21 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 21 Giugno 2021 alle 19:30:12

Cronaca News

Tombavano i rifiuti nei campi, 13 arresti

foto di Il col. Massimo Dell’Anna e il ten. col. Antonio Marco Antonucci
Il col. Massimo Dell’Anna e il ten. col. Antonio Marco Antonucci

Tombavano i rifiuti nei campi: arrestati in tredici tra i quali quattro tarantini. Il blitz “All Black” è stato condotto dai finanzieri del Comando provinciale e dai carabinieri del Noe i quali hanno notificato i provvedimenti restrittivi (10 in carcere e 3 ai domiciliari), sequestrato due automezzi e più di 200mila euro su ordine del gip del Tribunale di Lecce che ha accolto la richiesta della Direzione Distrettuale. Le accuse sono associazione per delinquere e traffico illecito di rifiuti.

Tra gli arrestati i tarantini Davide D’Andria, di 50 anni, Luca Di Corrado, di 41, Francesco Sperti, di 56, Roberto Scarcia, di 65. Indagati invece a piede libero altri nove tarantini: il 35enne M.S.; il 44enne F. P. ; il 56enne A.A.; il 49enne M.C.; il 66enne P.C.; il 56enne V.D.; il 39enne C.F.; il 42enne S.M.; il 37enne G.T. L’indagine, che vede indagate 44 persone e una società campana di trattamento dei rifiuti deriva dalla riunione di due distinte attività investigative seguite dei carabinieri del Noe di Torino e Lecce e dei finanzieri del Nucleo di Polizia Economico- Finanziaria della Guardia di Finanza di Taranto.

Per quanto riguarda i carabinieri del Noe, l’attività è iniziata nel maggio del 2018 dopo il sequestro di un autotreno che aveva effettuato uno scarico illecito di rifiuti nelle campagne di Lombardore, nel Torinese. E’ stato così individuato un gruppo di faccendieri di Lecce e Taranto i quali, ognuno con un proprio ruolo e creando società fittizie dotate di false autorizzazioni, avrebbero offerto siti inesistenti per lo smaltimento di rifiuti attraverso una società di intermediazione di rifiuti piemontese, non iscritta all’albo gestori rifiuti. E’ iniziata allora una serie di contatti, monitorati dagli investigatori, tra questi intermediari e alcune aziende, attive nel trattamento dei rifiuti, site nel Torinese e nel Bresciano allo scopo di far confluire ingenti quantitativi di rifiuti in alcune località del Leccese e del Tarantino. Le difficoltà organizzative e i rischi nel far affrontare così lunghi viaggi a rifiuti in una situazione di completa illegalità, hanno fatto sorgere dei contrasti tra gli organizzatori, determinando, così, la scissione del gruppo pugliese con i broker piemontesi.

Il gruppo pugliese si sarebbe organizzato per creare un’altra direttrice di traffico reperendo con successo produttori di rifiuti nell’area ben più accessibile del Casertano e del Reggino. Su questa nuova direttrice di traffico ha indagato anche la Guardia di Finanza di Taranto. La Dda di Lecce aveva in corso analoghe attività investigative condotte dalle Fiamta me Gialle tarantine che avevano consentito di far emergere un ingente traffico illecito di rifiuti organizzato, in modo sistemico, da un gruppo che operava sul territorio jonico. Le indagini hanno consentito di ricostruire numerose operazioni illecite di movimentazione di ingenti quantità di rifiuti, urbani ed industriali, anche di tipo pericoloso, partite prevalentemente dalla Campania e dirette per lo sversamento in provincia di Lecce e Taranto. Venivano smaltiti o attraverso lo sversamento sul suolo con successivo “tombamento”, o abbandonati all’interno di capannoni industriali in disuso e successivamente dati alle fiamme.

Coinvolte diverse persone: produttori, trasportatori, intermediari, riceventi, deputati allo scarico e alla ricerca dei siti ove “tombare” i rifiuti, che avrebbero fornito, ognuno per la loro parte, forme diverse di contributo, anche di natura tecnica. Le indagini hanno documentato come lo smaltimento illecito di rifiuti abbia generato un danno ambientale di rilevanti proporzioni, essendo state illecitamente smaltite più di 600 tonnellate di rifiuti speciali, anche di tipo pericoloso, generando, inoltre una concorrenza sleale tra le aziende produttrici. I motivi che hanno spinto gli indagati ad organizzare un traffico illecito di rifiuti diretto al territorio pugliese sono da ricollegare alla convergenza di diversi fattori.

La centralità di una delle persone indagate che poteva vantare numerosi contatti con imprese produttrici di rifiuti, anche pericolosi, che, alla luce delle difficoltà ad utilizzare il mercato di sbocco privilegiato cinese, avevano necessità di reperire siti di smaltimento sul territorio nazionale. In secondo luogo, la breve distanza, in termini geografici, tra le aziende produttrici e la destinazione dei rifiuti che aveva consentito al gruppo di raggiungere due importanti obiettivi: contenere i costi di trasporto ed esporre i compiacenti autotrasportatori a minor rischio di controllo da parte delle forze di polizia lungo il tragitto. Sono stati individuati e documentati 28 conferimenti illeciti per un totale di più di 600 tonnellate di cui almeno 142 tonnellate classificate come rifiuti pericolosi. I dettagli dell’operazione sono stati illustrati dal comandante provinciale delle Fiamme Gialle, colonnello Massimo Dell’Anna e dal comandante del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria, tenente colonnello, Antonio Marco Antonucci.

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