16 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 16 Giugno 2021 alle 07:01:57

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Cesare Brandi: la giornata tarantina del filosofo dell’arte senese

foto di Cesare Brandi
Cesare Brandi

La milanese Silvana editoriale ha edito poche settimane fa “Scritti su Cesare Brandi 1946 – 2017. Un incantevole compagno di strada”, a cura di Vittorio Brandi-Rubiu, con un saggio di Giuseppe Appella. ‘Progettare un libro che raccogliesse i saggi, le prefazioni, gli articoli, spesso occasionali, scritti su Brandi dal 1946 al 2017 (…)’, per ‘un’antologia ragionata degli scritti non di Brandi, ma su Brandi’, scrive Vittorio Brandi- Rubiu. E Giuseppe Appella nella introduzione: ‘L’impresa di Brandi, incantevole compagno di strada, viene ripercorsa nelle pagine di questo libro che attraverso il suo scrittore, il filosofo dell’arte, la forma del saggio, il teorico del restauro, il critico e lo storico dell’arte, in un arco temporale che copre ben settantuno anni, riunisce contributi capaci di sviluppare una sorta di colloquio, postumo, di esplorare linee egemoni e canoni novecenteschi, fatti essenziali e dissertazioni di estetica, non escluse forme innovative tali da delineare un profilo del Maestro i cui esiti straordinari hanno tracciato un solco indelebile nella stessa storia della letteratura’. Con la conferma che riprende il celebre detto dedicato a Longhi (maestro di Brandi) ‘oggi non possiamo non dirci brandiani’.

Fra i sessantotto protagonisti dell’antologia qui solo pochi nomi: Benedetto Croce, Alberto Arbasino, Giulio Carlo Argan, Carlo Bo, Dino Buzzati, Roberto Barzanti, Giovanni Carandente, Emilio Cecchi, Umberto Eco, Franco Fortini, Eugenio Montale, Bonito Oliva, Geno Pampaloni, Gio Ponti, Luigi Russo, Vittorio Sgarbi, Claudio Strinati, Cesare Segre, Massimo Carboni, Fabio Sargentini, Enzo Siciliano, Paolo D’Angelo, Maria Luisa Spaziani, Marco Tonelli, Marco Valsecchi, Bruno Zevi. Vi compaiono anche due miei lavori, ai quali sono fortemente legato per il loro significato rispetto l’opera del grande scrittore senese ed il suo impegno verso i nostri luoghi. Già segnalati in alcune recensioni, qui racconterò gli eventi, notazioni a margine.

FEBBRAIO 1982: OMAGGIO A CESARE BRANDI A TARANTO
Nel febbraio del 1982, l’associazione culturale Gruppo Taranto (coinvolgendo Comune e Provincia) svolse una giornata di ‘Omaggio a Cesare Brandi’ che emozionò l’intera città e si ebbe oltre mille persone di pubblico. Maurizio Calvesi, Vittorio Rubiu e Leone Piccioni tennero i loro lavori di approfondimento critico, dopo la mia spiegazione dell’evento. Gli atti del convegno costituirono la prima ed efficace monografia dell’opera di Brandi, completata da una eccellente bio bibliografia a cura di Vittorio Rubiu. C’era la mia prefazione, che fu subito bene accolta. Ed è il lavoro che i curatori hanno inserito nell’antologia ora pubblicata. Appella scrive ‘non possiamo non dirci brandiani’, e mi ha dato un pizzico di commozione. Nella bella giornata tarantina fu dichiarato con forza. I quattro ospiti (cinque, con il giovane figlio di Piccioni), giunsero per tempo nella mattinata del giorno prima, come concordato. Sistematisi nell’albergo, ci chiesero di fare un giro per la città. Ci recammo al ponte girevole, con il suo fascino imperituro, ‘luogo comune come la Torre Eiffel’ aveva scritto nel celebre Hermaphrodito Alberto Savinio. Ci fermammo nella piazza del Comune, dove sarebbe dovuta nascere la statua di Nino Franchina per Paisiello, la splendida spirale astratta che la perfida miopia di alcuni aveva negato alla città (pagina dolorosa per Brandi, che aveva fatto parte della giuria del concorso).

