22 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 22 Giugno 2021 alle 07:26:25

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“Un viaggio tra le persone” ma anche nella buona politica

foto di Giovanni Battafarano
Giovanni Battafarano

Conosco Giovanni Battafarano da sempre e non solo per aver percorso tratti comuni di strada nell’attività politica e sindacale. Si può ben dire che la nostra è un’amicizia che si è consolidata nel corso del tempo, anche al di fuori delle sedi politiche, sindacali e istituzionali. L’ultima sua fatica, un libro dal titolo suggestivo “Un viaggio tra le persone” lo si legge d’un fiato, tanto è scritto con chiarezza e sobrietà di linguaggio, perché un pregio ho sempre riconosciuto a Giovanni Battafarano: che lui parla come scrive e scrive come parla, distante anni luce dal politichese che per tanto tempo ha complicato e afflitto la vita della sinistra, allontanandola persino linguisticamente dalle masse popolari.

Scorrendo le pagine del libro, sembra che Giovanni voglia prendere per mano il lettore, guidarlo lungo le numerose tappe che lui ha attraversato mostrandone gli ostacoli e le asperità ma anche le bellezze e le soddisfazioni che se ne ricavano. Un libro quindi che certamente è, come suggerisce il titolo, un viaggio tra le persone, ma anche un viaggio lungo i sentieri della buona e bella politica, quella fatta di ragione ma anche di sentimento e passione, quella che si propone non come strumento per fare carriera, ma come capacità di leggere la realtà, inter pretandone i cambiamenti, affrontando e risolvendo i problemi spesso inediti che essa di volta in volta pone. Lungo tutto il percorso tracciato emergono con nitidezza episodi, eventi, persone che il tempo e la memoria sembravano aver confinato in un angolo riposto e che invece rappresentarono all’epoca sangue, sostanza e ragione di vita di tanti di noi. Così come dietro gli eventi narrati, dalla distribuzione dell’Unità e dalla gavetta iniziale, agli alti incarichi politici e amministrativi, fino a quelli istituzionali di deputato e senatore emerge non solo la figura e la tempra del politico e del militante, ma anche quella dell’uomo Battafarano, dei suoi momenti di vittoria e di sconfitta, di illusione e delusione, delle sue passioni e delle sue scelte, della sua ostinazione e caparbietà nel perseguire gli obiettivi prefissati, nell’individuare e risolvere talora con leggerezza o con una trovata umoristica i problemi più complicati, della sua lucidità nel saper leggere la realtà e rappresentarla con semplicità alle persone, non nel chiuso di stanze fumose di partito o di uffici ministeriali, ma in benefici bagni di folla e in numerose e partecipate iniziative pubbliche.

Un’altra osservazione si evince dalla lettura del libro: che la politica, se interpretata e praticata correttamente, è un’arte, è uno strumento sì di affermazione di sé ma anche di aiuto nel capire come il problema più semplice all’apparenza, ad esempio quello di abbattere un muro, sia maledettamente complicato per l’intrecciarsi di interessi contrapposti che dietro quel problema si annidano. Ho anche apprezzato di questo libro la capacità di iscrivere la storia locale in contesti nazionali e internazionali, come avvenne nel 1989, con la caduta del muro di Berlino, lo sgretolamento dell’impero sovietico, lo scioglimento del PCI e il riflesso che tutto questo ebbe, a cascata, nella storia locale e persino in quella individuale di ciascuno di noi. Lo scioglimento del PCI fu per tutti, militanti e dirigenti, un trauma, motivo di grande sofferenza e di immenso dolore: ci sentimmo ad un tratto privati della nostra casa, nella quale in tanti avevano tutto dato e speso per mantenerla e tenerla in vita. Le nostre strade si divisero, ognuno scelse la sua e tutta una comunità, che era stata cementata da un grande sistema di valori e ideali, finì in fumo. Un solo punto di lieve dissenso, se mi è consentito, per quanto riguarda un evento che caratterizzò la vita politica della nostra città in quegli anni: l’avvento del citismo al potere.

Un evento che ha certamente origine nelle cause che Battafarano indica nel suo libro, ma che ha anche origine da qualche evitabile errore che si ebbe nelle nostre fila, ossia dalla incapacità da parte nostra di saper parlare al ceto medio borghese che si era raccolto attorno alla figura del candidato sindaco centrista, fatto oggetto di qualche attacco poco meditato che ebbe l’effetto di aggrumare parte di quell’elettorato a sostegno a Cito. In ultimo, al di là di tutto questo, il libro di Giovanni Battafarano ci dice e ci insegna che anche quando, deposte le armi del combattimento e della lotta, la politica non ci abbandona, perché da essa , una volta sperimentata nella sua bellezza, non ci si può separare, anche se agli eventi e ai problemi si guarda con il calor di fiamma lontana, come direbbe il poeta. Un bel libro, insomma, che dovrebbero leggere non solo quelli che fanno politica, ma anche quelli che non la fanno, specialmente le giovani generazioni che ad un’idea di politica come questa non sono abituati e che quindi, da una lettura di quest’opera, potrebbero trarre più di qualche insegnamento, carpire la bellezza della politica, quando essa è perseguita correttamente, intenderne il suo più autentico significato di servizio. Un libro pedagogico quindi? Sì anche questo! Perché, ci insegna che la politica è dono, dedizione di se stessi agli altri, ragione e passione, ideale e pragmatismo, capacità di risolvere i problemi e non solo di declamarli.

Nino Palma

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