23 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 22 Giugno 2021 alle 16:09:36

Cronaca News

Processo Ambiente Svenduto, “La Corte non emetta una sentenza politica”

foto di Nicola Riva
Nicola Riva

“A voi non si chiede una sentenza politica, una sentenza che cambierà le cose e sarà di monito come dice il pm. A voi si chiede di verificare le responsabilità degli imputati attraverso documenti e testimonianze. Non si chiede un atto di fede nei confronti delle parole dell’accusa”. L’avvocato Pasquale Annichiarico, difensore di Nicola Riva e della società Riva Forni elettrici, si è rivolto con queste parole alla Corte d’Assise. Penultimo legale del collegio difensivo a prendere la parola (l’unico che non ha ancora discusso è il professor Carlo Paliero), Annichiarico, nella sua arringa iniziata martedì 11 maggio, ha evidenziato testimonianze e consulenze che documentano interventi “produttivi e ambientali” per investimenti complessivi “pari a 1 miliardo e 170 milioni di euro”.

Il pubblico ministero Mariano Buccoliero nella requisitoria ha definito l’Ilva dei Riva una “fabbrica di carta”, sostenendo che gli interventi sbandierati servivano a migliorare la produttività dello stabilimento siderurgico e non a migliorare le performance ambientali. “L’accusa delle parole – ha ribattuto l’avvocato Annichiarico- per confutare le tesi scientifiche di professionisti di primo piano è stata costretto a bollarle come formule magiche, tesi senza né capo né coda. Le ha definite persino imbroglio processuale. Le loro consulenze – ha detto riferendosi al professor Consonni e all’ingegnere Fruttuoso – oltre al granitico riscontro documentale da cui il pm rifugge, sono state riscontrate da centinaia di testimoni sia interni all’Ilva, sia, soprattutto, esterni all’Ilva e tutti hanno confermato che quegli investimenti sono stati fatti”. Per il legale di Nicola Riva c’è stata “un’inversione a U del pubblico ministero, un vero e proprio testacoda processuale che lo costringe a sostenere alla fine che le Bat non contano più”. Una tesi che, secondo l’avvocato, ha come obiettivo quello di negare gli interventi effettuati dalla gestione della famiglia Riva.

“Per il pm non valgono gli atti d’intesa, l’Aia, le Mtd del 2005 e le Bat da marzo 2012. Ha fatto il solito discorso sostanzialista. Ha detto che questi Riva, da quando hanno acquistato lo stabilimento di Taranto, dal 1995, non hanno fatto niente tranne qualche opera di maquillage. Ha detto che hanno acquistato una fabbrica in condizioni disastrose e che hanno continuato a tenere un colabrodo. Non vi spiega però che le leggi nel tempo sono diventate più stringenti, abbassando progressivamente i limiti per diossine, benzopirene e Pm10 e non vi spiega come mai questi limiti siano stati complessivamente rispettati. Come è possibile che sia accaduto tutto ciò? Dobbiamo ricorrere ad un affidamento fideistico? Oppure è il risultato di quel miliardo e 170 milioni speso dai Riva e dell’opera tecnico-impiantistica dell’ingegnere Capogrosso e degli altri tecnici imputati. Questo dovrebbe riconoscere il pubblico ministero”.

Una ricostruzione, quella della pubblica accusa, che Annichiarico definisce negazionista: “Il negazionismo dell’accusa è stata la componente caratteristica di questo dibattimento, il negazionismo di questo ultimo anno e mezzo. Il negazionismo, purtroppo, fa parte dell’attualità. Sin dall’inizio della pandemia ci sono stati sin dall’inizio i negazionisti; dicevano che il Covid non esiste. Li avete sentiti i negazionisti dire che questi medici, questi virologi, sono tutti pagati. In questo processo vi abbiamo portato i migliori professionisti. Il pm non ha fatto il controesame ai nostri consulenti tecnici e li ha definiti dei prezzolati. L’altra offesa è stata quella in cui vi ha chiesto una sentenza politica che può cambiare il mondo, che sia di monito. Non dovete emettere una sentenza politica. Non è questo il vostro compito. Voi non dovete dare giudizi politici e morali. Dovete verificare se il pm ha scientificamente provato la sua tesi”. Annichiarico ha citato numerosi testimoni, fra cui l’ispettore del lavoro Fernando Severini, facendo riferimento alle sue dichiarazioni sui presunti “insabbiamenti di un’indagine su sversamenti e scarichi in Mar Piccolo”. Dopo la deposizione di Severini -ha aggiunto il difensoredal pm mi sarei aspettato la richiesta di assoluzione dal capo I”, ossia l’imputazione di avvelenamento di sostanze alimentari che, insieme al disastro ambientale e altri reati è alla base della richiesta di condanna a 25 anni.

L’arringa della difesa di Nicola Riva proseguirà il 12 maggio. Fra la fine di questa settimana e l’inizio della prossima sono previste le repliche di accusa e difesa. Poi il collegio presieduto dal giudice Stefania D’Errico (a latere il togato Fulvia Misserini e sei popolari) entrerà in camera di consiglio per emettere la sentenza nei confronti dei 47 imputati.

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