24 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 23 Giugno 2021 alle 20:01:57

Cronaca News

Vaccini, l’Aifa: «Ecco la verità sulle reazioni»

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Il Commissario per l'emergenza covid Francesco Paolo Figliuolo

Un milione di vaccini anti Covid somministrati al giorno, con l’aiuto di medici di famiglia e farmacie: l’obiettivo lo ha fissato il commissario all’emergenza, il generale dell’Esercito Francesco Paolo Figliuolo. “L’imperativo categorico è accelerare. Abbiamo già fatto molto, ma dobbiamo allungare il passo” le sue parole a La Stampa. “Giugno è il mese clou, quello giusto per dare la spallata. Sarebbe dunque opportuno che da ciascuna Regione venissero smistati i vaccini per medici di medicina generale e farmacie. Anche perché dopo ci sono due mesi in cui molti italiani andranno in ferie e la campagna vaccinale deve finire entro settembre”. L’argomento vaccini, ad ogni buon conto, è di strettissima attualità. “Il vaccino Pfizer è stato studiato per una seconda somministrazione a 21 giorni. Dati su di un più lungo range di somministrazione al momento non ne abbiamo se non nelle osservazioni di vita reale, come è stato fatto in Gran Bretagna.

E’ una valutazione del Cts che ha delle sue basi, osserveremo quello che succede. Come Pfizer dico però di attenersi a quello che è emerso dagli studi scientifici, quindi la somministrazione a 21 giorni, perché questo garantisce i risultati che hanno permesso l’autorizzazione” ha detto a Sky Tg24 Valeria Marino, direttore medico di Pfizer Italia, in merito all’allungamento della finestra per la somministrazione della seconda dose a 35 giorni. “Dobbiamo studiare anche la necessità della terza dose”, ha continuato. “Abbiamo i dati che dimostrano la copertura immunitaria a sei mesi, dobbiamo osservare i successivi sei mesi. Potrebbe essere possibile una terza dose ma forse anche non necessaria, a meno che non intervengano eventuali varianti, in quel caso una dose ‘buster’ potrebbe essere utile. Sul vaccino annuale bisogna essere molto cauti, potrebbe essere necessario entro l’anno o magari entro due”. Marino ha poi ricordato come “gli studi dimostrino l’efficacia del vaccino sulle varianti, in particolare la sudafricana. Vale lo stesso su quella brasiliana. Possiamo sicuramente affermare l’efficacia del vaccini nei loro confronti. L’allarmismo è più relativo alla capacità di diffusione”. “Stiamo lavorando anche ad un inibitore delle proteasi, un farmaco che blocchi la riproduzione del virus.

Siamo ancora nella fase uno, stiamo cercando il dosaggio giusto. E così come si è andati veloci nella scoperta del vaccino pos-siamo farlo anche nella sperimentazione. I tempi nella ricerca – ha detto Marino – non sono mai certi. L’ipotesi è che i trial possano finire entro l’anno, e poi vediamo”. Sono 34 i casi di trombosi segnalati in Italia dopo la somministrazione di dosi del vaccino AstraZeneca. In 22 casi, secondo le news dell’Aifa, i soggetti coinvolti sono donne di età media di 48 anni. Gli altri 12 casi sono relativi a uomini di età media di circa 52 anni. Come è noto, il farmaco è stato raccomandato per soggetti di età superiore ai 60 anni. I dati relativi ai casi di trombosi sono inseriti nel quarto Rapporto di farmacovigilanza sui vaccini Covid-19 pubblicato dall’Aifa.

Il rapporto è relativo alle segnalazioni di sospetta reazione avversa registrate nella Rete nazionale di farmacovigilanza tra il 27 dicembre 2020 e il 26 aprile. Nel dettaglio, in Italia finora sono state inserite nella rete nazionale di farmacovigilanza 29 segnalazioni di trombosi venose intracraniche e 5 casi di trombosi venose in sede atipica, segnalate dopo la somministrazione del vaccino anti-Covid Vaxzevria di AstraZeneca. La maggior parte di questi eventi (22 casi, 65%) ha interessato le donne con un’età media di circa 48 anni e solo in un terzo dei casi circa gli uomini (12 casi, 35%) con un’età media di circa 52 anni. Il tempo medio di insorgenza è stato di circa 8 giorni dopo la somministrazione della prima dose. “La valutazione dei casi italiani di trombosi venosa intracranica e atipica in soggetti vaccinati con Vaxzevria – osserva l’Aifa in una nota – è in linea con le conclusioni della procedura dell’Agenzia europea dei medicinali”.

Tra il 27 dicembre 2020 e il 26 aprile 2021 per i quattro vaccini in uso nella campagna vaccinale in corso sono pervenute 56.110 segnalazioni su un totale di 18.148.394 dosi somministrate (con un tasso di segnalazione di 309 ogni 100.000 dosi), di cui il 91% sono riferite a eventi non gravi, che si risolvono completamente, come dolore in sede di iniezione, febbre, astenia/ stanchezza, dolori muscolari. Come riportato nei precedenti rapporti – riferisce l’Aifa – gli eventi segnalati insorgono prevalentemente lo stesso giorno della vaccinazione o il giorno successivo (85% dei casi). La maggior parte delle segnalazioni sono relative al vaccino Comirnaty (75%) di Pfizer/BioNTech, finora il più utilizzato nella campa-gna vaccinale (70,9% delle dosi somministrate), e solo in minor misura al vaccino Vaxzevria di AstraZeneca (22%) e al vaccino Moderna (3%), mentre non sono presenti, nel periodo considerato, segnalazioni relative a Covid-19 Vaccino Janssen, J&J (0,1% delle dosi somministrate). L’approfondimento a livello nazionale di queste segnalazioni – ricorda l’Aifa – è condotto con il supporto di un ‘Gruppo di lavoro per la valutazione dei rischi trombotici da vaccini anti- Covid-19’, costituito da alcuni dei massimi esperti nazionali di trombosi ed emostasi. In Italia finora sono stati 4.468 i pazienti Covid trattati con anticorpi monoclonali e inseriti nell’apposito registro di monitoraggio realizzato dall’Agenzia italiana del farmaco. Dal 10 marzo, quando questi farmaci specifici sono stati autorizzati in via emergenziale in Italia per persone particolarmente fragili con infezione recente da Sars-Cov-2 e senza sintomi gravi, al 6 maggio, data di aggiornamento del report di monitoraggio dell’Aifa, pubblicato sul sito dell’agenzia – sono state 181 le strutture di 20 Regioni o Province autonome che hanno prescritto queste terapie. Dall’inizio del monitoraggio, in numeri assoluti il Veneto risulta la Regione con il maggiore utilizzo con 668 pazienti trattati, seguito dal Lazio (582) e dalla Toscana (524), mentre agli ultimi posti ci sono la Provincia autonoma di Trento (20) e il Molise con 10 pazienti inseriti nel registro. Fino ad oggi, la maggior parte dei pazienti trattati (2.527), ha ricevuto la combinazione dei due anticorpi Bamlanivimab ed Etesevimab. In particolare, nella settimana dal 30 aprile al 6 maggio, oggetto del Report, sono state 759 le prescrizioni effettuate, con una media di circa 108 al giorno, in calo rispetto alla settimana precedente quando erano state 124 al giorno).

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