21 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 20 Giugno 2021 alle 16:41:48

Cronaca News

I sindacati: “Acciaierie d’Italia licenzia e vieta agli operai di scioperare”

foto di Impianti ex Ilva
Impianti ex Ilva

Dopo il nuovo scontro con l’azienda, alla vigilia dello sciopero del 21 maggio delle colate continue Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm-Uil si rivolgono al prefetto Demetrio Martino. L’azienda ha rafforzato le comandate nei reparti di colata e l’iniziativa è stata vista ai sindacati come una sorta di sabotaggio dello sciopero. Da qui la decisione di rivolgersi al prefetto lamentando che “Acciaierie d’Italia licenzia e vieta ai lavoratori la possibilità di scioperare”.

In un documento unitario, i coordinatori rsu Vincenzo La Neve (Fim), Francesco Brigati (Fiom) e Gennaro Oliva (Uilm) hanno chiesto un incontro al prefetto Martino per discutere delle comandate allargate e della sicurezza degli impianti. L’astensione dal lavoro è stata indetta dalle sigle sindacali in seguito al licenziamento di un lavoratore e la sospensione di altri due dell’Acciaieria 2 in seguito all’incidente del giorno di Pasquetta, per fortuna senza conseguenze per i lavoratori. “A seguito della proclamazione dello sciopero del 21 maggio, indetto da Fim, Fiom e Uilm nel reparto colata continua, l’azienda unilateralmente – si legge nel documento – ha predisposto le comandate allargate su 3 turni derogando all’accordo integrativo del 1989 sulle procedure di raffreddamento, non permettendo ai lavoratori di partecipare allo sciopero”.

“Tale situazione – viene evidenziato – inevitabilmente potrà ripetersi in futuro in occasione di altre iniziative di mobilitazione da parte dei sindacati”. Secondo le organizzazioni sindacali metalmeccaniche, “ArcelorMittal ha di fatto introdotto, in barba agli accordi sottoscritti in sede ministeriale il 6 settembre 2018, che racchiudono l’integrativo del 1989 rispetto alla salvaguardia impiantistica e delle stesse procedure di raffreddamento, delle nuove comandate per i lavoratori del reparto Acciaieria”. Tutto ciò, è il messaggio di Fim, Fiom e Uilm, è avvenuto senza il coinvolgimento dei sindacati che, hanno spiegato al prefetto, ritengono “necessaria una convocazione urgente con le organizzazioni per mettere fine a queste problematiche, dando la possibilità a tutti i lavoratori di aderire legittimamente agli scioperi”. “Non siamo più disposti – prosegue la lettera al prefetto – ad accettare tale atteggiamento da parte di ArcelorMittal, adesso Acciaierie d’Italia, in quanto crediamo che lo sciopero sia un diritto costituzionale che debba essere garantito ai lavoratori e che tale situazione sia determinata dall’assenza di investimenti della multinazionale in merito alla macchina di granulazione”.

“Qualsiasi impianto siderurgico a ciclo integrale non può non avere una ‘valvola di sfogo’, in quanto ci sono eventi prevedibili che possono essere gestiti, come lo sciopero, ed altri imprevedibili che potrebbero compromettere seriamente la salvaguardia della sicurezza dei lavoratori, dell’ambiente e degli stessi impianti di produzione”, scrivono i rappresentanti delle tre sigle sindacali. Le quali, infine, rammentano che dal 2014, a seguito di una ordinanza dell’allora sindaco di Taranto, “lo stabilimento è privo dell’impianto di granulazione della ghisa e crediamo sia necessario un investimento che metta seriamente in sicurezza la fabbrica”. Oltre che al prefetto di Taranto, la lettera di Fim, Fiom e Uilm è stata inviata anche ai commissari straordinari di Ilva in amministrazione straordinaria (ossia la società proprietaria degli impianti), al custode giudiziario dello stabilimento e al nuovo presidente della nuova società pubblico-privata Acciaierie d’Italia, Franco Bernabè, chiedendo un incontro urgente per discutere sia le questioni riguardanti la sicurezza (alla luce degli ultimi incidenti) sia le ultime vicende relative alle comandate allargate.

Per conoscenza, è spedita anche all’attuale amministratore delegato Lucia Morselli. Lo sciopero alle colate continue lo abbiamo proclamato ha evidenziato Vincenzo La Neve, coordinatore di fabbrica Fim Cisl, “Perchè il passaggio odierno che i coordinatori e gli esecutivi di fabbrica hanno avuto con l’azienda si è chiuso con un nulla di fatto. L’azienda ha confermato sia il licenziamento dell’operatore della colata continua che la sospensione degli altri due dello stesso reparto per i quali è ancora in corso una valutazione”. Il riferimento è all’esplosione avvenuta all’Acciaieria 2 il 5 aprile scorso. “L’azienda – prosegue La Neve – attribuisce ai lavoratori la responsabilià dell’incendio, preceduto da una esplosione, che si è verificato la mattina di Pasquetta in colata continua. Incendio per fortuna senza feriti. L’azienda sostiene che gli addetti non hanno attivato la procedura di emergenza. Noi invece insistiamo nel dire che i lavoratori non hanno alcuna responsabilità per l’incendio e che ci sono invece cause impiantistiche”. Per questioni riguardanti la sicurezza dei reparti del Siderurgico, nei giorni scorsi, l’Usb ha presentato un esposto in Procura. L’Unione sindacale di Base ha lamentato presunte carenze e presunte irregolrità nella manutenzione degli impianti dell’Agglomerato. L’esposto, ha spiegato l’organizzazione sindacale, è stato depositato dopo l’assenza di risposte da parte dell’azienda sul tema della sicurezza.

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