16 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 16 Giugno 2021 alle 10:30:59

Cronaca News

Streaming pirata, anche due tarantini nella rete della Polizia Postale

foto di Polizia Postale
Polizia Postale

Streaming pirata: anche due tarantini tra i quarantacinque indagati per frode informatica per un giro di affari per diversi milioni di euro. La Polizia Postale ha eseguito una raffica di perquisizioni che ha portato al sequestro di materiale informatico, server e dispositivi illegali utilizzati per le connessioni e le attività di diffusione dello streaming.

Oscurati 1.500.000 di utenti con abbonamenti illegali, azzerato l’80% del flusso illegale Ip Tv in Italia. Il blitz “Black out”, finalizzato al contrasto del fenomeno delle IP TV illegali, è scattato in diverse città italiane e ha richiesto l’impiego di 200 investigatori provenienti da undici Compartimenti regionali della Polizia Postale. Le indagini hanno messo in luce la presenza su Telegram, in vari social network e in diversi siti di bot, canali, gruppi, account, forum, blog e profili che pubblicizzavano la vendita, sul territorio nazionale, di accessi per lo streaming illegale di contenuti a pagamento tramite IPTV delle più note piattaforme. Una importante “centrale” che gestiva circa l’80% del flusso illegale IPTV in Italia, è stata individuata, disattivata e sequestrata a Messina.

La Procura Distrettuale di Catania ha coordinato indagini, durate diversi mesi, in materia di pirateria audiovisiva finalizzate al contrasto del fenomeno delle IP TV illegali, delegate alla Polizia postale e delle Comunicazioni che aveva segnalato l’esistenza di una infrastruttura tecnologica operante a livello nazionale e responsabile della diffusione via Internet, attraverso numerosi siti, del segnale illegalmente captato di numerose piattaforme di contenuti televisivi a pagamento. Lo studio tecnico informatico della diffusione dei segnali in streaming effettuato dalla Polizia Postale di Catania con il coordinamento del Servizio polizia Postale e delle Comunicazioni di Roma ha consentito di individuare le sorgenti dalle quali viene distribuito il segnale piratato. Il pubblico ministero titolare delle indagini ha contestato ai 45 indagati il reato di associazione a delinquere finalizzata alla commissione dei reati di accesso abusivo a sistema informatico protetto da misure di sicurezza, di frode informatica aggravata dall’ingente danno arrecato e di abusiva riproduzione e diffusione a mezzo Internet di opere protette dal diritto di autore e opere dell’ingegno.

L’associazione per delinquere si basa su uno schema piramidale e vede l’operare di diverse persone le quali, pur non essendo note le une alle altri, si legano stabilmente per costruire i vari tasselli della struttura illecita. In tale modo, i contenuti protetti da copyright vengono, prima acquistati lecitamente, come segnale digitale, dai vertici dell’organizzazione (le cosiddette “Sorgenti”) e, successivamente, attraverso la predisposizione di una complessa infrastruttura tecnica ed organizzativa, vengono trasformati in dati informatici e convogliati in flussi audio/video, trasmessi attraverso una fitta intelaiatura ad una rete capillare di rivenditori ed utenti finali, dotati di connessione internet domestica ed apparecchiature idonee alla ricezione (l’ormai noto “Pezzotto”). Nelle abitazioni di alcuni degli indagati è stato sequestrato denaro contante per decine di migliaia di euro, soldi ritenuti provento dell’attività illecita.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche