITÀ
Un’operazione come quella dell’Anfiteatro potrebbe aprire la strada ad un processo più ampio, più complesso di coinvolgimento non solo delle realtà locali, ma anche delle Università che, detto tra noi (parlo anche del Politecnico) se devono essere presenti a Taranto si facciano sentire e si facciano vedere, perché se sono presenti rimanendo all’interno dei palazzi non serve a nulla e Taranto non sarà una sede universitaria – continua Giorgio Rocco – O riusciamo a portar fuori dalle sedi universitarie le tematiche che vengono affrontate: quello che volevo fare con la Scuola di Specializzazione, poi purtroppo il covid non ci ha aiutato da questo punto di vista: queste strutture devono procedere attraverso convegni, conferenze, incontri che coinvolgano la cittadinanza, se no è inutile portare le Università a Taranto. non serve a niente. Dobbiamo trovare lo spazio di ricostruire un’identità culturale che coinvolga quanto possibile una cittadinanza colpita da scelte produttive politiche che, purtroppo, si sono rivelate oggettivamente disastrose. L’approccio a Taranto per chi viene da fuori è a dir poco agghiacciante, scusate se è poco. Una città bellissima ma per giungere a quella città, alla veduta sul Mar Grande e Mar Piccolo, si attraversa un contesto agghiacciante – ripete Giorgio Rocco – che è quello dell’ex Italsider. Anche quello non gioca a favore di Taranto, come, bizzarramente, un’autostrada che si ferma… 20 km prima! I collegamenti ferroviari sono a dir poco molto modesti. Taranto non è ben collegata e l’arrivo a Taranto non è costruito in maniera tale da valorizzare il contesto paesaggistico che, assicuro, è unico e sorprendentemente, ma viene in buona parte oscurato da sopravvivenza di una struttura industriale e dico sopravvivenza perché poi, paradossalmente, al di là delle parti funzionanti ancora oggi, ci sono ruderi di parti abbandonate di quella struttura che rimangono in piedi abbandonate lungo un percorso di avvicinamento alla città. Sinceramente forse anche su quello qualche pensiero andrà fatto».

PERCORSO DI AVVICINAMENTO AL CENTRO URBANO E SVILUPPO DELLE PROFESSIONALITÀ
Riguardo al coinvolgimento dei professionisti – ha aggiunto il prof. Rocco – penso agli urbanisti, pianificatori, architetti e non parlo di architetti come me che m’interesso dell’antico, ma che hanno come campo di interesse il contesto contemporaneo: devono essere coinvolti riguardo al percorso di avvicinamento alla città. Voglio ricordare che c’è forse il più importante Museo della Magna Grecia, c’è un contesto paesaggistico unico, un Lungomare stupendo; devo dire la verità: il Lungomare monumentale è stupendo! Quegli edifici del Lungomare vanno protetti tanto quanto quelli della Città Vecchia, perché è un caso unico anche quello; non è un caso tanto marginale. Come operare in questo senso?

IL COINVOLGIMENTO DELLA SOPRINTENDENZA
Il coinvolgimento della Soprintendenza è fondamentale per operare in tal senso. Salutiamo con molto favore il ritorno della Soprintendenza a Taranto. Lo ricordiamo: una delle più antiche Soprintendenze d’Italia. È stata cancellata per un periodo fortunatamente breve e questo è un motivo per noi di grande soddisfazione.

Giovanna Bonivento Pupino

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