24 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 23 Giugno 2021 alle 20:01:57

Cronaca News

Michele Emiliano: “È inevitabile chiudere l’area a caldo”

foto di Michele Emiliano e Bruno Vespa
Michele Emiliano e Bruno Vespa

MANDURIA – “La chiusura dell’area a caldo del Siderurgico di Taranto è ormai una scelta inevitabile dopo la sentenza. Il futuro della produzione è l’idrogeno”. E’ in sintesi quanto ha affermato il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano intervenuto lunedì 7 giugno a “Forum in masseria”, l’evento organizzato da Bruno Vespa nella Masseria Li Reni, l’antico immobile di sua proprietà nelle campagne di Manduria. Emiliano, rispondendo ad alcune domande sul Siderurgico, di recente passato ad Acciaierie d’Italia, la nuova società costituita da ArcelorMittal Italia e Invitalia, ha detto la sua alla luce della sentenza emessa dalla Corte d’Assise di Taranto lunedì 31 maggio.

“L’ex Ilva col sistema di produzione attuale è impossibile da mantenere. La chiusura dei reparti dell’area a caldo, come già avvenuto a Genova, è ormai una scelta inevitabile, specialmente dopo una sentenza come quella della Corte d’Assise di Taranto che riconosce una strage dolosa, non colposa”. A chi gli ha fatto notare che la fabbrica di Taranto non vivrebbe più senza l’area a caldo, cioè senza altiforni e acciaierie il cuore pulsante dello stabilimento, Emiliano ha risposto: “Non ci credo”. Secondo il governatore, grazie al ritorno dello Stato, ci sono le condizioni per inaugurare un nuovo corso con una produzione green, sostenibile per la salute e l’ambiente dei tarantini. “Abbiamo proposto una nuova tecnologia – ha sostenuto Emiliano – che però deve essere fatta crescere. Anche perchè la cassa integrazione la paga lo Stato, tutto il sistema è a carico dello Stato, se ci sarà la confisca, l’azienda la prenderà lo Stato”.

Per Emiliano, “l’Italia non può fare a meno dell’acciaio e Taranto può essere un polo per l’idrogeno. Noi l’abbiamo già candidata. Questi due elementi, l’idrogeno verde, derivato da elettrolisi – spiega Emiliano entrando negli aspetti tecnici – e quello blu, derivato dal gas, ci consentono di pretendere dall’Unione Europea la protezione delle nostre produzioni green visto che ci sono tanti Paesi che producono col carbon fossile. Il ministro dello Sviluppo Economico Giorgetti – ha fatto notare Emiliano – ha compreso questa impostazione”. Secondo il presidente della Regione Puglia, “pensare che la Magistratura non confischi l’impianto dopo la sentenza della Corte d’Assise è impossibile. E’ l’azienda più odiata della terra – ha aggiunto Emiliano riferendosi all’ex Ilva – è odiata persino dagli stessi lavoratori che sono occupati. Serve quindi chiudere l’area a caldo e nel frattempo si potrebbe operare con i reparti a freddo come fanno a Genova.

Anche perchè quando i tarantini mi dicono perchè non facciamo come a Genova, dove l’area a caldo è stata chiusa, cosa che rispondo?”. La exit strategy possibile che intravvede Emiliano è quella di acquistare “le bramme, lavorare a freddo e cominciare la costruzione dei gruppi elettrici, anche se la tecnologia ora più disponibile e quella a gas. E teniamo presente che i brevetti per decarbonizzare l’ex Ilva sono tutti italiani”. Emiliano, che si è soffermato anche sugli aspetti giudiziari della questione, in un passaggio sulla sentenza di primo grado, ha spezzato una lancia nei confronti del suo predecessore Nichi Vendola. Il governatore pur non esprimendo giudizi di merito, ha riconosciuto che “la Regione Puglia è stata l’unica istituzione che si è contrapposta alle emissioni inquinanti durante la gestione Riva della fabbrica, quella finita sotto accusa. E il presidente della Regione era Vendola”. Ha concluso Emiliano. Vendola, come è noto, è stato condannato a 3 anni e 6 mesi di reclusione per concussione ai danni del direttore generale dell’Arpa Puglia Giorgio Assennato”. E’ finito sotto processo malgrado l’impegno per l’approvazione della legge regionale più restrittiva sui livelli delle emissioni di diossina e altri inquinanti.

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