25 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 24 Giugno 2021 alle 18:55:18

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Lettera aperta di Antonio Fornaro, storico delle tradizioni, al patrono della città, celebrato dai tarantini il 10 maggio

foto di San Cataldo
San Cataldo

Questa settimana, in coincidenza con la festa in onore di San Cataldo, patrono di Taranto, Antonio Fornaro, ideatore e curatore di questa rubrica, ha scritto una lettera aperta a San Cataldo. Questi i santi della settimana: Acacio, Isaia, Cataldo, Mamerto, Pancrazio e Mattia Apostolo. Questa settimana la Chiesa cattolica festeggia la Madonna di Pompei, la Madonna di Fatima e la Madonna del Frassino.

Questi i detti della settimana: “Se di maggio non arriva l’otto, non ti togliere il cappello e il cappotto”, “A San Cataldo va via il freddo e arriva il caldo”, “San Cataldo è amante dei forestieri”, “Vuole il pregio di San Cataldo”, “Siamo andati alla festa di san Cataldo”, “Non ti far pregare come San Cataldo”, “San Cataldo metti la mano tua!”. Due le effemeridi di questa settimana di Giuseppe Cravero: il 9 maggio 1740 nasce Giovanni Paisiello nella Città Antica di Taranto. L’11 maggio 1891 la statua di San Cataldo viene inviata a Napoli per il restauro, ma al suo posto ne arriverà una nuova. Queste le effemeridi di Fornaro: il 9 maggio 1466 muore a Lecce la Regina Maria D’Enghien. Il 13 maggio 1569 il Cardinale Girolamo De Corrigio diventa arcivescovo di Taranto.

Il 14 maggio 1657, scavando nel Duomo di Taranto, si trova una iscrizione di Columella che era coevo di Seneca e che forse morì a Taranto Il 13 maggio 1540 viene fondata la Confraternita del SS. Sacramento. L’11 maggio 1860 unitamente ai mille garibaldini che sbarcano a Marsala è anche presente il tarantino Nicola Mignogna. Il 9 maggio 1944 l’archeologo Ciro Drago diventa sindaco di Taranto. L’8 maggio 1921 muore il giovane Domenico Mastronuzzi nel corso di un conflitto a fuoco con i carabinieri. A questo giovane sarà intitolato l’edificio scolastico che prese il posto dell’abbattuto Monastero di San Giovanni. Caduto il fascismo, a questo edificio fu tolto il nome di Mastronuzzi e l’edificio fu intitolato al poeta dialettale tarantino Emilio Consiglio.

Questo il testo della lettera aperta indirizzata da Fornaro a San Cataldo che di seguito riportiamo: “Caro San Cataldo, mi permetto di scriverti nell’imminenza della tua festa del 10 maggio che vede stretta attorno a te la Chiesa diocesana tarantina e i suoi fedeli. Ne è passato di tempo da quando, inviato da Dio, giungesti nella nostra città per insegnarci la fede in Cristo. Fosti prodigo nel fare miracoli in vita e in morte. Il tuo corpo è sepolto dietro l’altare del Cappellone del Duomo e sei splendente nell’affrescata volta dello stesso Cappellone dipinto dal pittore Paolo De Matteis nel 1713. Quante leggende sono sorte intorno a te e ancora oggi qualche storico ti vuole nato non in Irlanda ma di origine longobarda. A noi interessa che tu resterai sempre il nostro celeste patrono. La tua presenza iconografica si estende dal Duomo al Palazzo Arcivescovile, al Museo Diocesano e continua nel Porto Mercantile e nel citro del Mar Grande che porta il tuo nome.

Non badare se non sono numerosi come ieri i tarantini che portano il tuo nome. Il tuo nome valica i confini regionali e nazionali per continuare in Francia, a Malta, nel Burundi e in India. In Sicilia un paese porta il tuo nome. Noi tarantini ti abbiamo riprodotto su tele, ti abbiamo scolpito nella pietra e ti abbiamo fatto costruire la prima statua in argento che i tarantini venerarono dal 1465 al 1891. Poi quella statua fu mandata a Napoli per essere restaurata e non fece più ritorno.Nella fredda giornata dell’8 maggio 1892 giunse da Napoli quel capolavoro di statua del Catello che dopo 91 anni, nella tragica notte tra il 1° e il 2 dicembre 1983, fu rubata da ignoti ladri. Dopo un anno l’artista grottagliese Orazio Del Monaco ti fece una nuova statua d’argento ma risultò pesante e fu sostituita da quella attuale di Virgilio Mortet. La nuova statua giunse sulla motonave Tremiti il 4 maggio del 2003. Partì alla base navale di Chiapparo e sbarcò al Castello Aragonese di Taranto in un tripudio di folla. Il resto della storia la conosci molto bene e sai anche che i tarantini ti hanno sempre voluto tanto bene da portarti in processione l’8 maggio per mare e il 10 maggio per terra.

Questa maledetta pandemia, purtroppo, da due anni ha fatto cancellare le due nostre belle processioni in tuo onore. Caro San Cataldo, mi avvio alla conclusione ricordandoti che i nostri padri così ti invocavano: ‘San Cataldo mio benigno di pregarti non sono degno. Come nostro protettore prega tu Nostro Signore. Liberaci San Cataldo da flagelli e da terremoti, da fulmini e tempeste, da guerre, fame e peste’. Tu sai anche che da due anni il Covid 19 ha provocato la morte di molti tarantini. Ma a Taranto abbiamo anche il drammatico problema dell’inquinamento ambientale che uccide molti bimbi innocenti. Ci piange il cuore per tutto ciò e anche per tanti lavoratori che hanno perso il lavoro, per i giovani disoccupati, per i drogati, per gli sbandati, per i poveri che non possono mangiare e per i senza tetto. L’elenco è lungo, come vedi, e per la tua festa ti chiediamo di farci un regalo, quello di chiedere a Dio di cancellare tutte le negatività che ti ho elencate. Facci questo regalo, caro San Cataldo!”.

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