25 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 24 Giugno 2021 alle 18:55:18

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Si celebra in tutto il mondo la Giornata della biodiversità

foto di Giornata della biodiversità
Giornata della biodiversità

Il 22 maggio si celebra la Giornata Mondiale della Biodiversità, proclamata nel 2000 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per ricordare l’adozione della Convenzione sulla Diversità Biologica firmata a Nairobi, in Kenya, nel 1992, con l’obiettivo di tutelare la diversità biologica del Pianeta. La parola “biodiversità” è molto usata, spesso abusata. Ma cosa si intende per “biodiversità” in ecologia? Si intende il numero, la varietà e la variabilità degli organismi viventi e i complessi ecosistemi che essi costituiscono.

Questa diversità, poi, all’interno di una singola specie si esprime nella variabilità genetica, fra specie diverse nella variabilità specifica o tassonomica e tra ecosistemi, quali foreste, deserti, ecc., nella variabilità ecosistemica. La scomparsa dei vari ecosistemi, ovviamente, comporta il rischio di estinzione delle specie che vi abitano, poiché le diverse specie interagiscono non solo fra di loro ma anche con l’ambiente circostante. Viceversa, la scomparsa delle specie rende un ecosistema meno complesso e, quindi, più fragile, cioè con una minore capacità di riprendersi da un disturbo, vale a dire meno “resiliente”. La biodiversità mondiale, in termini di specie, ha numeri che non immaginiamo. Diversi studi riportano che il numero delle specie viventi sul pianeta si aggiri intorno agli 8 milioni. Solo una parte di esse, però (da 1,5 a 1,8 milioni), è attualmente conosciuta. E ora qualche cifra per renderci conto della drammaticità della situazione.

Il 75% dell’ambiente terrestre e circa il 66% dell’ambiente marino sono stati modificati in modo significativo. La metà della terra abitabile del mondo (circa 51 milioni di km quadrati) è stata convertita in terreni per l’agricoltura e circa il 77% dei terreni agricoli (circa 40 milioni di km quadrati) è utilizzato per il pascolo. L’estensione delle aree forestali rappresenta il 68,1% delle aree originariamente coperte da foreste. E’ stato documentato che, solo in 46 paesi dell’area tropicale e subtropicale, l’agricoltura commerciale e l’agricoltura di sussistenza sono state responsabili, rispettivamente, di circa il 40% e il 33% della conversione forestale tra il 2000 e il 2010. Dal 1700 a oggi, è stato perso circa l’87% delle zone umide.

In Artico, le aree ricoperte dai ghiacciai stanno diminuendo, trasformandosi in zone acquitrinose e paludi (in aumento del 19%). In queste aree, le foreste stanno sostituendo un habitat unico come la tundra, che si è ridotta del 91%. Solo il 39% della superficie terrestre non è mai stato alterato. Completiamo il quadro, specificando che quasi il 75% delle risorse di acqua dolce sono destinate alla produzione di colture o bestiame e che le emissioni di gas serra sono raddoppiate, provocando un aumento delle temperature medie globali di un grado centigrado. L’impatto negativo dovuto ai cambiamenti climatici interessa quasi la metà (il 47%) delle specie di mammiferi marini monitorate e quasi un quarto degli uccelli (24,4%). In totale, si tratta di circa 700 specie a rischio (rapporto IUCN, Unione Mondiale per la Conservazione della Natura).

Aggiungiamo l’inquinamento sensu lato e l’introduzione di specie aliene. Circa il 25% delle 93.579 specie per le quali è valutato lo status di conservazione sono attualmente minacciate di estinzione globale (cioè, elencate nella Lista rossa IUCN come vulnerabile, in pericolo o in pericolo critico). Ad essere minacciati a livello globale sono soprattutto gli anfibi e i mammiferi ma la situazione non è migliore per le piante. L’attuale tasso di perdita della biodiversità mondiale ha raggiunto oggi livelli senza precedenti. Il recente rapporto “Global Assessment Report on Biodiversity and Ecosystem Services” dell’IPBES (Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services) ha calcolato che almeno un milione di specie viventi sono in via di estinzione, su di una stima delle specie esistenti ritenuta intorno agli 8 milioni, e diverse di queste estinzioni si prevede avranno luogo nell’arco delle prossime decadi. Ma in fin dei conti, cosa comporta per noi la perdita di biodiversità? Significa avere un mondo “meno bello”? No, significa mettere a rischio la nostra vita e quella delle generazioni future!

Significa perdere i servizi ecosistemici: quelli di fornitura, cioè prodotti ottenuti dagli ecosistemi quali cibo (pensiamo all’azione degli insetti impollinatori), acqua pura, fibre, combustibile, medicine; quelli di regolazione, in quanto i benefici sono ottenuti dalla regolazione di processi ecosistemici ad esempio in relazione al clima, al regime delle acque, all’azione di agenti patogeni; i servizi ecosistemici culturali, intesi come l’insieme dei benefici non materiali ottenuti dagli ecosistemi come il senso spirituale, etico, ricreativo, estetico, le relazioni sociali; i servizi ecosistemici di supporto, in cui rientrano i servizi necessari per la produzione di tutti gli altri servizi ecosistemici come la formazione del suolo, il ciclo dei nutrienti e la produzione primaria di biomassa. Il tema di quest’anno per la Giornata Mondiale della Biodiversità è “Siamo parte della soluzione”.

Si, perché ognuno di noi può contribuire alla perdita della biodiversità o ridurla. Adottiamo comportamenti quotidiani ecosostenibili (utilizzare con cura l’acqua, gestire consapevolmente le acque reflue, evitare l’uso di antibatterici, prediligere il consumo di alimenti stagionali e locali, ridurre il consumo di carne, ridurre il consumo di energia, riusare gli oggetti e ridurre al minimo la produzione di rifiuti). Educhiamo le nuove generazioni a riscoprire e custodire l’identità del territorio in cui vivono, tramite la ricerca delle specie biologiche autoctone e la piantumazione di nuovi esemplari, per ripristinare la biodiversità scomparsa o in via di estinzione.

Ester Cecere
Primo ricercatore istituto talassografico Taranto – Cnr

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