21 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 21 Giugno 2021 alle 19:30:12

Cronaca News

Dimessa dall’ospedale si toglie la vita, il medico a processo


L’aula delle udienze preliminari del Tribunale di Taranto

Sarà il dibattimento a fare luce sulla vicenda di una donna che si è tolta la vita dopo essere stata dimessa dall’ospedale di Martina Franca. Il gup Pompeo Carriere, a conclusione dell’udienza preliminare, ha disposto il rinvio a giudizio del medico accogliendo la richiesta del pm Maria Grazia Anastasia. I fatti contestati risalgono al 4 e al 5 gennaio 2020. La donna, soccorsa dal 118, è stata ricoverata in seguito ad un tentativo di suicidio. Stando alla ricostruzione dell’accusa, aveva ingerito una cospicua dose di farmaci antidepressivi.

Grazie alle cure ospedaliere si è ristabilita ma il giorno seguente il ricovero, su sua richiesta, è stata dimessa. Ha tentato di nuovo il suicidio ed è riuscita a portare a termine il suo insano gesto. Sempre secondo la tesi accusatoria, la donna, dopo aver ingerito del liquido disgorgante contenente acido e altre sostanze caustiche, è deceduta a causa di gravi lesioni e una emorragia agli organi interni. In seguito alla denuncia dei familiari è scattata l’inchiesta e sotto accusa è finito un medico, accusato di omicidio colposo e violazione di alcuni protocolli sanitari. Le dimissioni e la precedente gestione ospedaliera della paziente sono infatti finite sotto la lente d’ingrandimento del pubblico ministero Maria Grazia Anastasia Stando alle contestazioni dell’accusa, sarebbe stato sottovalutato il rischio di una ulteriore azione estrema.

Quindi, il caso sarebbe stato gestito “in maniera incongrua” rispetto al quadro clinico descritto da un altro medico ospedaliero e in considerazione del tentativo di suicidio in seguito al quale la donna era giunta al pronto soccorso. Sempre secondo l’accusa, la paziente non sarebbe stata sottoposta a tutti controlli e agli esami necessari. noltre, non sarebbe stata disposta una consulenza specialistica psichiatrica per tracciare una corretta valutazione del quadro clinico, del rischio di suicidio e di un ricovero nel più vicino servizio psichiatrico. Su sua richiesta, la donna è stata dimessa e poche ore dopo ha compiuto il secondo insano gesto che le è stato fatale. Secondo la tesi accusatoria, aver consentito le dimissioni della donna (in condizioni di scompenso psichico) equivale a non averle impedito di compiere il nuovo tentativo di suicidio. Per questo il medico risponde di omicidio colposo.Nella vicenda, i familiari si sono costituiti parte civile tramite l’avvocato Loredana Piparo. L’imputato è difeso dagli avvocati Gaetano Vitale e Davide Rinaldi. Mentre l’Asl, in udienza preliminare, si è costituita come responsabile civile. Il processo inizierà il prossimo 4 ottobre.

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