24 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 23 Giugno 2021 alle 20:01:57

Cronaca News

Ambiente Svenduto, le reazioni: «Processo appaltato alla pubblica accusa»

foto di Ambiente Svenduto
Processo Ambiente Svenduto

L’avvocato Luca Perrone, difensore di Fabio Riva ha così commentato la sentenza odierna di primo grado del processo tarantino: «I Riva hanno costantemente investito ingenti capitali in Ilva al fine di migliorare gli impianti e produrre nel rispetto delle norme. Il totale degli investimenti erogati sotto la loro gestione ammonta a 4,5 miliardi di euro, di cui 1,2 miliardi di natura specificatamente ambientale. Cifre e numeri che sono stati certificati dal Tar e dalle due sentenze del Tribunale e della Corte di Appello di Milano di assoluzione piena perché i fatti non sussistono, perché non c’è stato dolo e perché gli investimenti realizzati sono stati veri e cospicui. Come inoltre ammesso dagli stessi periti, sotto la gestione dei Riva Ilva ha sempre operato e prodotto rispettando tutte le normative vigenti».

«Come anche certificato dall’Arpa – aggiunge l’Avvocato Perrone – nel corso della gestione Riva sono state adottate le migliori tecniche/ tecnologie allora disponibili (Best Available Technology del 2005) e come sempre i Riva si sarebbero prontamente adeguati anche a quelle del 2012 nei quattro anni successivi previsti dalle normative. Si pensi che il Piano ambientale del gestore odierno ha un termine fissato al 2023 – che verrà tra l’atro probabilmente prorogato al 2025 – che corrisponde all’adeguamento alle stesse sopracitate Bat del marzo del 2012. Nella condotta della gestione Riva non c’è mai stata nessuna forma di dolo, ma solo lo sforzo continuo di adeguare gli impianti e il loro operato ai limiti sempre più stringenti delle normative ambientali, limiti – ripeto – sempre rispettati».

L’avvocato Pasquale Annicchiarico, difensore di Nicola Riva è invece intervento in questi termini: «Nicola Riva è stato Presidente solamente due anni, dal 2010 al 2012 e sotto la sua presidenza si sono raggiunti i migliori risultati ambientali della gestione Riva con valori di diossina e benzoapirene bassissimi che si collocano a meno della metà dei limiti consentiti dalla legge. Risultati straordinari dovuti agli investimenti quantificabili in oltre 4 miliardi di euro e alla gestione degli impianti sempre tesa al massimo rispetto delle normative ambientali».

Gian Domenico Caiazza (avvocato di Girolamo Archinà): «Questa sentenza è tanto incredibile quanto prevedibile, ma di questo parleremo con gli atti di impugnazione. Oggi abbiamo visto un’aula in cui era predisposto, al centro, solo il banco dell’accusa. Neanche un banco simbolico per la difesa. Questa è la migliore fotografia di questa vicenda giudiziaria, di questo processo interamente appaltato alla pubblica accusa. Quell’aula con il solo banco dell’accusa è il miglior commento a questo processo».

Nichi Vendola, ex presidente della Regione Puglia. «Mi ribello ad una giustizia che calpesta la verità. E’ come vivere in un mondo capovolto, dove chi ha operato per il bene di Taranto viene condannato senza l’ombra di una prova. Una mostruosità giuridica avallata da una giuria popolare colpisce noi, quelli che dai Riva non hanno preso mai un soldo, che hanno scoperchiato la fabbrica, che hanno imposto leggi all’avanguardia contro i veleni industriali. Appelleremo questa sentenza, anche perchè essa rappresenta l’ennesima prova di una giustizia profondamente malata. Sappiano i giudici che hanno commesso un grave delitto contro la verità e contro la storia. Hanno umiliato persone che hanno dedicato l’intera vita a battersi per la giustizia e la legalità. Hanno offerto a Taranto non dei colpevoli ma degli agnelli sacrificali: noi non fummo complici dell’Ilva, fummo coloro che ruppero un lungo silenzio e una diffusa complicità con quella azienda. Ho taciuto per quasi 10 anni difendendomi solo nelle aule di giustizia, ora non starò più zitto. Questa condanna per me e per uno scienziato come Assennato è una vergogna. Io combatterò contro questa carneficina del diritto e della verità».

