25 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 24 Giugno 2021 alle 18:55:18

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Taranto com’era. Il Convento dei Celestini dagli inizi del ‘900 ad oggi

foto di Il Convento dei Celestini
Il Convento dei Celestini

Taranto, fin dai primi anni del Medioevo, è stata oggetto di insediamento dei più disparati ordini religiosi. Tra gli altri approdarono a Taranto anche i Celestini. Le prime notizie della presenza dei Padri Celestini a Taranto risalgono al 1547. I Padri Celestini avevano a Lecce il Centro del loro Ordine e risiedevano in quel palazzo che appunto ha nome Palazzo dei Celestini, oggi sede della Municipalità di Lecce. L’ordine dei Celestini aveva come compito il soccorso ai pellegrini e agli ammalati che venivano curati nell’ospedale Fatebenefratelli.

Nel 1808, essendo stato soppresso l’Ordine dai Francesi, il monastero fu convertito in padiglione militare del Comando di Piazza e ospitò il quartiere generale dell’armata francese. Il grande edificio rimase in piedi, seppure nel più completo abbandono, quasi per un secolo. Si tornò a parlare del Convento dei Celestini nel 1902 quando, Sindaco Vincenzo Damasco, l’Amministrazione comunale affidò all’ingegnere Bazzani l’incarico di redigere un progetto per la risistemazione di Piazza Castello nel quale era prevista la costruzione del Palazzo delle poste previa ovviamente la demolizione del Convento. Si procedette quindi alla demolizione di ciò che restava del Convento ma furono ritrovati rocchi di colonne e capitelli di un tempio greco indizio della presenza in quel sito di un tempio dorico dedicato a Poseidone, (o a Diana secondo Luigi Viola).

I resti di quel tempio erano anche all’interno dell’Oratorio della S.S.Trinità che aveva il suo ingresso su Via Duomo a fianco all’ex Convento di San Michele. Dopo aver demolito il Convento dei Celestini negli anni 70 si procedette anche demolizione dell’ex Oratorio della Confraternita della SS. Trinità nel quale erano incastonate le due colonne che furono portate alla luce e che oggi sono visibili in Piazza Castello sul lato sinistro di Palazzo di città.

Mario Guadagnolo

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