21 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 21 Giugno 2021 alle 19:30:12

foto di Città europea
Città europea

Caro direttore, negli anni giovanili lessi un bel libro di Domenico Rea, scrittore napoletano molto apprezzato dalla critica del tempo. Aveva per titolo: “Gesù fate luce”. L’edizione mondadoriana era del 1954. Il tessuto narrativo era ovviamente Napoli: ma, a rileggere quel libro, oggi nulla è cambiato. Ad un certo punto del narrato c’è in apertura di pagina un monito di Santa Caterina: “Chi non ha battaglia, non ha vittoria, e chi non ha vittoria, si è confuso”. Ebbene, caro direttore, quel monito mi ha riportato ai nostri giorni perché anche noi, come cristiani e cattolici per di più, siamo “confusi”. Da cosa? Da un vivere sociale che, di giorno in giorno, offende la Fede che, una volta, era tanto tenace in un popolo; meglio nei popoli dell’Europa.

Come se un ciclone di lassismo e di progressivo nichilismo o relativismo morale fosse passato per il vecchio continente. Ed è passato e sta passando, tutti noi presi dal crescente e grandioso e gaudioso momento tecnologico e scientifico che ci conduce per gli astri del cielo: ma, al tempo stesso, abbiamo perso o stiamo perdendo la luce spirituale che ci è venuta dal cielo. La nostra luce spirituale per cui quel titolo di romanzo oggi si deve riproporre: “Gesù fate luce”. Siamo anche noi “confusi”, abbiamo perduto un orientamento morale che era guida ai nostri passi; presi dalla forza del denaro e dalla spudorata avvenenza somatica; e siamo spiritualmente più poveri di ieri. E poi ci lamentiamo se un parroco non sistema in mezzo alla grotta divina il Bambinello, oppure se taluno toglie il Crocifisso dalle pareti di un ufficio, o se, in taluni ambienti, si ha paura di fare il tradizionale e francescano presepio o se al posto di “Buone Feste” si licenzia taluno che ha detto “Buon Natale”. Tutte codeste “cose”, direttore, sono conseguenza di una “causa” che è a monte. Eccola! L’antireligione cristiana e cattolica viene da tempo lontano; oggi di quell’anticristianesimo abbiamo le metastasi nel corpo e nello spirito. Decenni di decristianizzazione, decenni di ateismo volto e insegnato persino nelle scuole e nella vivente società dei consumi col relativismo a fare da contraltare; esaltazione del sesso narrato in un contumelioso erotismo sino alla pornografia cinematografica; scellerati guadagni e pubblicistica eticamente negativa e sconvolgente ed insultante i valori non solo tradizionali della vita, ma la stessa dignità dell’essere umano nelle sue virtù secolari.

A ciò va aggiunto un pensiero filosofico che, dal principio del Novecento, ha creato le premesse culturali di uno sconvolgimento morale e di coscienza che perdura; dal nichilismo al nullismo anche divino (Dio è morto); una quotidiana resistenza ai valori evangelici e l’assalto materialistico sempre più pressante e determinante nella coscienza di non pochi umani. E certa narrativa non è stata da meno, anche per ragioni di facile cassetta economica. In tale atmosfera culturale e filosofica il senso politico che attraversò l’Italia e lo attraversa non mancò di produrre una forma di laicismo esasperato e antiliberale al punto che ogni elemento sociale fu inquadrato in un coacervo ideologico sotto forma di liberazione da povertà e miseria.

Ma la povertà aumenta assieme alla miseria morale. E, purtroppo, a tanta ambigua atmosfera sociale e politica aderisce, anche in buona fede, uno strato della Chiesa cattolica che ha condotto alla cateriniana “confusione” non solo taluni prelati, ma una certa anima dei cattolici, anche praticanti. E a tanto si aggiunga la costante onda della religione islamica alla quale non pochi di noi ha, per evangelica fratellanza, una misericordiosa accoglienza. In tale frangente non dimentichiamo talune pagine della Storia, che, se per alcuni non è “magistra vitae” è pur sempre “speculum veritatis” voglio dire sentenza di verità. Ebbene, sempre, le forti emigrazioni di popoli di altra etnia e differente fede religiosa, hanno operato limiti e sacrifici ai popoli dove sono giunti con flessioni notevoli di politiche democratiche e di sentimenti religiosi “in loco”. Non dimentichiamo che la Storia dell’Europa civile e moderna è storia nata dal Cristianesimo. Chi lo nega o lo sottovaluta o è un avversario della propria civiltà e cultura. E tuttavia il testo del Trattato Costituzionale europeo non contiene nessun riferimento alla radici cristiane e cattoliche del nostro continente. E qui ben scriveva il grande russo Tolstoj che la sua cristiana fede era nella conoscenza dei Vangeli e nella relativa applicazione di essi, fatti salvi le relative modificazioni nei tempi nuovi di sovrastanti criteri di modernizzazione. Ma la resurrezione dell’Europa dai tempi bui fu sempre resurrezione del Cristianesimo.

Caro direttore, abbiamo bisogno di quella luce che fece uscire dalle tenebre Agostino “Gesù, rifate luce”; come nel titolo di quel romanzo dal quale abbiamo preso motivo per questa nostra “lettera”. Oggi c’è anche il problema della denatalità. Noi consideriamo gli effetti; ma le cause a monte sono tante, a cominciare, per molte categorie lavoratrici, dalla infelice e scadente equiparazione della nostra moneta con quella europea e tedesca. Salve invece altre categorie tra le quali quelle politiche e non solo. La famiglia si reggeva sul lavoro certo e sulle familiari economie necessarie per fare e mantenere i figli. Alla famiglia di un tempo si è andata nel tempo affermando l’unione di due persone in un rapporto affettivo ma di colleganza. E il discorso continua. Al prossimo mio intervento.

Paolo De Stefano

1 Commento
  1. ASSUNTA 4 settimane ago
    Reply

    Condivido questo bellissimo articolo, tutto vero.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche