19 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 18 Giugno 2021 alle 18:23:13

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Blitz Japan

“Mo’ te lo dico, senza offesa, la malavita qua, 5 o 6 siamo rimasti!” Così parlava di se stesso Cosimo Cesario in una conversazione con due prgiudicati. Cesario, 60 anni, detto “Giappone” per i suoi tratti somatici, rivendicava il ruolo di primo piano della vecchia guardia della mala tarantina, “annoverandosi nel gotha dei 5/6 malavitosi”.

Nel dialogo intercettato in un’area del mercato ortofrutticolo, Cesario spiegava il suo modus operandi sostenendo che gli bastava presentarsi: “Basta che andiamo da qualche parte.. I cristiani si mettono sugli attenti… Ci presentiamo ah…Ma senza bum bum…Basta una parola e si mettono a disposizione”. Mentre altri componenti del gruppo malavitoso lo definivano “un capo indiscusso” o addirittura “il numero 1”. Una sorta di superstite dei clan storici, considerando che in tanti sono morti o ammazzati o di morte naturale oppure sono dietro le sbarre. Anche Cesario è rimasto in carcere, a Trani, fino a qualche anno fa. E’ tornato in libertà ad agosto 2018. A distanza di poche ore dall’esecuzione dei mandati di arresto, all’alba del 25 maggio, era ancora l’unico destinatario irreperibile. Stando ad alcune pagine dell’ordinanza, Cesario riscuoteva considerazione non solo negli ambienti criminali. Da una conversazione fra una persona a lui vicina e due sanitari emerge un suo probabile intervento per il ritrovamento di un ecografo rubato dall’ospedale “Moscati”.

La persona a lui vicina diceva testualmente agli interlocutori che dopo la morte del fratello Peppe Cosimo Cesario “E’ il numero 1”. E quindi il suo interessamento aveva consentito di recuperare l’ecografo senza alcuna pretesa di denaro. “E si sono presi paura?” chiedeva una donna. E l’amico del capo rispondeva: “Cosi è. Perchè non puoi chiedere i soldi a questo…”. Da parte di un indagato emergono tentativi di infiltrazioni nell’economia legale. Uno di essi, Patrizio Pignatelli, arrestato e condotto in carcere, stando alla ricostruzione della Polizia, lavorava come autista di una società privata di trasporti sanitari che svolge servizio anche per l’Asl di Taranto dopo l’aggiudicazione di una gara d’appalto. Stando alla ricostruzione degli investigatori e alle intercettazioni, Pignatelli avrebbe tentato di conquistarsi un ruolo di maggiore rilievo all’interno dell’azienda scalzando una donna a suon di minacce. Da quanto emerge dalle parole proferite da Pignatelli, la donna avrebbe intascato denaro non dovuto dai trasporti privati. Versione smentita dalla donna. Pignatelli le avrebbe inviato un messaggio minaccioso tramite il nipote: “Se non mi dà i soldi la faccio trovare in quattro tavole”.

La malcapitata, ovviamente, era terrorizzata e temeva che potesse accaderle qualcosa di grave, tanto da aver detto: “Se mi succede qualche cosa… il vestito buono sta Uno degli arrestati, autista di ambulanze, tentava la scalata di un’azienda Alcuni momenti delle indagini svolte dalla Squadra Mobile della Questura di Taranto nell’armadio”. Stando alle ipotesi investigative, lo scopo di Pignatelli sarebbe stato quello di prendere il posto della donna di responsabile tecnica coordinatrice. Alcuni testimoni, si legge nell’ordinanza, sentiti dagli investigatori nel corso delle indagini, avrebbero smentito che Pignatelli ricopriva un ruolo di maggiore rilevanza in quanto lavorava solo come conducente delle ambulanze. Ma, a quanto pare, la versione dei fatti fornita non è stata ritenuta sufficientemente convincente. Secondo la ricostruzione investigativa, la donna avrebbe rinunciato al suo incarico che sarebbe stato assunto dal Pignatelli.

Comunque il sodalizio, secondo l’accusa, era dedito soprattutto nello spaccio di sostanze stupefacenti. Gli episodi contestati, si legge nell’ordinanza “denotano una sicura professionalità nel campo nel settore del narcotraffico”. E anche il tentativo di imporre il controllo del mercato della droga nel quartiere Paolo VI. Parlando con clienti e spacciatori della zona, uno degli indagati tuonava: “ Quelli di Paolo VI ci devono rispettare a noi o siamo animali?!!! Dove, secondo gli inquirenti, l’espressione “quelli di PaoloVI” lascia comprendere l’esistenza di altri gruppi organizzati che tentavano di imporre la loro egemonia nella stessa zona di Taranto. Una ricosruzione che dimostra come la vecchia mala non intenda rinunciare al controllo delle attività illecite. Il mercato della droga al quartiere Paolo VI è una di queste.

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