Verdi: «Parlando sempre col plurale maiestatis Vendola dimentica che la responsabilità penale è personale e che è stato condannato come “Nicola Vendola”. Dichiara di essere tra gli “agnelli sacrificali”, ma a Taranto sono stati i bambini ad essere gli agnelli sacrificali. Sono state le pecore della masseria Carmine e degli altri allevatori tarantini gli agnelli sacrificali. Sono stati gli abitanti di Taranto gli agnelli sacrificali. Noi Verdi di Taranto ricordiamo a Vendola che la sua legge sulla diossina è stata totalmente disapplicata perchè non è stato eseguito il monitoraggio del camino E312. Ricordiamo sempre a Vendola che la sua amministrazione non ha realizzato alcuna indagine epidemiologica. Ricordiamo a Vendola che la Regione Puglia dette parere favorevole all’ Aia 2011 che alzava i valori dei macro-inquinanti, portava la produzione a 15 milioni di tonnellate annue nonostante il Noe avesse informato la Regione delle gravi irregolarità che avvenivano all’interno dello stabilimento. Non avremmo mai voluto scrivere questo comunicato, ma sentire che l’ex presidente della Regione Puglia definisce la giustizia “malata” e che accusa i giudici di aver commesso un delitto, è un grave atto di delegittimazione della magistratura al pari di quello che fa la destra quando va sotto processo come accaduto con Salvini».

Roberto Benaglia segretario generale Fim Cisl, Valerio D’Alò segretario nazionale Fim: «La sentenza “ambiente svenduto” di primo grado emessa oggi dalla Corte di Assise del tribunale di Taranto, individua precise responsabilità legate al disastro ambientale e alla dolosa mancanza di tutele sanitarie per i cittadini e per chi ha lavorato nel polo siderurgico della città. Si tratta di una pagina negativa del modo di fare industria che ha contrastato non solo con il bene comune e gli interessi della collettività, ma addirittura con il rispetto delle norme sanitarie e di legge. Crediamo come sindacato che a maggior ragione oggi serva ricostruire nella trasparenza un patto nuovo tra azienda, lavoro e città, che abbia la priorità di rendere completamente sostenibili sul piano ambientale e sanitario le produzioni e finalizzi a tale obiettivo ogni investimento pubblico e privato. A tal fine vediamo con forte preoccupazione la confisca degli impianti disposta dalla magistratura. Le colpe del passato non devono ricadere sul futuro di Acciaierie d’Italia e del lavoro del polo siderurgico. Come Fim Cisl lanciamo un ulteriore forte allarme: tenere tante “spade di Damocle” sulla testa del polo siderurgico non aiuta a risolvere i nodi critici da cui passa la necessità di produrre “acciaio verde” nel prossimo futuro, non ci arrendiamo al fatto che lavoro e ambiente possono coesistere e avere un futuro anche a Taranto.”

Rocco Palombella, segretario generale Uilm: «Questa sentenza con pesanti condanne penali deve rappresentare la fine di un’epoca, fatta di inquinamento, di conflitto tra salute e lavoro, tra cittadini e lavoratori. Deve essere quindi l’inizio di una nuova fase con una forte accelerazione della transizione ecologica e una produzione ecosostenibile che riporti un equilibrio tra fabbrica e città. Oggi è stato stabilito, ancora una volta, che uno stabilimento così grande e importante per l’intero Paese non può essere lasciato in mani private senza alcun controllo da parte dello Stato che, al contrario, deve garantire contemporaneamente il rispetto della salute e il lavoro. Dopo questa sentenza lo Stato è di fronte ad un’unica strada: investimenti corposi, anche grazie ai fondi europei, per anticipare i tempi della transizione ecologica del più grande sito siderurgico europeo, verso una produzione ecosostenibile, abbattendo le emissioni delle fonti inquinanti, salvaguardando l’ambiente, l’occupazione e un asset strategico per il nostro Paese. Non è più rimandabile un intervento diretto dello Stato nel controllo della maggioranza di Acciaierie d’Italia. Per questo chiediamo al Governo di indicare una direzione chiara, di dirci come immagina il futuro del sito e della città di Taranto, quali progetti concreti vuole mettere in campo e con quali tempistiche. Da Taranto dipende anche il futuro di tutti gli altri stabilimenti del Gruppo. Dopo nove anni dal sequestro degli impianti, è arrivato il momento delle scelte definitive da parte dello Stato Non è più il tempo di rimandare decisioni che da troppi anni i lavoratori e i cittadini di Taranto attendono».

