18 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 18 Giugno 2021 alle 17:16:45

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Processo Ambiente Svenduto, “L’Ilva non era una zattera alla deriva”

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Processo Ambiente Svenduto

Prosegue l’arringa fiume del difensore di Nicola Riva, l’avvocato Pasquale Annichiarico. Il legale, nell’udienza di ieri si è soffermato su aspetti patrimoniali e finanziari dell’Ilva negli anni 1995-2012 e sulle scissioni societarie fra le quali quella fra Riva Fire e Riva Forni Elettrici. Operazioni che, ha evidenziato la difesa, sono “pacificamente prive di alcun connotato tecnicamente distrattivo” e “perfettamente corrette sotto il profilo finanziario”.

Quindi, è la conclusione, “non c’è stata alcuna distrazione”. Da tali operazioni non è derivato “un depauperamento per Ilva e/o per Riva Fire” e, “al contrario di quello che sostiene l’accusa, le società non sono state private dei collegamenti con le ‘casseforti’ del gruppo (Ccs e Stahl) che avrebbero potuto fornire le necessarie risorse finanziarie per consentire il risanamento del dissesto”. In sintesi, è la tesi del difensore, l’Ilva non è stata danneggiata dalle scissioni che, anzi “hanno ridotto l’indebitamento, rendendola finanziariamente più forte”, in quanto, “non c’era nessuna volontà di abbandonare l’Ilva”. Una ricostruzione, quella della difesa, che, ha sottolineato Annichiarico, “consente agevolmente di smentire quanto suggestivamente sostenuto dal pm, dall’accusa delle parole, di un’Ilva abbandonata come una zattera alla deriva”.

Poichè, “in realtà l’Ilva era un transatlantico”. Ha affermato Annichiarico ricordando anche le sentenze del Tribunale e della Corte d’appello di Milano di doppia assoluzione di Fabio Riva dall’accusa di bancarotta. Il processo “Ambiente svenduto” proseguirà il 13 maggio con la discussione del legale di Nicola Riva. Il fratello di Fabio Riva rischia 25 anni per reati che vanno, fra l’altro, dal disastro ambientale doloso, all’avvelenamento di sostanze alimentari, alla violazione di norme sulla sicurezza e la salute dei lavoratori. L’avvocato Annichiarico concluderà molto probabilmente la discussione entro il 14 maggio. Subito dopo, quindi venerdì oppure lunedì 17, sono previste le repliche del pubblico ministero Mariano Buccoliero e a seguire quelle della difesa. Il dibattimento continuerà a svolgersi nell’aula bunker della vecchia sede della Corte d’Appello, al quartiere Paolo VI. Ad eccezione, probabilmente, dell’ultima udienza prima della camera di consiglio. Infatti, l’ultima prima della sentenza dovrebbe svolgersi nell’aula magna della Scuola sottufficiali della Marina Militare a San Vito, dove si è svolta la requisitoria del pm. Nella stessa struttura la Corte d’Assise si ritirerà in camera di consiglio per scrivere il dispositivo della sentenza. Qualunque verdetto uscirà dalla camera di consiglio sarà comunque storico per i processi sui reati ambientali in Italia.

Annalisa Latartara

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