20 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 20 Giugno 2021 alle 07:42:14

Cronaca News

Bonapartismo, malattia della democrazia

foto di Napoleone
Napoleone

È da poco passato il 5 maggio, una data impressa nella memoria degli studenti perché collegata alla famosa ode manzoniana scritta in occasione della morte di Napoleone Bonaparte. Con il 5 maggio 2021 si sono celebrati i duecento anni dell’ “ora dell’uom fatale”.

Molte pubblicazioni sono uscite per ricostruire questo personaggio che Hegel fa rientrare nella categoria degli uomini cosmicostorici ovvero quegli uomini al servizio dell’ “astuzia della ragione” per realizzare la volontà dello spirito assoluto. Ma se il fenomeno Napoleone è storicamente interessante, senza dubbio non è lo è da meno il “bonapartismo” ovvero un regime che “esprime una situazione in cui le forza in lotta si equilibrano in modo catastrofico, cioè si equilibrano in modo che la continuazione della lotta non può concludersi che con la distruzione reciproca (Gramsci, Quaderni 9, 133, 1194 nell’edizione Einaudi del 1974 a cura di V. Gerratana). Il bonapartismo è connesso al Cesarismo, altra categoria utilizzata da Gramsci per indicare “la soluzione arbitrale, affidata ad una grande personalità, tra due forze equivalenti ormai infiacchite dalla lotta reciproca (Gramsci, Quaderni 9, 133, 1194 nell’edizione Einaudi del 1974 a cura di V. Gerratana).

Il bonapartismo nel tempo ha prevalso sul cesarismo (perché più vicino ad aspetti militareschi) e ormai tende a identificare quei regimi di potere personale autoritario con una base plebiscitaria. Insomma, il bonapartismo è l’appello al popolo in un momento di crisi politica per un regime autoritario. Esempi di bonapartismo nel corso del Novecento ce ne sono e anche molto importanti. Tra questi Mussolini, Stalin, Hitler che assurgono al potere con una legittimazione plebiscitaria, legata ad un populismo demagogico e facendo leva sulla forza militare (quindi anche cesaristi). Tuttavia, il bonapartismo si presenta sulla scena della storia non soltanto nei regimi dittatoriali. Il generale C. De Gaulle nel 1958 richiese i pieni poteri all’Assemblea Nazionale per poi modificare la Costituzione e inaugurare la Quinta Repubblica. Altro esempio di bonapartismo è il presidente russo Vladimir Putin che incarna il leader di un esecutivo indipendente, espressione di un potere che offre stabilità politica, che è in sintonia con gli oligarchi, che narra di una Russia in espansione, che fonda una nuova memoria collettiva basata sull’orgoglio identitario.

Non dimentichiamoci i “pieni poteri” richiesti da Salvini, ministro dell ’Interno in carica, in un comizio a Pescara l’8 agosto 2019 “Chiedo agli italiani, se ne hanno la voglia, di darmi pieni poteri per fare quello che abbiamo promesso di fare fino in fondo, senza rallentamenti e senza palle al piede. […] Siamo in democrazia, chi sceglie Salvini sa cosa sceglie”. Come si vede, il bonapartismo è duro a morire. Anche nei regimi parlamentari esso si presenta pericolosamente soprattutto nelle coalizioni di governo molto incerte, instabili. Si cerca l’uomo forte, colui che è in grado di creare stabilità tra le forze politiche contendenti e che dilaniandosi si indeboliscono. Il problema serio del bonapartismo è rappresentato dal pericolo ben descritto da Karl Marx nel suo Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte lì dove commentando la presa del potere di Napoleone III in Francia, il filosofo di treviri afferma “La storia si ripete sempre due volte: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa”. Speriamo, ci auguriamo di non vivere né la tragedia né la farsa e che la politica recuperi quello spirito antifascista e democratico che grande ha fatto l’Italia nel secondo dopo guerra sino agli anni Novanta, sino a quella tangentopoli i cui retaggi ci portiamo ancora dietro. Occorre un nuovo patto fondativo per evitare i bonapartisti e i bonapartismi sempre in agguato.

Riccardo Pagano

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