23 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 23 Giugno 2021 alle 20:01:57

foto di Laura Bassi Veratti in un ritratto dell’epoca
Laura Bassi Veratti in un ritratto dell’epoca

Se Elena Lucrezia Corder fu la prima donna, veneziana di nascita, a laurearsi nel corso del Seicento a Padova, a metà del Settecento fu Laura Bassi Veratti (1711 – 1778), bolognese, a conseguire una laurea in Filosofia Naturale, vale a dire in Fisica, e a ricoprire una cattedra universitaria. Le vicende biografiche ci propongono una personalità di grande rilievo, una donna particolarmente versata negli studi e nelle discipline scientifiche che, sfidando le difficoltà del tempo e i condizionamenti culturali ed ambientali, riuscì a coronare il sogno, da sempre coltivato, di conseguire la laurea ed infine di ricoprire una cattedra di prestigio nell’Ateneo felsineo.

Figlia di un avvocato, da poco trasferitosi in città, di non grande rinomanza, ricevette in casa i primi insegnamenti di grammatica, latino e francese da parte di un parente, il sacerdote Lorenzo Stegani. Chi invece dette una svolta significativa alla sua formazione fu Gaetano Tacconi, medico e professore di medicina e filosofia nello Studio cittadino, il quale da medico di famiglia divenne il maestro della dodicenne Laura, della quale aveva potuto apprezzare le eccezionali doti intellettuali e il grande amore per lo studio. Si offrì di occuparsi della sua istruzione a condizione che fosse mantenuto il segreto sui suoi studi fino al compimento della sua preparazione, quando sarebbe stata in grado di sostenere una pubblica discussione di tesi filosofiche, come i suoi coetanei che avevano seguito le lezioni nelle aule universitarie.

Evidentemente il dottor Tacconi accarezzava già allora l’idea di ottenere parte della gloria che un caso così raro avrebbe portato, oltre che alla protagonista, anche al suo pigmalione. L’Università e l’Accademia delle scienze di Bologna (la più importante città dello Stato pontificio, dopo Roma) le conferirono la laurea nel corso dell’anno 1732, cinquant’anni dopo il conseguimento della laurea di Elena Lucrezia Corner. E’ molto interessante sottolineare che prima del conferimento ufficiale della laurea c’era una fase precedente, in cui venivano discusse davanti al Senato le cosiddette ‘tesi’ o ‘conclusioni’. Il tutto si svolse il 17 aprile in Palazzo Pubblico, nella galleria degli Anziani appositamente addobbata per l’occasione.

E’ il caso di ricordare che normalmente le disputazioni di tesi si tenevano nelle chiese degli ordini religiosi: la scelta di Palazzo Pubblico sottolineava l’eccezionalità e l’importanza attribuita all’evento. Tutti gli aspetti del cerimoniale erano stati fissati dal senato: la candidata giunse in Palazzo Pubblico sulla carrozza di gala del gonfaloniere, accompagnata dal dottor Tacconi e da due nobili dame, la contessa Ranuzzi e la marchesa Ratta. Nella grande sala furono installati da un lato un trono sopraelevato dove sedevano il cardinale Legato (cioè il governatore nominato dal papa) e l’arcivescovo cardinale Prospero Lorenzo Lambertini (il futuro papa Benedetto XIV, che ebbe sempre un occhio di riguardo verso la Bassi), e dall’altro una cattedra pure sopraelevata e ricoperta da un baldacchino, su cui prese posto la candidata, avendo alla sua destra le dame accompagnatrici e alla sinistra il suo maestro Tacconi. Nei primi tre ordini di sedie posti di fronte sedevano i lettori dell’università e di alcuni ordini religiosi; nel quarto i senatori. Attorno si accalcavano nobili e borghesi, letterati e curiosi.

Venne poi distribuito ai presenti l’opuscolo a stampa contenente le tesi filosofiche che, secondo la prassi, la candidata alla laurea avrebbe dovuto difendere contro i cosiddetti argomentanti, coloro, pubblici lettori o lettori di ordini religiosi, che erano stati prescelti per argomentare contro di esse. Le 49 tesi presentate (6 di logica, 16 di metafisica, 18 di fisica, 9 de anima) riflettevano in gran parte gli orientamenti del suo maestro Tacconi, anche se in alcuni punti si intravedono già i futuri interessi della Bassi specie per quanto riguarda la meccanica e l’ottica, che risentono della lezione di Newton, di Volta ed altri scienziati del tempo. Il 12 maggio successivo, nella sala dei collegi dottorali di filosofia e medicina del palazzo dell’Archiginnasio (sede dell’università), si svolse l’esame di laurea.

