25 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 24 Giugno 2021 alle 18:55:18

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Ciliegie, costano dieci volte di più nei supermercati

foto di Ciliegie
Ciliegie

BARI – All’ingrosso, il prezzo concordato ai produttori è di un euro, mentre tra gli scaffali dei supermercati quelle stesse ciliegie arrivano a costare fino a diecidodici euro al chilogrammo. Agli agricoltori, considerando le spese di produzione, non va nemmeno un decimo di quanto ingrassa i profitti della Grande Distribuzione Organizzata.

“Oltre che un’ingiustizia palese, si tratta di una dinamica che uccide il settore, disincentivando investimenti e lavoro – ha dichiarato Felice Ardito, presidente dell’area Levante di Cia Agricoltori Italiani della Puglia- a essere penalizzata, infatti, è soprattutto l’area metropolitana di Bari. Tra il nord e il sud-est della provincia barese, infatti, viene prodotta la maggior parte delle ciliegie italiane. La Puglia detiene il primato nazionale degli ettari coltivati (62%). Nell’area metropolitana di Bari si produce il 40% del prezioso frutto a livello nazionale, il 96% delle ciliegie raccolte in tutta la regione. All’inizio della campagna cerasicola di quest’anno, sembrava che il prezzo corrisposto ai produttori potesse essere soddisfacente, ma così non è stato. Particolarmente attesa, dopo le difficoltà del 2020, era la campagna della varietà Ferrovia, soprattutto nelle zone a più alta vocazione per questa straordinaria cultivar prodotta a Turi, Putignano e Conversano nel Barese, ma anche a Crispiano.

“Lo squilibrio tra il poco che viene riconosciuto agli agricoltori e i margini spropositati che la GDO garantisce a se stessa è diventato un problema enorme, sempre più pressante e ineludibile per la politica, soprattutto in un momento di crisi epocale come quella creata dal combinato disposto della pandemia e dei cambiamenti climatici- ha dichiarato Raffaele Carrabba, presidente regionale di Cia Agricoltori Italiani della Pugliasiamo di fronte a un vero e proprio sfruttamento da parte delle multinazionali della GDO a danno degli agricoltori, anche questa forma pesantissima di iniquità deve entrare nel dibattito pubblico e nell’agenda della politica. Per riequilibrare la dinamica di formazione dei prezzi e aumentare il potere contrattuale del comparto primario noi organizzazioni agricole ce la stiamo mettendo tutta, sostenendo soprattutto la nascita di cooperative, l’attivazione di nuove Organizzazioni di Produttori, la vendita diretta dal contadino al consumatore, la digitalizzazione delle aziende per aprire canali di e-commerce”.

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