18 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 18 Giugno 2021 alle 18:23:13

Cronaca News

I numeri migliorano, ora la Puglia punta al “giallo”

foto di Emergenza coronavirus
Emergenza coronavirus

Numeri in miglioramento. E, oggi, la Puglia potrebbe avere l’ok per passare da lunedì 10 maggio in zona gialla, quella con le restrizioni al livello più basso. Ieri giovedì 6 maggio in Puglia sono stati registrati 11.893 test per l’infezione da Covid-19 coronavirus e sono stati registrati 877 casi positivi: 253 in provincia di Bari, 96 in provincia di Brindisi, 89 nella provincia Bat, 115 in provincia di Foggia, 203 in provincia di Lecce, 123 in provincia di Taranto, 2 casi di residenti fuori regione sono stati riclassificati e attribuiti.

Dall’inizio dell’emergenza sono stati effettuati 2.285.654 test. 188.680 sono i pazienti guariti. 45.475 sono i casi attualmente positivi. Il totale dei casi positivi Covid in Puglia è di 240.192 così suddivisi: 91.782 nella Provincia di Bari; 23.794 nella Provincia Bat; 18.150 nella Provincia di Brindisi; 43.231 nella Provincia di Foggia; 24.343 nella Provincia di Lecce; 37.754 nella Provincia di Taranto; 769 attribuiti a residenti fuori regione; 369 provincia di residenza non nota.

In diminuzione anche i ricoveri nel Tarantino. Come informa la Asl nel suo aggiornamento, alle ore 15.30 del 6 maggio l’ospedale “San Giuseppe Moscati” ospita 57 pazienti affetti da Covid, così distribuiti: 25 presso il reparto Malattie Infettive; 24 presso il reparto di Pneumologia; 8 presso il reparto di Rianimazione. L’ospedale “Giannuzzi” di Manduria ospita 58 pazienti affetti da Covid, così distribuiti: 54 presso il reparto di Medicina; 4 presso il reparto di Rianimazione. L’ospedale “San Pio” di Castellaneta ospita 48 pazienti affetti da Covid presso il reparto di Medicina. L’ospedale “San Marco” di Grottaglie ospita 39 pazienti affetti da Covid, presso il reparto di Medicina. Il presidio ospedaliero “Valle d’Itria” di Martina Franca ospita32 pazienti affetti da Covid presso il reparto di Medicina. La Casa di cura “Santa Rita” ospita 16 pazienti affetti da Covid. Il Centro Ospedaliero Militare di Taranto ospita 13 pazienti risultati positivi al Covid. Il Presidio Covid post acuzie di Mottola ospita 25 pazienti post- Covid. Nelle ultime 24 ore si sono registrati quattro decessi.

Al 5 maggio, in Puglia la percentuale di popolazione che ha completato il ciclo vaccinale è pari 9,5%, sale al 26,3% se si calcola coloro che hanno ricevuto solamente la prima dose di vaccino anti Covid. E’ quanto emerge dal rapporto settimanale della fondazione Gimbe. Tra gli over 80 è stato quasi raggiunto il target: il 66,3% ha completato il ciclo vaccinale ma il 90,3% ha ricevuto almeno una dose, entrambi i dati sopra la media nazionale. Per quanto riguarda, invece, la fascia 70-79 anni, solo il 7,8% è stato immunizzato, il 74,7% ha ottenuto la prima dose. La Puglia risulta essere più indietro nella campagna vaccinale nella fascia di età 60-69 anni: solamente il 37,1% ha ricevuto la prima dose di vaccino, sotto la media nazionale, l’8,2% ha completato il ciclo ma in questo gruppo rientrano anche molti operatori sanitari vaccinati durante la «fase 1». Sempre dal report del Gruppo italiano per la medicina basata sulle evidenze emerge il miglioramento degli indicatori nella settimana dal 28 aprile al 4 maggio: il calo dei nuovi contagi è stato pari al 14,8 per cento e i pugliesi attualmente positivi ogni 100mila residenti sono passati da quota 1.231 a 1.179.

Il monitoraggio evidenzia la forte riduzione di nuovi casi setti-manali rispetto ai sette giorni precedenti: nella settimana tra il 21 e il 27 aprile la flessione era stata del 7,8 per cento, valore che questa volta si è quasi raddoppiato. Resta ancora sopra la soglia critica il tasso di occupazione dei posti letto, sia nei reparti di area medica – fra Malattie infettive e Pneumologia siamo al 42 per cento – sia in Terapia intensiva, dove risulta occupato il 34 per cento dei letti disponibili (il livello di guardia è al 40 e 30 per cento, secondo quanto stabilito dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali).

«Puglia verso il giallo, insieme probabilmente a Basilicata e Calabria. Valle d’Aosta di nuovo arancione, insieme alla Sicilia. Sardegna in bilico» scrive nella sua edizione online Il Sole 24Ore. Per il quotidiano di Confindustria, “è questo il quadro attuale in vista del monitoraggio di venerdì 7 maggio (oggi, ndr) che vedrà quasi tutta la cartina geografica colorarsi di giallo (ristoranti e bar con tavoli all’aperto a pranzo e a cena; ingresso consentito in ci-nema, teatri e musei sia pure con capienza limitata, spostamenti liberi verso altre regioni gialle). Va monitorato l’indice Rt (indice di velocità del contagio) dopo il leggero rialzo (0.85) registrato la scorsa settimana. La stima non sarà ancora influenzata dalle parziali riaperture del 26 aprile. «La Puglia è diventata arancione il 26 aprile. E già da due settimana ha numeri da zona gialla» ricorda Il Sole 24Ore. «Il tasso di occupazione di posti letto in terapia intensiva di pazienti Covid (34%) resta sopra la soglia critica del 30 per cento. Ma il trend è positivo e la zona gialla a portata di mano.

