25 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 24 Giugno 2021 alle 18:55:18

Cronaca News

Il questore: «Blitz che fa ben sperare per la sicurezza»

foto di Blitz Japan
Blitz Japan

“Una operazione che fa per sperare per la sicurezza del capoluogo e della provincia ed è dimostrazione della capacità elevata dei nostri organi investigativi, in questa occasione coordinati dalla Dda di Lecce”. Così il questore Giuseppe Bellassai durante la conferenza stampa tenuta insieme al capo della Squadra Mobile, Fulvio Manco, per illustrare il blitz “Japan”.

Il dott. Manco ha sottolineato: “Il core business è lo spaccio di droga che diventa la più importante forma di sostentamento delle organizzazioni criminali”. Sulla brillante operazione della Polizia di Stato è intervenuto anche il sindaco Rinaldo Melucci. “La comunità è grata per il continuo presidio di legalità- ha detto il primo cittadino- la capillare azione di controllo, la conoscenza del territorio e delle dinamiche criminali che l’attraversano sono un patrimonio prezioso che va alimentato e preservato. Grazie al questore Giuseppe Bellassai, quindi, grazie a donne e uomini della Questura di Taranto per la loro opera encomiabile a tutela dei cittadini perbene”. Sin dall’avvio dell’indagine sfociata nel blitz “Japan”, è apparso evidente il profilo di capo indiscusso di “Giappone” il quale, tuttavia, consapevole di essere oggetto di attenzioni da parte delle forze di polizia, ha assunto tutte le precauzioni necessarie per rendersi invisibile, dalla maniacale attenzione nelle conversazioni con i telefonini cellulari fino alla sostituzione, con inusuale frequenza, delle vetture in uso.

L’attività investigativa della Squadra Mobile ha fatto emergere quotidiani incontri con i suoi “collaboratori” da parte di “Giappone” il quale si vantava di essere ormai uno dei pochi rimasti ai vertici della malavita tarantina. Cesario, continuando a declinare il “noi” parlando di se stesso, si vantava di una ormai consolidata egemonia criminale sul territorio, tanto che era sufficiente la sua presenza per ottenere quanto voluto anche senza ricorrere all’uso della violenza. Nell’ambito dell’attività investigativa è emersa un’altra figura di rilievo nel panorama criminale tarantino. Si tratta di Patrizio Pignatelli, il quale, gravato da precedenti per il reato di omicidio e di associazione di stampo mafioso, dopo molti anni di detenzione, avrebbe tenuto condotte delittuose aggravate dal metodo mafioso realizzate quale dipendente di un ente incaricato del servizio di trasporto sanitario privato. Anche a Pignatelli e ad altri a lui vicini sono stati contestati reati in materia di armi.

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