18 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 18 Giugno 2021 alle 15:55:45

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Fabio Faltoni, una vita tra musica e passione

foto di Fabio Faltoni
Fabio Faltoni

Questa volta voglio presentarvi uno di quegl’artisti sui quali punterei ad occhi chiusi. Forse ha un Palmares meno nutrito di altri, ma cinquantasei anni di musica seguita con passione e costanza, credo possano permettermi di contare sul mio fiuto. Per cui eccovi Fabio Faltoni (nella foto) uno di cui sentirete molto parlare.

Nato e cresciuto in una famiglia di musicisti, a Grosseto, nel 1969, dove il padre suona la tromba, lo zio il sax ed il nonno il clarinetto, fin da piccolino Fabio dimostra una spiccata attitudine per la musica, tanto che all’età di 10 anni inizia a comprare i suoi primi dischi e a maturare un gusto che lo spinge verso la musica dance, ritmata, dinamica, con groove. Inizia così a giocare con i dischi suoi e di suo padre, mettendo sul vecchio giradischi a cinghia un cartoncino che permetteva di far scivolare i vinili. È il suo primo approccio a quello che diventerà il suo grande amore: il dj. E all’età di soli 14 anni, Fabio Faltoni diventa dee jay in un club della sua zona. Da allora sono passati più di 30 anni durante i quali ha continuato a suonare in prestigiosi club e a condividere la consolle con molti dee jay di fama internazionale.

Nel 1985, a Firenze dove vive, conosce una persona che lo influenzerà moltissimo stilisticamente e lo spingerà ad approfondire e amare la black music in tutte le sue sfaccettature: Funk, Soul, R&B, Hip Hop, Jazz e la nuova House Music che piano piano si sta affacciando e che di lì a poco si sarebbe affermata a livello mondiale. Dall’inizio degli anni 90 arrivano le prime produzioni e remix sotto vari pseudonimi (Quark Up, East Anglia) con varie etichette italiane ed internazionali. Si estranea dai mix-sets e produzioni per molti anni, ma il ritorno prepotente della Soulful e Deep House degli ultimi tempi e l’”eruzione” di una passione vera che mai si spegne, lo portano ad iniziare di nuovo a produrre musica e ad avere l’onore di affidare le proprie produzioni ad etichette quali IRMA Records, Plastik People Digital, Rhythm Vibe. A breve, infatti, uscirà il secondo singolo con IRMA Dancefloor intitolato “Get down”, ma sta preparando materiale per nuove future releases.

È tornato a fare produzioni di matrice House, ma con disgressioni quando Deep, quando Funk/Soul, quando Soulful per pura passione ed amore della musica, senza mirare al riscontro commerciale, ponendosi come obiettivo di produrre solo musica che gli piacesse e realizzata con la massima cura, cosa che gli è consentita dalle sue possibilità. Gli chiedo cosa intenda lui per musica di qualità. «Meglio poche uscite – mi dice – ma realizzate con cura, piuttosto che tante uscite, ma meno curate o di livello qualitativo inferiore. Ho sempre ragionato in questi termini riguardo ai miei nuovi brani prodotti: se io trovassi in un negozio di dischi questa traccia, la comprerei? La suonerei in un mio set? Se la risposta è “sì”, allora ho raggiunto il mio scopo».

Nei suoi dj set Fabio ha sempre suonato musica ricercata e raffinata; ha sempre “osato” molto nella dancefloor, cercando di proporre musica non scontata e stereotipata, la solita musica da classifica, cercando di diversificarsi e di crearsi una propria impronta ed identità. Chiedo, allor,a come vede la situazione musicale in Italia e nel mondo. «È sempre stato molto difficile riuscire a proporre musica di un certo livello o musica cosiddetta più “di nicchia” – risponde – specialmente in Italia dove non è mai esistita una “black community” e non c’è mai stata una vera cultura della Black Music. Oggi lo è ancora di più perchè, purtroppo, si sta vivendo un’epoca di impoverimento culturale e di valori in generale, musica inclusa. Oggettivamente la “buona musica” non esiste, perchè la sensibilità ed il gusto sono fattori di fatto fortemente soggettivi: quella che noi riteniamo buona musica è quella musica che ci restituisce delle belle senzazioni o vibrazioni positive, indipendentemente dal genere. Molto è dovuto anche al “salto generazionale”: ad esempio ricordo che quando facevo ascoltare a mio padre la “nuova musica della mia generazione”, storceva il naso dicendo che era robaccia, allo stesso modo in cui adesso io storco il naso quando sento cosa ascoltano i miei figli: ogni generazione ha la propria “colonna sonora”». «Ho sempre sostenuto che i media in generale e le radio in particolare hanno la grossa responsabilità di proporre musica alla massa – continua – all’”ascoltatore medio”, che non ha grosse pretese in fatto di musica ed ascolta passivamente cosa gli viene proposto, finendo per prenderlo per buono.

L’ascoltatore medio, però, non nasce sordo o insensibile, musicalmente parlando: va solamente educato ad un ascolto più di qualità, ed è quà che la grossa responsabilità delle radio si trasforma in grossa “colpa” nel momento in cui il livello qualitativo della musica proposta è scadente, formattato, sempre i soliti 100 brani che girano su tutti i Network, appiattimento e “default”. Al momento i grossi Network hanno il dominio e gli ascolti più grandi, ma le piccole radio, non potendo competere con le grosse, secondo me dovrebbero diversificare le loro proposte, puntando su musica più ricercata e “di livello”, per cercare di catturare quell’ascoltatore più educato musicalmente e che ha più pretese. Per fortuna la bella musica esiste, perchè sempre per fortuna, c’è chi la produce, ma per l’ascoltatore medio che ha come unici punti di riferimento le radio o piattaforme digitali come Spotify e simili, è molto difficile allo stato attuale delle cose andarla a scovare, scoprirla e sviluppare il proprio gusto soggettivo, “educato” da un ascolto di livello qualitativamente migliore. È curioso leggere commenti fatti su YouTube da giovanissimi che scoprono per puro caso ed apprezzano una “perla” di buona musica, perchè lo stesso brano è stato selezionato ed inserito nella colonna sonora di un Videogame»

Fabio, mi elenchi le tue dieci tracce Top?
«Sotto riporto 10 tracce, senza un particolare ordine e non scelte in base alla loro bellezza, che reputo significative per la mia formazione musicale o che hanno dato input o segnato dei punti di “svolta musicale” personal”. Eccole: 1- Funkadelic – Tales Of Kidd Funkadelic; 2- Herbie Hancock – Chameleon; 3- Fred Wesley & The JB’s – Blow Your Head; 4- Kool & The Gang – Soul Vibrations; 5- Incognito – Always There (David Morales 12” Mix); 6- Mr. Fingers – Can You Feel It; 7- Lonnie Liston Smith & The Cosmic Echoes – Expansions; 8- George Benson – On Broadway; 9- Jamiroquai – Too Young To Die; 10- Lou Reed – Walk On The Wild Side».

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