Fiom e Cgil: «Si è finalmente concluso il processo “ambiente svenduto” a carico dei manager Ilva e protagonisti della politica dinanzi alla Corte di Assise di Taranto. La Fiom Cgil e la Cgil di Taranto, costituite parte civile a tutela dell’interesse collettivo, quindi personalmente come associazioni, ma anche a tutela dei diritti individuali, giacchè hanno rappresentato con gli avvocati Massimiliano Del Vecchio e Simone Sabattini quasi cinquecento lavoratori nel processo, esprimono innanzitutto il più vivo apprezzamento per il lavoro svolto dai magistrati, che hanno condotto con ineguagliabile impegno e solerzia la escussione dei numerosissimi testimoni addotti dalle parti, pervenendo a condanne rigorose degli imputati. Il sindacato confederale della Cgil ha ritenuto di costituirsi parte civile nel processo “Ambiente svenduto” anche per un dovere di rappresentanza rispetto a coloro che sono le prime vittime di un atteggiamento industriale nefasto, come dimostrato dalla sentenza di primo grado del Tribunale di Taranto. Con la consapevolezza e la determinazione di rappresentare le istanze di chi lavora dentro la fabbrica e che ha il sacrosanto diritto di vivere in un ambiente lavorativo salubre e sicuro nel pieno rispetto della Costituzione italiana e della legislazione sul lavoro vigente. La Fiom Cgil e la Cgil, attraverso il lavoro degli avvocati Massimiliano Del Vecchio e Simone Sabbatini, hanno sostenuto, con positivo riscontro delle loro ragioni, in linea con la migliore giurisprudenza, che in tutte le ipotesi in cui si verifica la morte di un lavoratore per colpa del datore di lavoro si realizza un “danno immediato e diretto” sofferto dal sindacato concretizzatosi nella lesione del prestigio e della credibilità dello stesso, derivante dalla vanificazione del perseguimento e della realizzazione dei fini istituzionali propri di tale organismo collettivo, quali la tutela della salute e dell’integrità psico-fisica dei lavoratori e che gli stessi lavoratori, a titolo individuale, patiscono un danno risarcibile anche per il solo timore ingenerato dalla paura di ammalarsi. La Fiom e la Cgil, dunque, continuano a garantire con i loro avvocati i presidi di tutela giudiziaria della salute di lavoratori e cittadini.

Ora serve che la politica assuma su di sé la responsabilità di atti consequenziali rispetto a questa storica sentenza – commentano il segretario della Cgil di Taranto, Paolo Peluso e il segretario della Fiom Cgil Taranto, Giuseppe Romano – e che finalmente si possa ridiscutere di ambiente e lavoro eliminando questa immorale scelta». Franco Rizzo, coordinatore provinciale Usb: «Pesanti condanne soprattutto per i Riva e per i vertici dello stabilimento siderurgico. La sentenza del Tribunale di Taranto rappresenta un momento di straordinaria importanza perché condanna un metodo tutt’altro che virtuoso utilizzato da chi ha gestito in passato la più grande acciaieria d’Europa e dalla politica che non ha saputo imporsi. I giudici intervengono per colmare lacune della politica e riparare i danni fatti dalla stessa, che mai come in questa circostanza, ha mostrato tutta la sua inadeguatezza. Da qui deve ripartire il Governo, interpretando e leggendo la sentenza odierna soprattutto attraverso il grande bisogno di cambiamento della città di Taranto. Oggi non possiamo che prendere esempio dal passato per evitare di fare gli stessi errori che puntualmente ricadrebbero sulla pelle dei cittadini, dei lavoratori e delle relative famiglie. Il lavoro e l’impresa vanno intesi mettendo al primo posto la persona e la vita stessa. Per questo motivo il Governo è chiamato a invertire immediatamente la rotta e a prendere finalmente in considerazione la piattaforma stilata dall’ Usb che va nella chiara direzione della riconversione economica del territorio attraverso un accordo di programma. Taranto vuole voltare pagina».

 

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