15 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 14 Giugno 2021 alle 17:29:48

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Monarchia-Repubblica, dalla tragedia alla salvezza

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Monarchia-Repubblica, dalla tragedia alla salvezza

Il 2 giugno è una di quelle date la cui ricorrenza non può e non deve passare sottotraccia né tantomeno va semplicemente vista come uno spartiacque tra il prima e il poi. La scelta difficile e per taluni aspetti tragica tra monarchia e repubblica deve essere ben compresa, soprattutto evidenziando le responsabilità della monarchia nei confronti dell’ascesa del fascismo al potere. Due sono le circostanze sulle quali vorrei soffermarmi: il mancato stato d’assedio a seguito della “marcia su Roma” e la notte del Gran Consiglio, ovvero la notte dell’ordine del giorno Grandi che portò alla deposizione di Mussolini.

In queste due situazioni la Monarchia ebbe un ruolo molto importante, anche se differente. E veniamo al mancato stato d’assedio. Il 28 ottobre del 1922 è la data che pone fine allo stato liberale e che dà inizio al “Ventennio”, ovvero alla dittatura fascista. È vero altresì, che lo stato liberale era in profonda crisi da molto tempo per cui a molti la soluzione di affidare il governo a Mussolini sembrò non molto traumatica, anzi era ritenuta una scelta quasi obbligata per rigenerare un sistema profondamente logorato. I sostenitori di questa tesi ben presto si sarebbero pentiti di questa loro ipotesi che si rivelò drammatica e per niente provvisoria e limitata nel tempo. Il governo Facta II entrò in carica il 1° agosto 1922 per rimanervi fino al 28 ottobre 1922.

Facta, già ministro con Giolitti, quando seppe che i fascisti si stavano organizzando per una marcia su Roma, dopo un iniziale sgomento, propose al re di promulgare lo stato d’assedio. Il sovrano, però, si rifiutò di firmare e delle ragioni di questo rifiuto Facta non ne parlò mai con nessuno. Il 28 ottobre, il Presidente del Consiglio e il suo governo rassegnarono le dimissioni. Vittorio Emanuele III fece telegrafare a Mussolini che si trovava a Milano di recarsi immediatamente a Roma per formare il nuovo governo Come si vede, la responsabilità della Monarchia è notevole. Mussolini da questo momento in poi governa anche se con non poche difficoltà, specie dopo l’assassinio Matteotti. Ma perché il re si rifiutò di firmare lo stato d’assedio? Molteplici sono le versioni, c’è chi sostiene che il re temeva che l’esercito non si sarebbe contrapposto ai fascisti, c’è chi ritiene che in casa Savoia non pochi fossero i fautori di Mussolini. In verità, forse, la tesi del blocco storico della borghesia di ispirazione gramsciana coglie più nel segno. Fatto sta che il re pose l’Italia su un piano inclinato e nulla fece per arrestare la progressiva presa totale del potere da parte del fascismo con tutto quello che ne conseguì. Il Ventennio fascista precipita l’Italia nella Seconda guerra mondiale, ma il 25 luglio del 1943 la monarchia vive un altro momento storico decisivo per le sorti dell’Italia. Il re, di fronte all’andamento catastrofico della Seconda guerra mondiale, cercò di separare la sorte della monarchia da quella del regime fascista.

Operazione intelligente? Opportunista? Forse più la seconda che la prima. L’ordine del giorno Grandi nella seduta del Gran Consiglio del 25 luglio del 1943 destituì Mussolini (19 voti favorevoli contro 7 contrari). Anche per questo evento c’è chi parla di colpo di Stato e chi di normale e corretta procedura costituzionale. Al di là di questo, tuttavia, c’è da rimarcare che il re sorprendentemente il pomeriggio del 25 luglio destituì Mussolini e lo fece arrestare. Dino Grandi nelle sue memorie riporta che negli incontri che aveva avuto con il sovrano era balenata “la speranza” il che vuol dire che il re andava maturando la convinzione del grave errore commesso, ovvero di aver dato il potere a Mussolini creando una diarchia a tutto vantaggio del fascismo che aveva stravolto l’assetto costituzionale albertino. Il mancato stato d’assedio del 1922 e la decisione della destituzione del 25 luglio del 1943 presa solo per salvare la monarchia e per non trascinarla nella tragedia, ma non certamente per il popolo italiano, danno immediatamente un’immagine estremamente negativa del re Vittorio Emanuele III, di tutta Casa Savoia, soprattutto se riportiamo alla memoria la fuga verso Brindisi (sotto la tutela anglo-americana) e l’abbandono di Roma nelle mani dei tedeschi il giorno dopo l’annuncio dell’armistizio. Il 2 giugno 1946, Repubblica 54,3%, Monarchia 45,7%. Grazie a quel 54,3%!!!

Riccardo Pagano

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