22 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 22 Giugno 2021 alle 07:26:25

Giorgio Assennato
Giorgio Assennato

Riceviamo e pubblichiamo l’intervento di Alessandro Marescotti, presidente di Peacelink sulla rinuncia alla prescrizione dell’ex direttore Arpa Giorgio Assennato.

“E’ un gesto che ho apprezzato. Il professor Assennato ha escluso categoricamente di aver ammorbidito la sua posizione nei confronti di Vendola che è accusato di aver esercitato indebite pressioni su di lui nella vicenda del benzo(a)pirene cancerogeno della cokeria ILVA. Tale pericoloso inquinante nel 2010 aveva superato il limite di legge nel quartiere Tamburi, proseguendo il trend fuorilegge dell’anno precedente. Sarebbe spettato alla Regione Puglia applicare la legge sul benzo(a)pirene (in vigore dal 1999) e prendere le misure conseguenti a tutela della salute intervenendo sull’ILVA, e in particolare sulla cokeria, che era la fonte preponderante del benzo(a)pirene. Ricordo in quegli anni l’impegno che il professor Assennato ha dedicato al controllo del benzo(a)pirene, andando incontro a non poche resistenze.

In quegli anni, come ho dichiarato da testimone al processo, ho avuto contatti costanti con Giorgio Assennato, in qualità di Direttore Generale dell’Arpa, tanto che Archinà – come ho ricordato nella mia testimonianza al processo – ebbe a dire che “Assennato chatta con gli ambientalisti”. A nome di PeaceLink all’Arpa Puglia chiedevo svariati dati e li riuscivo a ottenere da Assennato in 24 ore. Non in 30 giorni, come a volte accade con le amministrazioni. Ricordo che, per capire da dove venissero esattamente diossine e benzo(a) pirene, noi ambientalisti eravamo disposti a pagare di tasca nostra le analisi “ventoselettive”. Costavano moltissimo.

Telefonai ad Assennato e la sua risposta fu: “Queste analisi le faremo noi”. Erano analisi che consentivano non solo di misurare gli inquinanti ma di certificare anche da dove provenissero. La mia stima verso Giorgio Assennato derivava da quei comportamenti privi di formalismi e da quel costante flusso di informazioni che ci ha consentito di conoscere la verità e di essere veloci nel fare dei comunicati stampa che imprimevano un’accelerazione alla presa di coscienza dell’opinione pubblica. In pochi anni abbiamo fatto un lavoro enorme di denuncia che in buona parte è frutto dei dati che Giorgio Assennato ci rendeva disponibili con poche formalità e senza mai negarsi per una telefonata di chiarimento. Quindi capisco la sua scelta di rinunciare alla prescrizione e sono convinto che questo suo approccio aperto e disponibile nei nostri confronti sia stato scomodo sia per l’Ilva che per il potere politico. In particolare mi ricordo che nel 2010 incalzammo l’Arpa Puglia per sapere se il benzo(a)pirene fosse di provenienza ILVA e chiedemmo al Sindaco Ippazio Stefano di ordinare un fermo tecnico della cokeria ILVA per misurare di quanto potesse scendere il benzo(a) pirene.

L’Arpa evitò il fermo tecnico elaborando tuttavia un sofisticato rapporto scientifico di attribuzione del benzo(a)pirene alle sue fonti, giungendo alla conclusione che l’ILVA era la sorgente del 98% del benzo(a)pirene. Quel rapporto, datato 4 giugno 2010, scatenò un vero e proprio terremoto politico, come si può constatare nelle intercettazioni telefoniche. La reazione della Regione Puglia fu quella di far rifare le analisi dell’Arpa nella forma del “monitoraggio diagnostico” a partire dall’estate del 2010. Era una procedura non necessaria a dare esecuzione alla legge sul benzo(a) pirene. Durò mesi e dette modo al governo Berlusconi di cambiare la legge sul benzo(a)pirene, sospendendone l’operatività per oltre due anni. La cokeria dell’ILVA era salva. Non la popolazione. Infatti non c’era più un limite per il benzo(a)pirene”.

 

 

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