30 Novembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 30 Novembre 2021 alle 09:56:00

Cronaca News

Ambiente svenduto, Assennato rinuncia alla prescrizione

Per l'ex direttore Arpa il pm ha chiesto la condanna a 12 mesi

L'ex direttore Arpa Assennato
L'ex direttore Arpa Assennato

L’ex direttore generale Arpa Puglia, professor Giorgio Assennato, imputato nel processo “Ambiente svenduto” ha rinunciato alla prescrizione. E’ stata questa la sorpresa riservata dall’udienza del 17 maggio svoltasi nell’aula magna della Scuola Sottufficiali di San Vito, lo stesso luogo in cui il pm Mariano Buccoliero ha formulato alcuni mesi fa le richieste nei confronti degli imputati.

Per Assennato la pubblica accusa aveva chiesto 12 mesi di reclusione per favoreggiamento nei confronti di Nichi Vendola. Il professore ha reso dichiarazioni spontanee davanti alla Corte d’Assise di Taranto (presidente il giudice Stefania D’Errico, a latere l’altro togato Fulvia Misserini e sei giudici popolari) e ha spiegato la sua decisione: “Non ci sono mai stati passi indietro da parte mia. Anzi in questo processo ci sono quattro episodi che dimostrano l’irrigidimento da parte mia nei confronti di Ilva e dei Riva”. Assennato ha fatto riferimento a due relazioni Arpa del 4 e 21 giugno 2010 che non sono mai state modificate.

“Io non rispondevo a nessuna logica precostituita, a differenza dei manager io non rispondevo al padrone. Dovevo tutelare la salute  dei cittadini di Taranto e l’ho sempre fatto con scienza e coscienza. Queste accuse mi hanno provocato sofferenza e conseguenze sul piano personale, soprattutto la raccolta di firme di cittadini di Taranto inviata a Vendola perché mi mandasse via. L’Arpa –sono state le parole pronunciate in aula da Assennato- merita una rivalutazione del suo ruolo, perché senza Arpa Puglia questo processo non ci sarebbe stato oppure sarebbe stato diverso”.

Il pm Buccoliero ha riformulato la richiesta per un altro imputato che ha rinunciato alla prescrizione, l’ex segretario della Provincia di Taranto Vincenzo Specchia, accusato di tentata concussione nei confronti del dirigente dell’epoca Luigi Romandini. Per lui il magistrato ha chiesto 3 anni, in precedenza, invece, aveva chiesto il “non doversi procedere per intervenuta prescrizione”.

Il processo prosegue con la discussione dei difensori delle parti civili e degli imputati e si avvia verso la camera di consiglio per la sentenza.

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