Non solo la giovane candidata fu dichiarata degna del dottorato, ma fu anche cooptata, come membro onorario, nel collegio dei dottori di filosofia. Insomma, se Laura Bassi non fu la prima donna a ricevere una laurea dottorale, certamente fu la prima alla quale venisse assegnata una lettura universitaria, quindi la prima ad entrare stabilmente, sia pure a particolari condizioni, in quel “mondo senza donne” (David F. Noble, A world without women) qual era l’università. Oltrepassando i limiti fissati dalle autorità cittadine (avrebbe dovuto insegnare dalle cattedre dell’università solo su comando del Senato, in particolari solenni occasioni), Bassi seppe guadagnarsi la stima della comunità scientifica con le lezioni di fisica sperimentale tenute per trent’anni in casa propria (ma ufficialmente riconosciute e ricompensate), e con le memorie presentate nell’Accademia delle scienze della città. L’elenco dei titoli e i testi delle poche dissertazioni rimaste testimoniano l‘ampiezza degli interessi scientifici della Bassi, che spaziavano dalla meccanica razionale alla dinamica dei fluidi, dalla fisica elettrica alla chimica dei gas. Le memorie accademiche, come ha rilevato Marta Cavazzi dell’Università di Bologna, hanno cominciato ad essere oggetto di analisi approfondite, ed hanno confermato la modernità dei temi scientifici e delle metodologie di ricerca da lei adottati e in particolare il suo ruolo nella diffusione in Italia della fisica newtoniana e della spiegazione dei fenomeni elettrici proposta da Benjamin Franklin e ulteriormente sviluppata da Giambattista Beccaria.

Gli interessi per le ricerche sull’elettrologia, come per quelle di argomento chimico, erano condivisi dal marito di Laura, il medico Giuseppe Veratti. Si erano sposati nel 1739 ed ebbero otto figli, di cui solo cinque sopravvissuti. Il nome di Veratti è legato in particolare agli esperimenti sull’uso terapeutico dell’elettricità e sull’elettricità atmosferica, ma egli fu anche un protagonista delle ricerche svolte nell’Istituto bolognese delle scienze sugli effetti degli stimoli elettrici sul sistema nervoso, ricerche che aprirono la strada alla scoperta dell’elettricità animale da parte di Luigi Galvani, allievo in gioventù sia di Veratti che di Bassi. La casa della coppia Bassi Veratti, dotata di un ricco gabinetto di fisica, divenne uno dei più vivaci punti d’incontro della parte più innovativa della comunità scientifica bolognese e meta di molti visitatori, italiani e stranieri. Nel 1776 la preparazione scientifica e le doti didattiche di Laura ebbero un ufficiale e definitivo riconoscimento da parte del Senato, che la chiamò ad occupare il posto di professore di fisica sperimentale nell’Istituto delle scienze, affidando nel contempo a Veratti il ruolo di assistente.

Quando, solo due anni dopo, nel 1778, a sessantasette anni, Laura Bassi morì, il marito le succederà nel ruolo di professore. Mi piace concludere con un riferimento alla storia locale. Mons. Giuseppe Capecelatro, arcivescovo di Taranto e figura di primo piano nella storia civile e religiosa di Taranto e del Mezzogiorno, quasi certamente ebbe contatti con la Bassi, se è vero che frequentò le sue lezioni a Bologna, come ha documentato Antonio Tagliente nel suo bel saggio sull’ alto prelato, poi ripreso da don Francesco Castelli. Quasi certamente il magistero della Bassi influì sulla sensibilità scientifica del Capecelatro, anche “se non si può affermare che l’esperienza dell’Accademia del Capecelatro sia in continuità con lo sperimentalismo fisico di Laura Bassi, ma di certo i suoi insegnamenti scientifici hanno avuto un peso nella efficacia e concretezza del modus operandi dell’arcivescovo”.

Alberto Altamura

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