Ci fermammo in un bar e gli amici vollero leggere il paginone di terza del Corriere del Giorno: a caratteri cubitali ‘Omaggio al Pellegrino di Puglia’, con un intervento di Franco Pulinas ed uno del sottoscritto e l’indicazione del vasto Comitato cittadino. Per il pranzo avevamo prenotato un ristorante di quelli del buon pesce: se non a Taranto, dove? Ci recammo al ben noto Rosso Blu; si intuiva a chi fosse dedicata l’intitolazione. Prendemmo posto, mentre alcuni dei giovani che guidavano con me l’associazione avvertivano il proprietario di portarsi al meglio perché il suo locale ospitava una personalità di assoluto valore. Tra i presenti, tutti, c’era però un velo di tristezza perché quattro giorni prima il caro comune amico Antonio Rizzo era stato ricoverato in ospedale: un problema che si sperava si risolvesse (poi purtroppo così non fu).

Durante il pranzo si ragionò dell’organizzazione degli interventi del giorno seguente, quelli della mattinata e quelli della serata, che sarebbe stata dedicata al restauro del Centro storico, Taranto vecchia. C’erano i primi restauri (Vicoli uno), e così per il pomeriggio organizzammo una visita. Durante il pranzo il moderno umanista, l’autore di formidabili opere legate all’arte ed alla civiltà, colui che Buzzati aveva definito “un pozzo di scienza”, si rivelò un gioviale commensale. E gli altri ospiti non furono da meno. Intanto il dapifero (il ristoratore per Savinio) era felice e infervorato; Brandi si complimentò con lui. Qualcuno dei giovani, nell’atmosfera diventata cameratesca, lo incoraggiò a farci ‘uno sconto quasi impossibile’. Fu allora che il festeggiato prese un foglio di carta e, tra la sorpresa generale, vergò una filastrocca in rima intitolata al Rosso Blu. ‘Come il Rosso e Blu non ce n’è più / Cara Taranto greca / solo la sorte bieca / infierisce sul tuo mare / grande o piccolo che sia / ma senza uguale / Ora col Rosso e Blu / hai qualcosa di più. / Non si riesce / in nessuna parte del mondo / a mangiare un miglior pesce’. Regalata al felicissimo ristoratore produsse il più elevato sconto della storia del locale; ma io, che conservo con il Gruppo Taranto gli originali di numerosissimi documenti autografi di Brandi, non ho quella filastrocca se non in fotocopia. La mattina seguente vide le relazioni, il saluto delle autorità, i festeggiamenti. Il vice sindaco Lamanna regalò al festeggiato alcuni testi su Taranto. Il Gruppo Taranto gli consegnò una copia in oro della medaglia che ai tempi si assegnava ai vincitori del Premio Taranto, con una pergamena che recitava: ‘All’instancabile Pellegrino di Puglia / questo calco d’oro / di una moneta tarantina del IV secolo / opera insigne di bulino greco. / Dagli amici tarantini e dalla Taranto riconoscente’. Il testo era di Antonio Rizzo. Aggiungemmo inoltre una litografia di Armando Pizzinato ispirata alle ‘Morti bianche’ dell’Italsider.

La riconoscenza andava innanzitutto all’impegno brandiano che nel 1969 aveva salvato Taranto vecchia dai barbari della speculazione edilizia. La serata fu dedicata proprio allo stato del restauro del Centro storico, già iniziato nel rispetto del Piano Blandino. Maurizio Calvesi, Cesare Brandi e il sottoscritto relazionarono. Quella sera si sviluppò un dibattito al quale partecipò lo stesso architetto Franco Blandino. Calvesi e Brandi dichiararono la loro stima per quel progetto di restauro: le riflessioni del dibattito videro una ripresa dell’attenzione al problema, almeno per qualche tempo. ‘Il Borgo e Mar Piccolo: subito due restauri che continuino l’opera già iniziata sull’Isola’, fu il titolo del paginone che la terza del Corriere del Giorno dedicò alla serata: nella pagina anche gli interventi di Calvesi e Brandi; quest’ultimo apparso qualche anno fa nel bel libro ‘Il patrimonio insidiato’ (Editori Riuniti, Roma). Dopo cena accompagnammo gli ospiti alla stazione. Gli obblighi universitari premevano. Ci salutammo da vecchi amici. Presto ci giunse per telegramma un grazie dal Maestro: ‘Gratissimo indimenticabili festeggiamenti invio saluti riconoscenti’ (Roma, 22 febbraio 1982). Nel tono della più consolidata amicizia risposi: ‘Dalle rive del Mar Piccolo a via Condotti. Roma e Taranto hanno un solo Cesare. Fervidi sentitissimi auguri / Aldo Perrone et Gruppo Taranto’. (3 marzo 1982).

