22 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 22 Giugno 2021 alle 07:26:25

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Il trionfo canzonatorio della maschera

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Il trionfo canzonatorio della maschera

Lui faceva l’impiegato. Tutto sommato, però, lavorare era meno noioso che divertirsi. Si guardava allo specchio e vedeva riflessa la sua maschera. Non si sentiva più una persona, ma un incaricato di faccende. Il mondo non era più quello che padroneggiava da ragazzo. Non lo riconosceva e non si riconosceva più. Dov’erano finiti la falce e il martello, la voglia di aiutare il prossimo, la testardaggine nell’essere sempre dalla parte degli “sfigati”, il desiderio di ciò che non conosceva? Le belle idee erano alle spalle. Non andava più neanche a votare. Si era ripromesso, donchisciottescamente, che avrebbe ripreso in mano la matitina delle elezioni solo quando l’articolo uno della Costituzione avrebbe sancito: “L’Italia è una Repubblica Socialista fondata sull’uguaglianza”.

Era disposto al compromesso dell’estromissione del termine “socialista”, ma a tutto il resto non poteva in nessun modo rinunciare. Se proprio doveva rinunciare avrebbe preferito, almeno, votare contro. Da tempo ormai il cinismo aveva cominciato il suo cesellamento quotidiano che portava a farlo somigliare sempre di più alla sua categoria lavorativa. Crescendo, senza rendersene conto, era sbucato nelle cose della vita. Non andava e non fantasticava oltre l’ordinario che gli capitava. Adesso si guardava vivere. Era come se tutto allo stesso tempo gli fosse estraneo e familiare. Era sempre sulla soglia dell’esistenza. Ogni tanto faceva qualche incursione un po’ di qua e un po’ di là.

Non si lasciava, però, coinvolgere più di tanto e quando gli capitava, subito si chiamava fuori. Forse aveva paura di perdersi più di quanto già si sentisse smarrito con se stesso. Era legato alle sue cose perché non pretendevano reciprocità e perché avevano capito come stare al mondo. Pensava spesso alla frase di un personaggio di Felisberto Hernández: gli oggetti acquistavano un’anima a mano a mano che entravano in rapporto con le persone. A Lui accadeva che più la sua persona era a contatto con i suoi oggetti più la sua anima diveniva una cosa. A vivere era proprio un dilettante; non aveva l’aria di essere uno navigato nella quotidianità. Tutte le sue giornate si concludevano con il rientro a casa: – con l’abito della brava persona in ordine, cercando sempre di scrollarsi di dosso, quasi come forfora, eventuali residui di sogni e di baci sbagliati; – con le scarpe, sempre lo stesso modello da anni, più o meno pulite e senza le tracce di appuntamenti adulteri; – con il cruccio di non aver abbandonato chissà dove le chiavi, il telefonino e la stima per se stesso. Meno male che c’erano le donne. Ma più che incontri con l’altro sesso erano incontri con se stesso. E proprio su quel piacevolissimo terreno si sarebbe materializzata la più grande sconfitta della sua vita: il declino definitivo della sua anima e il trionfo canzonatorio della sua maschera.

 

Leo Tenneriello

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