14 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 14 Giugno 2021 alle 08:14:58

foto di Grace Kelly
Grace Kelly

«Hitchcock è un autore che passa attraverso le generazioni, si tramanda di padre in figlio. Era uno dei registi preferiti dei nostri padri». Rosario Tronnolone al grande cineasta inglese ha dedicato una appassionata biografia per ritratti. Ritratti prevalentemente di donne, perché la figura femminile è sempre stata la chiave dei film di Hitchcock. Tarantino, giornalista, attore e regista teatrale egli stesso, Rosario è un grande esperto di cinema. Ne cura un programma settimanale sulla Radio Vaticana.

“Alfred Hitchcock, ritratti di signore” (Edizioni Sabinae) è il pregevole lavoro che ha voluto dedicare al regista di tanti film che hanno tenuto col fiato sospeso milioni di spettatori. Un libro imperdibile per gli estimatori del genio londinese. «Hitchcock – spiega Rosario – è stato un grande sperimentatore. La sua opera si presta a diversi livelli di lettura e conoscenza. Nei suoi film il tempo non è mai troppo lento, è sospeso, ha la capacità di togliere i tempi morti. Usa il piano sequenza per non interrompere il filo dell’emozione e usa in modo originale anche il flashback, lo utilizza come ricostruzione mentale. In Rebecca la macchina da presa inquadra il nulla, ma è come se fosse lo sguardo della donna, ci fa entrare nella costruzione mentale della protagonista». Ecco, le protagoniste, le donne. Una su tutte, però, sempre al di qua della macchina da presa: la moglie Alma Reville, sceneggiatrice di tutti i suoi film: «La moglie è stata la sua complice più fedele, la sceneggiatrice che sceglieva e lo consigliava. Era lei a decidere se lavorare o meno su un soggetto».

Ma al di là della macchina da presa è stata un’altra la musa ispiratrice che Hitchcock avrebbe magari voluto in tutti i suoi film: «Ingrid Bergman: era la sua attrice ideale. Con Hitchock ha girato tre film, ma il suo “fantasma” è rimasto anche negli altri lavori, pieni di citazioni, forse istintive, che anche con altre attrici rimandavano comunque ad Ingrid. È stato un rapporto speciale sublimato nella serata d’onore che l’American Film Institute dedicò ad Hitchcock. Era il 7 marzo 1979 e Hitchcock era già piuttosto malmesso in salute. Ingrid, attraverso un sottile gioco di finzione gli tributa l’estremo omaggio e lo fa consegnandogli una chiave protagonista di un primo piano in Notorius. La chiave originale non era quella, Ingrid aveva applicato un suggerimento che proprio Hitchcock le aveva dato: “Fake it”!. è stato davvero un grande tributo al suo mentore». Bergman non è stata però l’unica prediletta del regista. «Altra sua attrice preferita è stata Grace Kelly, che però ha avuto un carriera molto breve. In lei Hitchcock ritrovava molte qualità di Ingrid. Intuisce che ha la stoffa della diva». Non con tutte le sue attrici, tuttavia, ha avuto un rapporto lineare: «Infatti. Con alcune ha avuto un rapporto controverso. Credo che avesse la presunzione di poter trasformare qualsiasi donna in una attrice. Tippy Hedren rivela di proposte indecenti. Lei era la più vulnerabile tra le attrici con cui ha lavorato e probabilmente con lei ha fatto ricorso anche a mezzi non ortodossi, forse però solo con l’intento di suscitare una reazione emotiva sulla scena». Dalle donne agli uomini. Nel libro ci sono anche ritratti di personaggi maschili che hanno segnato la cinematografia di Hitchcoch.

Anche in questo caso, quasi sempre si tratta di figure noir: «I personaggi maschili sono gentiluomini problematici, che nascondono zone oscure, solitudini, angosce». Un cruccio che accompagna la formidabile carriera di Hitchcock è la scarsa considerazione di cui ha goduto da parte della critica. «I critici ne parlavano con sufficienza, a lungo gli è stata negata l’aura della autorialità forse perché i suoi film avevano comunque un successo popolare. Fu poi Francoise Truffaut a riconoscergli i suoi grandi meriti cinematografici, scrivendogli una lettera che commosse Hitchcock. Da questo episodio nacque poi una lunga intervista-conversazione tra i due». E a proposito di popolarità, moltissimi spettatori ad ogni film attendevano la “magica” apparizione dello stesso Hitchcock: i suoi camei ormai leggendari. «Quei camei non sono mai casuali. I suoi passaggi nelle sequenze dei suoi film sono sempre studiati. Le sue sono apparizioni intelligenti». A quarant’anni dalla sua scomparsa, cosa resta nel cinema di Alfred Hitchcock? «L’eredità più grande che Hitchcoch ha lasciato è stata quella di riuscire a fare film di intrattenimento ma di grande sperimentazione cinematografica: la lezione più difficile da imparare. Oggi Hitchcock è il regista più citato nel cinema, la sua influenza la si percepisce anche nei lavori di altri grandi registi come Truffaut, Chabrol, De Palma». Da Hitchcoch a Taranto.

Rosario ci torna periodicamente: «È una città incredibilmente migliorata. Ad ottobre sono stato qui con alcuni colleghi giornalisti e sentivo il peso della responsabilità di presentare Taranto ai loro occhi. Sono rimasti ammiratissimi. Se si entra al MArTA sembra di essere a Berlino. Quando ero ragazzo la Città Vecchia era impraticabile e oggi è molto rivalutata. Sono felice di vederla rinascere e riscoprire la sua vocazione magnogreca dell’accoglienza».

Enzo Ferrari
Direttore responsabile

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