La fraterna risposta in una lettera: ‘Caro Perrone, sono molto grato del telegramma che Lei e il Gruppo Taranto mi avete inviato, e che ha riportato… alle mie orecchie cesaree l’eco dell’indimenticabile giornata tarentina. Con affetto e amicizia Cesare Brandi’. Riuscimmo a completare la stampa della monografia su Brandi, autori Calvesi, Piccioni, Rubiu. ‘Il libro è assai decoroso’, giunse la sua stima, che si tramutò in una dedica: ‘Agli amici del Gruppo Taranto, autori di questo libro così caro al mio cuore, la riconoscenza di Cesare Brandi’ (14. 1. 83); in inchiostro verde, e, in stilo nera, anche la firma di Vittorio Rubiu. Quell’apprezzamento mi fece sorgere l’idea della ripubblicazione del ‘Martina Franca’, in formato tascabile. Il Maestro si era lamentato perché il testo dello splendido libro d’arte dell’Apollinaire fosse restato ‘tra intimi’. Promisi che avrei risolto il problema attraverso le Edizioni del Gruppo Taranto. Nuove fotografie e, per introduzione, il bellissimo testo di Dino Buzzati, del Corriere della sera (per l’edizione Apollinaire). La mia presentazione è oggi, appunto, nell’antologia). Ne venne fuori un piccolo miracolo: il libro (1987) si esaurì velocissimamente.

SIENA FESTEGGIA BRANDI NEL GIORNO DEL SUO 80° COMPLEANNO
Per gli ottant’anni del suo grande figlio anche Siena volle svolgere una giornata in suo omaggio; che si tenne (1986) nel salone che si affaccia sulla splendida Piazza del Campo. Gioia e dolore. Il festeggiato era su una sedia a rotelle, dopo l’amputazione delle gambe (ai medici apparsa inevitabile). Fui invitato a parlare appena dopo Arbasino e, credo, Barzanti. Nel mio intervento non dimenticai di ricordare che dalla giornata tarantina di omaggio a Brandi era nata la prima monografia sul festeggiato. La cerimonia fu una pagina di alta qualità di quell’Italia che sa meritarle. Il Sindaco, nel concludere la manifestazione, dichiarò il dovere di produrre al più presto una monografia per il Maestro. Fui quindi costretto a ri-annunciare che tuttavia la nostra monografia era pronta sul tavolo d’ingresso, a disposizione dei presenti. Gratuitamente, per decisione delle Edizioni del Gruppo Taranto. Il Sindaco corse a ringraziarmi, mentre Brandi sorrideva, sornione, lì davanti. Passò poco tempo e ci rivedemmo a Vignano, dove mi recai per consegnargli la copia del ‘Martina Franca’ tascabile, fresco di stampa. Avevo/avevamo tenuto fede alla consegna. Finalmente uno dei capolavori per una città del Sud d’Italia (Rizzo) condiviso da tanti della cultura italiana, sarebbe andato ai lettori più disparati e appassionati. Nella recente ripubblicazione, per la Nave di Teseo – che con un mio saggio presenta il carteggio Brandi/Rizzo che aprì la strada alla nascita di quel testo – nella prefazione Vittorio Sgarbi conferma: «“Martina Franca” è un libro di vera poesia». Sì, Brandi è un vero poeta; poesia è la cifra di ogni sua pagina.

Aldo Perrone

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