24 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 24 Giugno 2021 alle 18:55:18

Cronaca News

Confindustria, “Ex Ilva, il rilancio non può attendere”


Salvatore Toma di Confindustria

“Lo Stato intervenga immediatamente. Sappiamo bene che ci sono altri due gradi di giudizio e rispettiamo la magistratura ma non è possibile attendere ancora per rilanciare l’ex Ilva”. Dopo la sentenza che, fra l’altro, dispone la confisca dell’area a caldo, lancia un vero e proprio Sos al Governo Salvatore Toma, responsabile del tavolo per l’internazionalizzazione di Confindustria Puglia e già vice presidente di Confindustria Taranto con delega all’internazionalizzazione.

“Le carenze sono state tante ma chiudere questa realtà industriale di Taranto sarebbe un disastro. Invece, se lo Stato interviene immediatamente, si può cominciare un progetto di rilancio a medio e lungo termine, si può continuare a produrre acciaio rispettando salute e ambiente”. Malgrado il momento delicato e le sentenze che incombono sul Siderurgico, l’esponente di Confindustria è ottimista: “Si può produrre acciaio e incentivare anche turismo, moda, agroalimentare, cultura, consolidamento ed espansione di Università e Politecnico, che devono essere un valore aggiunto dell’economia, non una sostituzione. Mi capita a volte di parlare agli universitari e quando mi chiedono se sia giusto o meno restare dopo gli studi, io -afferma Toma- dico che è un momento importante per rimanere qui perchè ci sono grosse possibilità per fare impresa. Il punto è che bisogna inaugurare un nuovo corso. Ci sono importanti esperienze europee di produzione di acciaio in chiave di sostenibilitá ambientale, con l’avanzamento delle tecnologie perché non possiamo farlo anche noi?”.

Secondo Toma, “ci sono grandi possibilità tanto nel settore moda quanto in altri, ad esempio energie rinnovabili, turismo, cultura, agroalimentare. Da diversi mesi -rivela- vengno contattato da grossi gruppi che vogliono investire nell’area di Taranto e in Puglia per attrezzare delle logistiche. Sono realtà attratte dalla zona franca doganale istituita nel porto di Taranto e dalla Zes che, facendo leva sul porto, abbraccia due vaste aree di Puglia e Basilicata. E questo fa ben sperare”.

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