20 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 20 Giugno 2021 alle 07:42:14

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Franco Battiato, l’alba dentro l’imbrunire

foto di Franco Battiato, l’alba dentro l’imbrunire
Franco Battiato

Il concerto è appena terminato. Fuori dal teatro c’è una folla di ammiratori ad attenderlo. Autografi, fotografie, domande. Tante domande. Sì, perché a lui si chiedeva, soprattutto. Lui è stanco, ma non si sottrae all’affetto del suo pubblico. Consapevole che per molti lui non è solo un cantante, ma molto di più. Una guida, un faro spirituale. Finalmente riesce a guadagnare l’auto che lo porterà in albergo. È stravolto dalla stanchezza.

Si accomoda all’interno della vettura. Al finestrino gli si affianca un giovane dall’espressione timida e fragile: non è riuscito a farsi la foto col suo idolo. Gli chiede un ultimo scatto, prima di andare via. Le fotocamere erano ancora quelle analogiche. Il ragazzo quasi lo supplica: “Per piacere, per me è importante”. Lui lo guarda intensamente, annuisce con gli occhi, apre la portiera, scende. La foto è fatta. Il ragazzo è commosso. Lui ora può andare via. Ecco, questo era Franco Battiato. Un’anima generosa che si è offerta con sincera profondità a quanti lo hanno seguito nel corso della sua lunghissima e straordinaria carriera.

Non era soltanto un semplice autore di canzoni. La sua musica è stata un viatico, una scintilla per accendere il fuoco della ricerca interiore. Una spinta per mettersi in cammino, una strada per cercare quel centro di gravità permanente che se da una parte può essere solo un accattivante refrain da cantare e ballare, dall’altra avvicina al pensiero e al Lavoro di Georges Ivanovitch Gurdjieff. Questa è la bellezza dell’opera di Battiato: la capacità di prestarsi a diversi livelli di comprensione: dalla più leggera alla più profonda, senza discriminare chi resta in superficie semplicemente a godersi la bellezza di versi e suoni. Perché anche solo l’ascolto di quei suoni trascina verso esperienze sensoriali di benessere interiore. Franco Battiato è stato un musicista esoterico. Ha portato nella musica pop il buddismo tibetano e la tradizione celtica del cinghiale bianco, simbolo di conoscenza ed evoluzione spirituale. E le danze sufi di quel mondo musulmano così lontano dal cieco fanatismo che abbiamo imparato a conoscere in questi decenni. Franco Battiato era un mistico, un ricercatore sincero che attraverso le note e le sue altre espressioni artistiche, come la pittura e il cinema, ha ispirato e illuminato percorsi verso quei mondi lontanissimi che in realtà sono la dimensione più profonda e sublime di ciascuno.

Poco importa che si trattasse di Quarta Via o degli insegnamenti di Aurobindo o Yogananda o ancora della ricerca sulla fisica quantistica. Il fine era ed è l’evoluzione interiore, quella rarefatta missione verso frequenze superiori che ci spoglia da ogni inutile orpello per condurci all’essenza delle cose e di noi stessi. Una ricerca verso l’Assoluto. Questo ci ha insegnato Franco Battiato. Una luce inestinguibile, valore di autenticità, un distillato di purezza che con la sua genialità artistica poteva permettersi di passeggiare senza imbarazzi o cadute da Stockhausen al festival di Sanremo. Sapeva essere sferzante e delicato, la sua musica poteva condurre a ritmi liberatori o a stati di meditazione. Ha saputo offrire la sua arte persino come denuncia politica e sociale, come ha fatto con la sua commovente ed elegiaca Povera Patria. Ci ha donato carezze che ci hanno condotto verso dimensioni altre, verso oceani di silenzio, sacre sinfonie e preghiere all’ombra della luce. Un’oasi di libertà interiore per metterci al riparo dalla polvere del branco. Ne sentiremo la mancanza, in questo mondo di mediocrità culturale, ipocrisie, finzioni e falsi divi, di prodotti spacciati per artisti. Resterà irraggiungibile. Eterno. Un dono prezioso per chi lo ha conosciuto. Franco Battiato era l’alba dentro l’imbrunire.

Enzo Ferrari
Direttore responsabile

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