“La situazione continua a migliorare – è il virgolettato attribuito all’assessore regionale alla Sanità Pierluigi Lopalco – abbiamo un Rt calcolato da noi inferiore a 1, tassi di occupazione dei posti letto in miglioramento, non ci sono focolai in ospedali e Rsa”. Dovrebbero essere promosse nella fascia con minori restrizioni anche Basilicata e Calabria.Ricapitoliamo le regole in vigore, che non sono state modificate dal nuovo decreto anti Covid che disciplina le riaperture. Sono obbligatori quattordici giorni in un livello di rischio o scenario inferiore a quello che ha determinato le misure restrittive. E i parametri da rispettare sono: Rt (l’indice che misura la velocità del contagio) sotto 1 e “rischio complessivo” basso o moderato. Un indicatore quest’ultimo risultato del calcolo di 21 parametri, dalla comparsa dei nuovi focolai al tasso di occupazione di ospedali e terapie intensive. Non sono obbligatorie due settimane in fascia arancione per poter essere “promossi”. Ne può bastare anche una. La decisione spetta alla cabina di regia del ministero della Salute». Siamo quasi alla fine di questo “secondo lockdown” e i dati che emergono da studi effettuati dal Consiglio nazionale degli psicologi raccontano di livelli di stress elevati e in crescita per la maggior parte della popolazione. Il dato che fa maggiormente riflettere è il calo della preoccupazione per il Covid a fronte dell’aumento del peso psicologico causato dalla mancanza o dalla perdita di lavoro e di rapporti interpersonali, in particolare con figli e colleghi di lavoro, e in generale per la mancanza di benessere psicofisico soggettivo. Il monitoraggio è iniziato nell’ottobre 2019 e proseguito sino ad oggi dal Centro Studi del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi in collaborazione con l’Istituto Piepoli.

Nella rilevazione del 27 aprile è emerso che il 39% della popolazione ha un livello di stress elevato, con un calo dell’emergenza Coronavirus (dal 58% di febbraio-marzo al 40%) e un incremento di stress riguardo la condizione economica (oggi al 31% contro un 25% degli ultimi mesi) e del peso di fattori psicorelazionali (rapporti familiari, con i figli, con i colleghi di lavoro, benessere soggettivo) oggi al 21% contro un 15%. “Avevamo già contezza della difficoltà di gestione emotiva di cui il Covid ha sovraccaricato le fasce più fragili, ma oggi siamo in grado di stabilire quanto immaginavamo con dati precisi: alle donne e ai giovani è toccato pagare le conseguenze psicologiche più importanti” afferma il presidente dell’Ordine degli psicologi di Puglia Vincenzo Gesualdo a fronte di questi nuovi dati, commentati anche dal Consiglio nazionale. “Le donne, soprattutto le mamme, si sono sovraccaricate di lavoro senza poter contare su valvole di sfogo esterne alla casa e alla famiglia” prosegue Gesualdo. “Oltre al lavoro da svolgere in casa, per chi ne ha uno, hanno dovuto seguire lo studio dei figli, la gestione delle tensioni che evidentemente sono state amplificate dalle restrizioni e dalla convivenza forzata, e tutte le incombenze domestiche”. Gesualdo sottolinea che “per i più giovani probabilmente è stato un carico ancora più pesante non potendo svolgere le normali attività con i propri amici, fondamentali per la crescita in fase adolescenziale per la formazione del proprio carattere e della crescita nella società. Moltissimi di loro sono talmente isolati da aver dichiarato di non aver più voglia di uscire nemmeno quando si potrà. Sono spaventati e bloccati, e questo inficerà certamente la capacità relazionale di alcuni di loro”.

Gli aspetti psicorelazionali non sono più una conseguenza dello stress causato dal Covid, bensì sono diventati la causa stessa dello stress. “Questo tocca la nostra categoria in maniera particolare poiché in molti casi affidarsi ad uno specialista per recuperare il benessere psicofisico si rivela una scelta difficile da affrontare ma che può regalare un vero risveglio per la mente e per il corpo e dare nuova energia per accettare noi stessi, affrontando il nostro presente con nuova consapevolezza” conclude Gesualdo. “Una delle riaperture più attese è quella del wedding e delle cerimonie. Il matrimonio è una delle scelte di vita di tanti giovani che la pandemia ha reso impraticabile. Gli operatori si sono mossi con grande attenzione e responsabilità, provando a stendere uno schema di protocollo che consenta di operare in sicurezza, mutuando quello che accade ormai in maniera regolare sulle navi da crociera.

Un protocollo che ci hanno presentato e che io e la presidente del gruppo del Pd al Senato Simona Malpezzi abbiamo voluto inviare al presidente del Cts Locatelli, perché si possa validarne l’operatività e offrire al governo uno strumento per riaprire in sicurezza e non chiudere mai più il settore del wedding”: lo dice il senatore del Pd Dario Stefàno, presidente della Commissione Politiche Ue. “Credo – continua Stefàno – che sia necessaria una risposta perché le riaperture sono necessarie ed è altrettanto necessario riaprire per non chiudere più, tanto più quando si tratta di dover programmare una cerimonia complessa com’è il matrimonio. La mia richiesta al Cts e al governo è di esaminare con celerità questo schema di protocollo di sicurezza per i matrimoni e le cerimonie, perché i giovani hanno diritto di riappropriarsi del loro futuro e un intero settore ha diritto di ricominciare a lavorare in sicurezza”.

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