24 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 23 Giugno 2021 alle 20:01:57

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Dante Alighieri, mito fondativo della Patria

foto di Dante Alighieri
Dante Alighieri

Non sembri esagerato usare per Dante la parola ‘mito’, attributo che oggidì si spende troppo facilmente per uno qualunque dei fenomeni cui il mondo della comunicazione assegna il palco d’onore della modernità.

Non siamo noi a scomodarlo per Dante, se l’è meritamente guadagnato lui, imponendosi lungo questi sette secoli che da lui ci separano. E poiché egli rimane tutt’oggi al centro o in cima, preferendo, a quell’ideale Pantheon che costituisce il nostro canone di scrittori eletti a ‘gli alti scranni’, non possiamo altro che riconoscergli il massimo attributo, cui concorrono, come sempre hanno concorso, le appassionate fatiche di lettori e intenditori, tese a discoprire le vene anche le più sotterranee che ne hanno alimentato la grandezza culturale e giustificato il prestigio letterario. Salutiamo perciò con grande soddisfazione l’uscita, qualche giorno fa, del quattordicesimo Quaderno de “L’Arengo” che, grazie all’impegno del prof. Paolo De Stefano, assiduo animatore della cultura salentina, partecipa al coro delle celebrazioni che non solo in Italia rendono onore al sommo Poeta.

Si tratta di un bel volume che comprende ben ventisette contributi di studiosi, più e men giovani, che hanno proposto un largo spettro di interessi scientifici, dai quali, e questo è il pregio, si potrebbe ulteriormente ripartire per allargare l’implicito dibattito intorno a temi conseguenti, tutti meritevoli di approfondimenti. Per ovvi motivi di spazio vorremmo qui darne ampio resoconto, ma ci limiteremo ad alcuni doverosi cenni per informare i lettori di questo quotidiano e invitarli a procurarsi copia del volume edito dall’Editrice Scorpione per la cura del benemerito prof P. Massafra. Fra i contributi distinguiamo almeno un versante linguisticofilologico, uno simbolico-allegorico, uno critico-ricettivo, uno filosofico-teologico, avvertendo tuttavia che tale distinzione è qui puramente formale e non stabilisce dei precisi confini.

Sul primo versante si colloca il contributo di chi vi scrive, inteso a proporre un profilo di Dante basato sulla sua formazione e scientifica e linguistico-poetica diventata cardine di una consapevole e orgogliosa autoreferenzialità. Sul piano teorico si colloca la ricognizione del De Vulgari Eloquentia di Paolo Altamura nei suoi temi precipui di proposta di un nuovo linguaggio e di proiezione del testo nei secoli successivi. Ermeneuticamente ineccepibile il breve saggio di Nicoletta Berrino sull’Ulisse dantesco fra modelli e autobiografia, in quanto sposa il metodo più probo che abbina ricerca filologica e interpretazione comparata. Splendidi e dotti i ‘cammei’ di Domenico Lassandro e di Aldo Luisi (Memorie del vino nella D. C. e Il nasone di D.) che ricostruiscono filologicamente due fra i percorsi più affascinanti all’interno della cultura di Dante: il primo celebra il realistico naturalismo del Poeta che adotta ‘vino’ e ‘sonno’ quali referenti del suo apparente semplicismo rappresentativo, poi riportati al livello della plurisimbolica utilizzazione contenuta nel rito dell’ultima cena; il secondo, ripercorrendo le ascendenze testuali di Ovidio nel corpo della Commedia e delle altre opere dantesche, ha messo in rilievo il raffinato gareggiamento fra ‘imitazione’ e ‘emulazione’, ingaggiato dal poeta fiorentino nel segno di una cultura non passiva ma maturata nel solco della continuità storico-letteraria. Sul versante simbolico-allegorico si segnalano alcuni contributi come quello di Dario Basile sulla interpretazione di If, XIII, che mette in luce la valenza allusiva degli alberi rinsecchiti rispetto alle conseguenze del suicidio: l’analisi aderisce ai significati etici ed esistenziali della rinuncia alla corporalità quale tradimento dell’anima, concetto fondamentale per la filosofia scolastica.

Ugualmente aderente al richiamo ai simboli della classicità per l’interpretazione del Gran Veglio di If, XIV è il saggio di Egidia La Neve, che ripercorre correttamente tutte le fonti sottintese, le quali conducono alla personalizzazione etica della statua, da cui deriverebbe l’origine dei fiumi infernali. Sullo stesso versante si collocano il contributo di Stefania Danese (su una particolare ri-presentazione della Beatrice dantesca quale personaggio centrale nella vita di D., vera protagonista della salvifica missione del Poeta) e quello di Guglielmo Matichecchia (sul concetto di ‘povertà’ incarnato dalla figura di S. Francesco, con cui combacerebbe totalmente la stessa figura di D.) Quanto alle modalità di ricezione dei testi danteschi nei secoli successivi, diversi sono i contributi, tutti metodologicamente ben fondati, che si inseriscono sul vasto filone della ‘fortuna’ di Dante, a cominciare da quello di Paolo De Stefano per un bel profilo della Commedia da cui risalterebbe la funzione profetica riconosciuta a Dante già nell’Ottocento come unificatore della lingua italiana e ‘padre della patria’; …

Ruggiero Stefanelli

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