15 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 14 Giugno 2021 alle 17:29:48

Cronaca News

Carpentiere ucciso da un cavo d’acciaio, rischiano in sette


L’aula delle udienze preliminari del Tribunale di Taranto

In sette rischiano di finire sotto processo per la morte di un giovane operaio di un’azienda dell’appalto di Ilva in as che operava al porto di Taranto. Nell’infortunio, che si è verificato il 17 maggio 2018, ha perso la vita Angelo Raffaele Fuggiano, di appena 28 anni, tarantino. A distanza di tre anni esatti dalla tragedia, il 17 maggio 2021, davanti al gup Gianna Martino era prevista la prima udienza fissata dal presidente della sezione Gup, Pompeo Carriere, ma è stata rinviata al 4 ottobre prossimo. Sotto accusa sono finiti il datore di lavoro, il capo area, il capo squadra dell’impresa appaltatrice, la società stessa col suo amministratore che risponde sia come persona fisica che giuridica, un tecnico, l’Ilva in amministrazione straordinaria, complessivamente cinque persone fisiche e due giuridiche (mentre per un altro indagato c’è stato un altro procedimento).

Nei confronti degli imputati hanno formulato la richiesta di rinvio a giudizio i pubblici ministeri Filomena Di Tursi e Maria Grazia Anastasia ipotizzando il reato di omicidio colposo. Sotto processo rischiano di finire il presidente del cda della società appaltatrice. Stando alla ricostruzione dell’accusa, Fuggiano, che svolgeva mansioni di carpentiere, era impegnato nelle operazioni di manutenzione della banchina del quarto sporgente. Si stava occupando della sostituzione di periodica dei cavi di acciaio avvolti ad una sorta di carrucola quando si sarebbe verificato il cedimento di un anello di acciaio. Il cavo di acciaio ed una delle componenti di ancoraggio, secondo la ricostruzione degli inquirenti, avrebbero colpito il lavoratore procurandogli traumi e fratture alla zona toracica, con emorragia interna. Ferite gravissime che non hanno lasciato scampo al povero Fuggiano, provocandogli la morte. Agli imputati per quell’infortunio, ognuno per il suo ruolo, viene contestato di non aver adottato tutte le precauzioni previste dalle norme per evitare gli infortuni sul lavoro e per non mettere a rischio l’incolumità dei dipendenti.

Sempre secondo la ricostruzione della pubblica accusa, quell’operazione sarebbe stata effettuata utilizzando un sistema più rapido e con un minore utilizzo di uomini. Nella vicenda giudiziaria, i genitori della giovane vittima, la moglie e i due figli piccoli si sono costituiti parte civile e sono rappresentati nel procedimento dagli avvocati Francesco e Guglielmo De Feis. Sarà il giudice dell’udienza preliminare ad effettuare una prima valutazione delle accuse e ad esprimersi sulla richiesta di rinvio a giudizio formulata dai pubblici ministeri, decidendo se accoglierla e mandare gli imputati a giudizio oppure emettere sentenza di proscioglimento. Il procedimento tornerà in aula il 4 ottobre prossimo. Un’altra morte bianca al porto si è registrata di recente, il 29 aprile scorso. Anche in quella circostanza un lavoratore ha perso la vita al quarto sporgente

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