25 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 24 Giugno 2021 alle 18:55:18

Cronaca News

“Troppo amianto, rischi per i lavoratori ex Ilva”

foto di Ex Ilva
Ex Ilva

Dall’appello alla denuncia. Sale il livello dello scontro fra Acciaierie d’Italia e il mondo sindacale. Dopo la richiesta di incontro al prefetto Demetrio Martino e al presidente del cda Franco Bernabè, di Fim, Fiom e Uilm, per la vicenda delle comandate allargate in occasione dello sciopero di venerdì 21 maggio, l’Usb ha presentato una denuncia in Procura a Taranto per la presenza di amianto negli impianti.

Secondo le stime dell’Unione sindacale di Base, “sono 4000 le tonnellate di amianto riscontrate in fabbrica in base all’ultimo censimento che risale a diversi anni fa ad opera del commissario straordinario Enrico Bondi. Ma, secondo l’Usb la presenza di amianto, sostanza cancerogena, è superiore a quella del cesimento per “successivi ritrovamenti in diverse zone dello stabilimento siderurgico, non ufficializzati”. In considerazione “dell’esposizione dei lavoratori al rischio di contrarre malattie correlate alla inevitabile inalazione delle sostanze altamente nocive” l’Usb la mattina del 24 maggio ha presentato un nuovo esposto alla magistratura. Questa volta per il reparto Treno Lamiere, “solo l’ultimo di una lunga lista di denunce presentate dall’Usb di Taranto”.

“La questione sicurezza -sottolinea Alessandro D’Amone, dell’esecutivo di fabbrica- va messa in cima alla lista delle priorità, tanto che l’Usb da tempo ribadisce l’esigenza di riconoscere l’esposizione a lavoro usurante anche successivamente all’ultimo censimento delle sostanze in questione. Usb ha finanche inserito questo passaggio nella piattaforma presentata al precedente Governo”. L’Usb chiede un’indagine della Procura per fare luce sulla presenza di amianto non censita secondo l’organizzazione sindacale di base. Presenza riguardante il reparto Treno Lamiere. Da quanto riferito dall’Usb, “a giugno del 2017, per puro caso, mentre una ditta appaltatrice effettuava dei lavori di rifacimento del refrattario all’interno del forno 2, rinveniva amianto”.

La presenza del materiale “non era censita nelle mappe di segnalazione di presenza di amianto dello stabilimento siderurgico”. Questo, sostiene l’Usb, “fa pensare, e così si evince dalle analisi dei materiali allegati, che anche nei forni 1 e 3, sia presente amianto, finora non censito nelle mappe”. Il forno 1, fuori servizio dai primi anni ‘80, non è accessibile ed è recintato da rete metallica, “nelle sue parti refrattarie e cementizie risulta sgombro, ma tutte le strutture metalliche sulle quali era fissato il materiale refrattario contenente amianto sono ancora in loco, con presenza sparsa di materiali ed una massiccia presenza di polveri, come si vede dalle analisi allegate contenente amianto”. Inoltre, scrive D’Amone, “il materiale contenente amianto non è presente solo nella parte refrattaria dei forni ma anche con le guarnizioni presenti nelle tubazioni, e dato che al solo forno 1 se ne contano più di 260 e la maggior parte delle quali esposte alla luce del sole”.

Il forno 2 è attualmente in funzione. “Qui il materiale contenente amianto è presente tra le carpenterie metalliche e uno strato dello stesso, come è accaduto altre volte può staccarsi rompendosi a causa delle alte temperature e pressioni presenti nello stesso forno, disperdendosi nelle zone limitrofe anche dai camini di evacuazione fumi, disperdendosi in tutta l’area circostante”. Anche il forno 3 è fermo. “Più o meno dall’anno 2003, ha subito un completo rifacimento per cambio di tecnologia. In quella fase, sia il materiale refrattario contenente amianto che quello contenuto nelle guarnizioni è stato disperso, perché non essendo a conoscenza della sua presenza (avvenuta solo nel 2017) tutto il personale operante potrebbe essere stato interessato ed aver prestato l’attività lavorativa, vicino a materiale contenente amianto”.

L’Usb si “stupisce che solo nel 2017 ci si sia resi conto della presenza di amianto in tali reparti e che la cosa sia venuta alla luce in maniera del tutto fortuita”. Per tutta la superficie dei 3 forni, prosegue l’esposto, ci sono parti degli impianti con fibre cancerogene: “Si stendono numerose tubazioni coibentate perché sono rivestite da materiale coibentante risalente all’epoca della loro costruzione e si può parlare di fibre minerali oggi definite cancerogene, ricoperte da strutture metalliche, atte a contenere la fuoriuscita delle stesse fibre. Queste strutture contenitive, sono in più parti divelte, usurate, oramai in più parti non garantiscono più il contenimento delle fibre ed in più parti sono addirittura visibili ad occhio nudo. Altre fibre di nuova generazione invece, vengono utilizzate nei rifacimenti refrattari,nei due forni esercenti, cioè il n°2 ed il n°3, queste fibre sono presenti nella volta del forno, e nelle parti laterali, se pur di nuova generazione è dimostrato da diversi studi , che a contatto con le alte temperature come quelle che si sviluppano nei forni in questione, diventano paragonabili per composizione ad amianto, quindi pericolose per i lavoratori che operano nelle vicinanze”.

Alla magistratura l’Usb chiede un intervento affinchè vengano messi “in sicurezza i luoghi sopra descritti” i lavoratori dei reparti in questione non vengano esposti “al rischio di inalare fibre di amianto ed altri cancerogeni”. Ma, soprattutto, l’Usb chiede che vengano sollecitati interventi di bonifica e di rimozione di “ogni frammento di amianto o altro materiale cancerogeno presente in zona per tutelare da subito la salute dei lavoratori dei reparti”. Dall’inizio di maggio è il secondo esposto presentato dall’Usb sulla sicurezza dello stabilimento siderurgico. Il precedente riguarda il reparto Agglomerato. Esposti e richieste di intervento degli ultimi giorni costituiscono le tappe dello scontro fra azienda e sindacati. Fim, Fiom e Uilm si sono rivolti al prefetto Martino e al presidente Bernabè in seguito al ricorso dell’azienda alle comandante allargate. All’ad Lucia Morselli la lettera è stata inviata solo per conoscenza. Anche questo è un segnale di tensione nei rapporti.

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