16 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 16 Giugno 2021 alle 18:41:07

Cronaca News

Un insolito sguardo sulla città in primavera

foto di Arriva a Taranto la Msc Seaside - foto Francesco Manfuso
Arriva a Taranto la Msc Seaside - foto Francesco Manfuso

Obiettivo, questo, non sempre nell’agenda esistenziale del giovane o della giovane di oggi. E mai come in questa pesantissima fase di Covid. Viva attualità ha il suggerimento di Comenio (Panaugia, XI, Didattica Magna, XIX), il quale sostiene che, quando si può, occorre muovere dalla conoscenza diretta delle cose, perché su di essa si fondano i concetti e su questa le parole; ogni capovolgimento, per converso, induce a un vacuo verbalismo.

È la “lezione delle cose”, propria della più accorta pedagogia (di tutti i tempi) che, oggi, ci sollecita a guardarci dalla retorica vuota delle tante parole, pronunciate o scritte, in cui ogni giorno ci affogano -o solo tentano di immergerci- i media e i social. Si potrebbe cogliere anche in questo must un’applicazione dell’assioma che è all’origine di ogni riflessione fenomenologica husserliana: “Alle cose stesse!”. Le cose ci spingono a dare ascolto alla realtà, a farla entrare in noi aprendo le finestre del nostro io, così da dare respiro a una interiorità scialba e devitalizzata. Illuminarle con il nostro sguardo è come “dar vita alla città” in cui si è nati. Fermarsi a contemplare può costituire un momento incantato (e produttivo). Il cogliere la primavera arrivata nonostante tutto, con i nostri occhi, cuori: anime pronte a viverla con il cielo che inonda tutto di luce, irradiando i gerani rossi sui balconi e un vaso con cinque rose gialle, già aperte e curiose come se guardassero intorno.

E aspettassero la nostra attenzione È proprio un bearsi! Induce a innalzarci al di sopra dell’inconsistenza e della mediocrità in cui cadremmo se non investissimo pensieri, affetti, fantasie. Salvare le cose della città dalla loro insignificanza o dal loro uso puramente strumentale vuol dire comprendere meglio noi stessi e le vicende in cui siamo inseriti. Volendo esemplificare, la memoria autobiografica non è formata solo, come saremmo portati a credere, dai ricordi lucidi, ma anche da tutti quei ricordi che risultino accessibili mediante una molteplicità di processi, che emergono attraverso la sensibilità interpretativa della persona di ciascuno di noi che ricorda attraverso la trama delle associazioni: col riguardare colori consueti, col risentire suoni noti, col sentire odori familiari.

Non manca però il rischio che non solo le cose, ma la storia stessa si riduca in gran parte a mera oggettività pietrificata, ad accumulo di dati e oggetti non mediati dalla coscienza e non illuminati dalla decifrazione e dalla concettualizzazione del loro senso. Potrà essere utile sollecitare (forse) il giovane e la giovane al nóstos alle proprie cose, a riprendere le cose che hanno costituito il contesto del suo ambiente di vita cittadino. Allora potrà essere proficuo far riscoprire lapide, targhe, cariche di promesse non mantenute, di voci di simboli tralasciati, di idee buttate via … che favoriscono il dilatarsi della vita all’indietro, dando loro nuova luce mediante le emozioni che provocano. Giovanni Starace, in un testo già dal titolo intrigante Gli oggetti e la vita. Riflessioni di un rigattiere dell’anima sulle cose possedute, emozioni e memoria ( 2013), mostra, in chiave psicoanalitica, ma soprattutto con acribìa discorsiva, come le cose che ci circondano se possono influenzarci, possono anche aiutare a ricostruire la nostra identità. Non basta guardarsi dentro, occorre rovistare all’esterno, fra le cose materiali, nel contesto ambientale : sono impresse le stimmate della vita psichica di ciascuno di noi. Sono riconoscibili e rintracciabili non pochi sedimenti psichici della nostra storia individuale.

Dunque, l’io del giovane o della giovane è, certo, nella persona che lo esprime, ma anche nel mondo intorno a sé, nelle tracce che ha lasciato chi li ha preceduti. Per una ricostruzione più piena è utile talora riuscire a rivolgere un’attenzione diversa, anche per poco, ritrovando quell’incanto delle cose che ha ignorato. Per mera distrazione. Un sguardo altro può essere allora un momento di grazia : l’aura che sorprende e gratifica. Lezione di vita, di speranza, di saggezza che il miracolo della natura ci offre. Si provi a voltare pagina. E si inizi il viaggio, per una primavera di bellezza.

Cosimo Laneve

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